Attualità di Fra Junipero Serra

dic 1st, 2013 | By | Category: Il Serra nel Mondo

Il 24 novembre del 1713, a Petra, nelle Baleari, nasceva Miguel-Josè Serra y Ferrer: giovane intraprendente, profondamente innamorato della Parola del Signore, a tal punto che a soli 17 anni entrò nell’Ordine dei Frati Francescani Minori prendendo il nome di Padre Ginepro ( Junipero ) Serra, in omaggio ad uno dei primi discepoli di San Francesco.

A 36 anni, dopo avere ricoperto apprezzati incarichi di insegnamento nella filosofia e nella teologia, seguendo il suo intrepido slancio missionario si imbarcò per il Golfo del Messico; viaggiando a dorso di mulo tra Vera Cruz e Città del Messico si ferì gravemente ad una gamba, riportando una piaga che lo afflisse per tutta la vita, ma non gli impedì di percorrere prima tutta la zona del Queretaro, e le impervie boscaglie della Sierra Gorda, quindi tutta la California, computando nella sua vita ben 5.500 miglia di navigazione, e 10.000 chilometri via terra.

Mentre questa infermità permanente sembrava quasi volesse impedirgli fisicamente l’opera di apostolato, Padre Junipero aveva ricevuto il dono di un vigore missionario straordinario, che lasciò una traccia indelebile nella cultura e nella storia americana, a tal punto che lo stato della California lo scelse come suo rappresentante donando una sua statua alla Sala del Congresso di Washington, unico religioso nel sacrario degli Americani illustri.

Attento alle realtà culturali degli indios nativi, di cui in poco tempo apprese la lingua e le usanze, mantenne sempre nella sua azione missionaria, che gli meritò i riconoscimenti di promotore della cultura e protettore degli indios, un approccio rispettoso ma autorevole. Dal 1768 per 16 anni percorse tutta la California, fino al nord di Sonoma, facendo catechismo alle popolazioni locali, portandoli con vigore appassionato al Vangelo, ed organizzandoli in missioni che costruiva fisicamente con l’aiuto degli indios, fondandole come presidi, e che terminavano con la caratteristica torre campanaria che richiamava la gente da lontano. La stessa torre campanaria che, a trecento anni dalla sua nascita, i Serrani di tutto il mondo portano con orgoglio sui distintivi di appartenenza al Serra Club della loro città.

Ricorrenza storica che il Presidente della Fondazione Italiana Beato Junipero Serra, Avv. Emilio Artiglieri, ha voluto commemorare organizzando a Genova un incontro che ha preso lo spunto da tre interventi differenti: ha introdotto lo stesso Avv. Artiglieri, ricordando l’azione di sostegno materiale che la Fondazione da lui presieduta svolge a favore dei seminaristi e dei sacerdoti anziani in difficoltà; quindi ha ricordato come Padre Junipero Serra sia una forte figura di riferimento della missionarietà cattolica; analogamente si è espresso lo stesso Santo Padre, il Papa Francesco, in occasione della cerimonia conclusiva dell’Anno della Fede tenutasi a Piazza San Pietro il 24 novembre. Padre Junipero, ha detto il Presidente Artiglieri, con la realizzazione delle famose missioni californiane de «El Camino Real», contribuì in maniera sostanziale alla promozione dell’autentico sviluppo umano delle popolazioni degli Indios nativi americani dei domini spagnoli, arrivando spesso anche ad ammonire i potenti, nello spirito del Vangelo secondo Giovanni, a non abusare e sfruttare i poveri ed i deboli: nacquero così le missioni che ancora oggi mantengono il loro nome in importanti metropoli americane: San Diego, nel 1769; San Carlos (3 giugno 1770); San Antonio (14 luglio1771); San Gabriel (8 Settembre1771); San Luis Obispo (1 settembre 1772); San Francisco de Asis (8 ottobre1776); San Juan Capistrano (1 novembre 1776); Santa Clara d’Assisi (12 gennaio 1777); San Buenaventura ( 31 marzo 1782), fino alla fondazione di Santa Barbara nel 21 aprile 1782.

L’eredità, morale e concreta, lasciata sul territorio da Padre Junipero Serra fu così grande e duratura che il 27 febbraio 1935, a Seattle, alcuni laici. che nelle pause dal lavoro usavano incontrarsi per discutere dei problemi religiosi del momento, decisero di dare vita ad un movimento che impegnasse i laici in un’azione capillare, nei loro ambienti di lavoro, a sostegno del cattolicesimo nella società moderna.

Si trattò di una intuizione che portò linfa nuova ed importante – nel suo tipico approccio pragmatico segnato dalla formazione spirituale e culturale continua e dall’azione – all’associazionismo cattolico, promuovendone una migliore sinergia con gli ambienti dei professionisti impegnati nelle nostre città.

Come ebbe modo di dire il Card. Giuseppe Siri in occasione di un incontro del 1983 con i Cappellani dei Serra Club dei distretti 70 e 71, si è trattato di “ un aggiornamento di metodo, frutto di nuove esperienze. che fa parte di quella dinamica sempre necessaria nel servizio di ciò che permane come Deposito immutabile datoci da Cristo. Non si tratta infatti di sentirci innovatori o conservatori, ma di essere fedeli, o non, a Cristo. “ Ecco configurarsi allora la quotidiana azione del laico Serrano nella Società, impegnato innanzitutto nella propria formazione spirituale e dottrinale, presupposto indispensabile nella testimonianza della propria vocazione al servizio; quindi attento a promuovere le vocazioni consacrate della Chiesa in tutti gli ambienti. Compito per nulla facile, soprattutto oggi, in cui gli ambienti sociali e culturali stanno subendo sempre più sconvolgenti pressioni.

Per questo, ha affermato il Prof. Giorgio Bregolin, past-Governatore del Distretto 70, diventa prioritario il sostegno ai Sacerdoti nella loro opera pastorale, poiché appare fin troppo evidente la difficoltà quotidiana per gli stessi laici di confrontarsi e muoversi in ambienti e situazioni culturali nuovissimi, spesso distorti e deviati dal rispetto dei più elementari principi etici e di solidarietà umana.

In questa sfida della modernità, che ha assunto ormai una dimensione globale grazie alle nuove tecnologie della comunicazione, spesso appare un paradosso la esigenza sempre più pressante della presenza del sacerdote quale figura di riferimento certa ed affidabile per la comunità e le persone più fragili, garante di una più autentica civiltà umana, e l’ostracismo che taluni ambienti culturali vorrebbero decretargli quale attore di parte, se non perfino nemico da combattere ed isolare a qualsiasi costo.

E proprio sul punto di una più autentica civiltà umana ha preso la parola l’ing. Giovanni Chersola, già Presidente del Club Valbisagno, che nel suo intervento ha voluto riferirsi, avendone fatto tesoro di maturazione personale, alla profonda esperienza che sta facendo presso la Missione in Africa equatoriale delle Suore Somasche Figlie di San Girolamo Emiliani. Da anni l’Ing. Chersola, unitamente alla sua famiglia, presta opera di laico missionario in Africa, e questa sua esperienza lo ha aiutato moltissimo a comprendere meglio la importanza della figura dei Missionari nei confronti delle nuove generazioni che, nel cosiddetto Villaggio globale, cercano di sopravvivere in situazioni sociali ed ambientali terribili.

In questi contesti, in cui esistono solo due condizioni, la vita e la morte, l’annunzio del Vangelo assume una valenza fondamentale, che prevale su qualsiasi altra considerazione intellettuale: il sacerdote in missione porta un messaggio di salvezza spirituale che contestualmente indica ai giovani del Sud del Mondo la via e la verità per una esistenza liberata dalle nuove schiavitù fisiche e culturali.

Oggi più che mai miraggi commerciali di presunta indipendenza culturale totale sono vere e proprie trappole confezionate per questi popoli, soprattutto per le ultime generazioni, per ridurle in una condizione di dipendenza morale ed esistenziale basata su messaggi malefici e brutti, Come il feticcio africano che Giovanni Chersola ha portato al convegno, che ben riassumeva nell’atteggiamento e nelle forme la degradazione a cui qualcuno vorrebbe riportare la Umanità, cercando di allontanarla definitivamente dalla Buona Novella. Questo rischio, ha detto il relatore, è tanto presente ed attuale nei Paesi cosiddetti emergenti come nella vecchia Europa: da qui la stringente attuale necessità della missione dei laici serrani, quale lievito buono della Nuova Società, in accompagnamento ed amicizia fraterna con i nostri Sacerdoti, per la realizzazione concreta del Bene Comune.

Donatella PINDUCCIU

 

 

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