Serra Club di Roma: La Vocazione Sacerdotale Patrimonio della Chiesa.

nov 22nd, 2013 | By | Category: Distretti e Club

Con la Santa Messa celebrata da Mons. Vittorio Formenti in commemorazione dei defunti delle nostre famiglie e nel ricordo dei tanti amici serrani che sono tornati alla casa del Padre – da Vincenzina Pastore, a Carlo Alberto Ciocci, a Mons. Michael Al Jamil e al carissimo Walter Bartolucci, recentemente scomparso e nel cui ricordo ci siamo affettuosamente stretti intorno a Lidia, sua fedele compagna di vita – si è aperta la seconda conviviale del Serra Club di Roma, che ha avuto luogo il 20 novembre presso il Circolo Ufficiali Pio IX. Una Messa per i defunti è una solennità liturgica che riveste sempre un significato particolare per i cristiani perché manifestazione di fede nella speranza che i nostri cari abbiano trovato consolazione nella misericordia di Dio e siano stati accolti a vivere nel suo splendore in attesa della resurrezione. Resurrezione che non deve essere intesa come una seconda vita o un semplice prolungamento di quella presente ma, nel segno del Cristo salito al cielo, rappresentare, invece, la certezza della vita eterna alla quale l’uomo è destinato. Con questa certezza la resurrezione dei defunti non può che essere intesa se non come la presentazione, in anima e corpo, dinanzi a Dio per essere giudicati alla fine dei tempi, perché è proprio con la resurrezione che il corpo e l’anima torneranno a ricongiungersi. E’ una certezza che professiamo anche con la recitazione del “Credo” quando diciamo: “Aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà”, che non è quella di questo mondo ma è proprio la vita eterna alla quale siamo destinati. Di qui l’esigenza e il dovere cristiano di continuare a ricordare e onorare i defunti nell’attesa del giudizio finale.

Una preghiera, al termine della Messa, è stata rivolta anche alla Vergine Maria a intercessione delle vittime dell’alluvione in Sardegna e a sostegno delle tante famiglie che, in questa tragica circostanza, hanno perso i loro beni, frutto di fatica e di lavoro di una vita.

 “La bellezza della vocazione sacerdotale tutta protesa a realizzare la missione della Chiesa” è stato, invece, il testo della conferenza tenuta sempre da Mons. Formenti dopo la celebrazione della Messa.

Il tema della vocazione sacerdotale è uno dei più discussi nei giorni nostri, data la missione affidata ai sacerdoti nel mondo moderno, caratterizzato sempre più da differenti e contrapposte credenze religiose e dall’antagonismo che si è venuto a creare in una società che si richiama spesso a valori di democrazia liberale. La questione vocazionale è però preminente per la Chiesa cattolica perché la figura del sacerdote, in questi tempi di crisi sociale, assume contorni di maggiore spessore in quanto, oltre ad essere strumento di Dio per amministrare i sacramenti e per diffondere l’annuncio evangelico, deve sapere anche insegnare, guidare, santificare e aiutare gli altri a comunicare verso Cristo. Compito non facile perché non basta soltanto amare e servire gli altri: occorre, invece, che il sacerdote sia anche pastore di anime fino a sentire addosso l’odore del suo gregge perché, come afferma Papa Francesco, “il buon sacerdote si riconosce da come viene unto il suo popolo”.

Problema ben noto a Mons. Formenti per la carica che ricopre presso la Segreteria di Stato della Santa Sede di Incaricato dell’Ufficio Centrale di Statistica della Chiesa cattolica, che gli consente di raccogliere e di analizzare i dati riguardanti l’evoluzione delle vocazioni sacerdotali e del cattolicesimo nel mondo, i cui risultati sono riportati nell’Annuario Pontificio.

Un tema bellissimo che richiama alla mente la nostra missione di serrani per l’incremento delle vocazioni al sacerdozio per la Chiesa di Dio, affinché la sua Parola sia conosciuta nel mondo e sia di insegnamento all’umanità nel segno della pace, della giustizia e della fratellanza universale. Compito al quale deve soccorrere anche il laico per “portare la fede” e “per andare incontro agli altri” come chiede e ha sollecitato Papa Francesco.

Partendo dal discorso della fede che, come ci ricorda Benedetto XVI, è organizzato attorno ai quattro elementi fondamentali del Credo, del Pater noster, del Decalogo e dei Sacramenti, Mons. Formenti perviene al concetto di sacerdozio ministeriale, che “per Cristo riveste un carattere particolare di consacrazione in quanto fa del sacerdote un intermediario tra Dio e l’uomo”. Questo poiché “il prete non trae di certo la sua autorità dal consenso degli uomini, ma direttamente da Cristo. Perché il nucleo della vocazione al sacerdozio è la parola evangelica del “non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi”, per cui l’ “io” che dice “ti assolvo” non è quello di una creatura, ma è direttamente l’ “io” di Cristo”.

“Tante volte  – ha continuato Mons. Formenti – mi sono sentito chiedere “perché ti sei fatto prete?”. La domanda ha la stessa valenza del “perché ti sei sposato?”. Se ognuno dovesse pensare al vissuto delle proprie scelte di vita per darne testimonianza agli amici avremmo un patrimonio di valorialità da condividere che ci arricchirebbe comunque. La mia scelta di farmi prete credo sia legata a un contesto familiare di profonda fede, ma anche e soprattutto dalla testimonianza dei sacerdoti che hanno influenzato la mia infanzia. Ricordo la domanda – ero solo un bambino – che posi al curato che incontravo in Chiesa e all’oratorio del mio paese: “Don Gianni, perché lei è sempre contento?”. E la risposta pronta: “Perché sono prete”. Allora giudicai che essere contento riempie e dà un senso alla vita, e anch’io potevo provarci e di fatto ci ho provato. Amo ripetere che, dopo quarantacinque anni della mia consacrazione resto contento come il primo giorno di sacerdozio. E questo nonostante i miei limiti, la mia creaturalità, le mie manchevolezze. Ma una cosa è certa: se nascessi mille volte, altrettante volte rifarei la stessa scelta”.

Ascoltare la parola di Mons. Formenti è, come sempre, musica sacra che ci esalta e ci rigenera. La sua forte testimonianza di fede ci avvicina ancora di più a questo Sacerdote, che la buona sorte ha messo sulla nostra strada e che noi amiamo e al quale noi serrani siamo grati per quanto ha fatto e continua a fare per il Club di Roma, per il Distretto 72 e per il Serra nazionale.

“La circostanza mi offre l’occasione - ha concluso Mons. Formenti – per un grazie rinnovato anche al mio Sodalizio Serra, al quale sono affettivamente legato, se ben ricordo, dal 1992, merito dell’indimenticabile Vincenzina Pastore. Le soddisfazioni, derivate dai nostri incontri mensili, ma anche dal rapporto personale con tutti gli iscritti, sono state tante. Un motivo, per me, per confermare la mia fede di credente e per rinnovare il mio impegno di affiancare tanti laici generosi e meritevoli che zelano le vocazioni al sacerdozio”.

Non è mancata, infine, l’occasione, da parte del Presidente, dott. Doriano Frodi, per ricordare la luminosa figura del Beato Junipero Serra, del quale ricorre, in questo mese, il 300° anniversario della sua nascita (24 novembre 1713).

Divenuto frate francescano dopo avere avvertito il richiamo della vocazione al sacerdozio appena diciottenne, Padre Junipero Serra è stato la sintesi dell’uomo che ha consacrato la sua vita interamente a Dio, per donarsi al servizio della evangelizzazione degli indigeni del Messico e dell’America e per portare il messaggio liberatore di Cristo a coloro che non lo conoscevano.

Per onorare degnamente, come doveroso, l’anniversario della nascita del Beato Junipero Serra, al quale si è ispirato il movimento del quale facciamo parte, la comunità serrana di Roma ha chiuso la conviviale con la preghiera rivolta a Dio che, su iniziativa del Serra International, siamo stati invitati a recitare per la sua canonizzazione, che così conclude: “Noi perciò Ti preghiamo affinché Tu benedica questo coraggioso missionario francescano e Gli conceda l’onore finale della Santità nel Tuo Regno celeste. Questo noi Ti chiediamo nel nome della Santissima Trinità e di Maria, Madre delle vocazioni. Amen”.

 

Cosimo Lasorsa

 

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