Papa Francesco al Quirinale

nov 17th, 2013 | By | Category: Apertura

Al centro delle speranze c’è la famiglia.

 

Impegnarsi con rinnovata convinzione a sostenere la famiglia: è uno dei passaggi forti del discorso che Papa Francesco ha rivolto nella sua visita al Quirinale al presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Pontefice ha messo l’accento sull’importanza della collaborazione tra Chiesa e Stato. Un “segno di amicizia” che conferma “l’eccellente stato delle reciproche relazioni” tra Italia e Santa Sede. Con queste parole, Papa Francesco ha sintetizzato il senso della sua visita al Quirinale.

 

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E rivolgendosi a Giorgio Napolitano ha subito rammentato i suoi “tanti gesti di attenzione” per la sua persona come anche per Benedetto XVI. Al mio predecessore, ha detto il Papa, “desidero rivolgere in questo momento il nostro pensiero e il nostro affetto”. Quindi, ha fatto riferimento alle sue origini italiane: “RendendoLe visita in questo luogo così carico di simboli e di storia, vorrei idealmente bussare alla porta di ogni abitante di questo Paese, dove si trovano le radici della mia famiglia terrena, e offrire a tutti la parola risanatrice e sempre nuova del Vangelo”.

Ripensando ai “momenti salienti nelle relazioni tra lo Stato italiano e la Santa Sede”, Papa Francesco ha ricordato l’inserimento nella Costituzione dei Patti Lateranensi e l’Accordo di revisione del Concordato, di cui a breve ricorrerà il 30.mo anniversario. Qui, ha osservato, abbiamo “il solido quadro di riferimento normativo per uno sviluppo sereno dei rapporti tra Stato e Chiesa in Italia”. Un quadro, ha soggiunto, che “riflette e sostiene la quotidiana collaborazione al servizio della persona umana in vista del bene comune, nella distinzione dei rispettivi ruoli e ambiti d’azione”: “Tante sono le questioni di fronte alle quali le nostre preoccupazioni sono comuni e le risposte possono essere convergenti. Il momento attuale è segnato dalla crisi economica che fatica ad essere superata e che, tra gli effetti più dolorosi, ha quello di una insufficiente disponibilità di lavoro”.

E’ necessario, ha poi avvertito, “moltiplicare gli sforzi per alleviarne le conseguenze e per cogliere ed irrobustire ogni segno di ripresa”: “Il compito primario che spetta alla Chiesa è quello di testimoniare la misericordia di Dio e di incoraggiare generose risposte di solidarietà per aprire a un futuro di speranza; perché là dove cresce la speranza si moltiplicano anche le energie e l’impegno per la costruzione di un ordine sociale e civile più umano e più giusto, ed emergono nuove potenzialità per uno sviluppo sostenibile e sano”.

La Chiesa, ha detto ancora, “mette a disposizione della società le sue energie” e al tempo stesso chiede che la famiglia sia “apprezzata, valorizzata e tutelata”: “Signor Presidente, in questa circostanza mi è caro formulare l’auspicio, sostenuto dalla preghiera, che l’Italia, attingendo dal suo ricco patrimonio di valori civili e spirituali, sappia nuovamente trovare la creatività e la concordia necessarie al suo armonioso sviluppo, a promuovere il bene comune e la dignità di ogni persona, e ad offrire nel consesso internazionale il suo contributo per la pace e la giustizia”.

Napolitano e Bergoglio hanno percorso un tratto del cortile e si sono soffermati a parlare sotto uno dei porticati del Quirinale. Quindi sono entrati nel Palazzo, dove il Papa ha salutato il segretario generale del Quirinale Marra, mentre avveniva l’incontro ufficiale tra le delegazioni italiana, guidata dal premier Letta, e quella vaticana del Vaticano, guidata dal mons.Angelo Becciu, sostituto alla segreteria di Stato. La politica deve “liberarsi dalla piaga della corruzione e dai più meschini particolarismi”. Ha detto il presidente Napolitano. Il messaggio con cui Papa Francesco si rivolge non soltanto ai cattolici ma, come lo stesso Pontefice ha detto, “a tutti gli uomini di buona volontà”, fa “pensare ad un dialogo senza precedenti per ampiezza e profondità tra credenti e non credenti, ad una sorta di simbolico, sconfinato ‘Cortile dei Gentilì”.

Una politica, ha aggiunto il capo dello Stato che è “esposta non solo a fondate critiche” ma anche a “attacchi distruttivi”, e che ha “la drammatica necessità, lo vediamo bene in Italia, di recuperare partecipazione, consenso e rispetto”, scrollandosi di dosso corruzione e particolarismi. “Può riuscirvi solo rinnovando, insieme con la sua articolazione pluralistica, le proprie basi ideali, sociali e culturali” e che sicuramente può “trarre uno stimolo nuovo” proprio dal messaggio di Papa Francesco e dalle sue parole. Con l’inserimento nella Costituzione italiana dei Patti lateranensi e con l’Accordo di revisione del Concordato del 1984 si ha “il solido quadro di riferimento normativo per uno sviluppo sereno dei rapporti tra Stato e Chiesa in Italia, quadro che riflette e sostiene la quotidiana collaborazione al servizio della persona umana in vista del bene comune, nella distinzione dei rispettivi ruoli e ambiti d’azione”.

 

 

Fonte Avvenire

 

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