Sinodo ed exit poll

nov 16th, 2013 | By | Category: Eventi

Sono rimasto colpito da certe reazioni nei confronti del documento preparatorio del prossimo Sinodo con annesso questionario sui temi della famiglia. Qui potete leggere l’articolo che ho pubblicato su «Vatican Insider», vi troverete allegate le 38 domande sulle quali la segreteria generale del Sinodo chiede ci si confronti.

Ho ascoltato e letto diverse obiezioni,molte delle quali focalizzate sull’idea del «sondaggio» e del «sondaggio online» (i vescovi britannici hanno infatti deciso di raccogliere pareri, risposte e proposte anche per va elettronica e da parte di qualunque battezzato senta di poter dire qualcosa). Capisco che viviamo nell’epoca dei sondaggi e degli exit poll, ma sarebbe utile cominciare a chiamare questa iniziativa con il suo nome, «consultazione».

Anche se è una assoluta novità il Sinodo «a tappe», con ben due assemblee di vescovi a distanza l’una dall’altra sullo stesso tema, e con un’ampia consultazione come quella che inizia in questi giorni, la consultazione in quanto tale non rappresenta un fatto inedito nella storia della Chiesa. Papa Pio IX nel febbraio 1849 aveva promosso una consultazione fra tutti i vescovi chiedendo un parere sulla proclamazione del dogma dell’Immacolata concezione di Maria. L’esito della consultazione tra gli episcopati del mondo si era concluso con un plebiscito favorevole: più di nove vescovi su dieci avevano parere positivo (546 sì su 603 risposte pervenute) alla proclamazione, che avvenne nel 1854.

Una consultazione analoga fu promossa quasi un secolo dopo da un’altro Papa Pio, il dodicesimo, che nel maggio 1946, aveva scritto un’enciclica rimasta segreta fino alla proclamazione del dogma dell’Assunzione di Maria con il suo corpo in cielo al momento della morte. L’esito della consultazione era stato plebiscitario: soltanto sei risposte su 1.181 manifestavano qualche riserva.

Non voglio proporre paragoni indebiti, si tratta di consultazioni molto diverse come destinatari e come oggetto. Si dirà: in ogni caso questi due Papi del passato hanno consultato i confratelli vescovi, non la base, non i laici. Verissimo. Ma in quel caso si trattava di proclamare due nuovi dogmi. Mentre nel caso dei prossimi due Sinodi si tratta della famiglia, delle sfide che è chiamata a sostenere, della necessità di una pastorale adeguata alle nuove situazioni, della possibilità di annunciare efficacemente il Vangelo in queste nuove situazioni. Trattandosi di un tema legato alla vita quotidiana dei laici, è normale che anche questi siano protagonisti della consultazione. Inoltre, chi ha la pazienza di leggere con attenzione il questionario, si rende conto che il suo scopo è innanzitutto quello di fornire un quadro dettagliato della situazione: la diffusione delle nuove forme di convivenza, quanto sia avvertita dai battezzati che ne sono a vario titolo coinvolti la situazione di «irregolarità» rispetto all’insegnamento della Chiesa, quanto sia presente la richiesta di accostarsi ai sacramenti, come la Chiesa è presente, come educa, come insegna, come manifesta la propria vicinanza…

I vescovi che si riuniranno nell’ottobre 2014 potranno dunque confrontarsi avendo un quadro dettagliato della situazione nelle diverse aree geografiche del mondo. L’idea che i documento con annesso questionario rappresentino un sondaggio d’opinione e che la Chiesa sia passata dal catechismo all’exit poll, è una pura e semplice deformazione della realtà.

Importante, invece, è ciò che emerge dal documento preparatorio. Vale a dire l’attenzione verso le famiglie ferite, lo spirito di misericordia e di apertura, che riecheggia le parole più volte pronunciate in questi mesi da Papa Francesco. È evidente: il problema delloscisma silenzioso di tantissime famiglie, di tanti uomini e donne impossibilitati di accostarsi ai sacramenti perché divorziati risposati o conviventi, esiste. Non si può far finta che non ci sia, non si può far finta di non avvertirne l’estensione e la drammaticità.

Che la Chiesa s’interroghi su questo a partire anche da un’ampia consultazione comprendente pure i laici – popolo di Dio e Chiesa a pieno titolo – è positivo. È un atto di realismo e di attenzione pastorale. Con buona pace dei fautori del cristianesimo «Law & Order» che hanno già chiuso ogni questione, ogni ferita, ogni domanda, sulla base dell’astratta ripetizione di qualche formula, magari a suo tempo servita per far carriera (anche ecclesiastica). Per loro i Sinodi sulla famiglia sono un’inutile perdita di tempo e il questionario un’iniziativa da deridere.

 

Andrea Tornielli

 

Fonte La Stampa

 

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