Centralità dell’etica nel processo formativo

nov 14th, 2013 | By | Category: Primo Piano

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L'Ammiraglio di Divisione Giuseppe Cavo Dragone nel corso della conferenza

Nella affollatissima sala consiliare della Provincia di Livorno, presenti molte autorità, si è tenuta la conferenza organizzata dal Serra International di Livorno e affidata ad una figura autorevole:  il Comandante dell’Accademia Navale di Livorno dal 2011, Giuseppe Cavo Dragone, molto disponibile a rispondere all’ invito rivoltogli, per dibattere su un tema assai delicato, ma fondamentale per la vita militare e civile. Il Presidente della Provincia, Giorgio Kutufà che ha fatto gli onori di casa, ha espresso il piacere e la soddisfazione di poter ospitare una figura così importante che contribuisce a tenere alto il prestigio della Marina Militare e dell’Accademia Navale.

Il Vescovo Monsignor Giusti, nell’introdurre il convegno, ha sottolineato come la centralità dell’etica sia un titolo interessante che pone diverse questioni, prima di tutto quella di come formare un buon cittadino, tenendo come fondamenti ineludibili i valori della Costituzione i quali delineano un sogno di Patria, di convivenza. Però per poter garantire questo sogno, dobbiamo avere la pazienza di dare luogo ad un processo che deve tenere conto della maggioranza e che faccia maturare le decisioni senza far sorgere censure e intolleranze. Il valore che deve fare da collante è la Costituzione e vanno evitati gli scontri che possono compromettere l’unità nazionale: “ci vuole una attenta conservazione della Costituzione affinché la gente non si senta estranea a casa propria”.

Il Comandante dell’Accademia Navale Cavo Dragone, nel prendere la parola ha voluto ricordare l’espressione del filosofo Emanuele Kant il quale diceva che la sua anima si riempie nel guardare il cielo stellato sopra di lui e nel guardare la legge morale dentro di sé ed entrambe le commenta con la propria coscienza. E’ importante dunque radicare una forte etica della responsabilità per far si che la formazione di ciascun giovane non venga improvvisata e che ci sia una identità di obiettivi fra formatori e formati.

L’esperienza formativa poggia su quattro valori: quelli morali, sulla centralità della persona, sull’esempio e infine l’etica della responsabilità che prepara a quell’autonomia per essere in grado di fare delle scelte. L’etica militare non deve essere vista come sistema chiuso ed autoreferenziale ma pienamente inserito nella società. Bisogna conoscere l’animo dei singoli perché ogni individuo ha in sé “un’infinità di individui viventi” e la metodica nell’osservazione è necessaria per creare un ambiente dove poter comprendere l’individuo. E’ poi fondamentale curare la dimensione dell’essere oltra a quella del fare, cui va unito il processo di autoconoscenza con un aiuto esterno che favorisca la propria individualità e faccia nascere l’autostima. Gli strumenti usati sono; la disciplina l’obbedienza e l’esempio.

La disciplina, elemento assai delicato nel processo formativo, non deve essere vista come pura coercizione e pressione perché ha come punto di arrivo l’autodisciplina. Cosa non facile all’inizio da comprendere perché la provenienza dalla famiglia che abitua alla negoziazione, viene a contatto con delle regole più severe e quindi nel soggetto, deve nascere la fiducia nel superiore e considerare la disciplina non come un coacervo di regole, ma come elemento che porta ad una autodisciplina che sviluppa un progresso nella personalità che si sente libera, equilibrata e matura. Lo sport infine è un altro aspetto molto importante perché sviluppa il carattere e la resistenza alle frustrazioni. Alla conclusione dell’intervento, il Comandante ha voluto ricordare una frase dell’Ammiraglio Birindelli scritta nel libro “Vita da marinaio”: “l’Accademia Navale facendoti lavorare fino alla stanchezza estrema ti allena alla fatica; facendoti sudare duramente per ogni obiettivo da conquistare, ti fa conoscere la soddisfazione di raggiungerlo; insegnandoti a superare da solo ogni ostacolo, ti da fiducia in te stesso; ponendoti dei traguardi sempre più lontani ti insegna che solo il cielo è il limite delle tue possibilità.”

 Monica Cuzzocrea

 

Breve intervista all’Ammiraglio

Ogni anno molti giovani fanno richiesta per entrare in Accademia. Quali sono le motivazioni alla base di questa scelta?

E’ indubbio che fin da sempre la Marina nell’immaginario di un giovane ha esercitato ed esercita un fascino notevole, legato principalmente al fatto che offre la possibilità di viaggiare e visitare molti luoghi e poi perché molte sono le specialità all’interno che offrono molti sbocchi. Un altro aspetto che viene visto con molto favore è l’alta tecnologia, i macchinari e i sistemi più complessi. Ultimamente vi è stato un cambiamento che è comune a tutte le Forze Armate per cui non viene più ricercato solo l’aspetto bellico, ma il guardare alle missioni di pace in sinergia con le forze civili. Dedicando poi uno sguardo speciale all’entrata delle donne nella Marina, oltre a sottolineare come siano le performances e le motivazioni equivalenti a quelle maschili, esse hanno una maggiore capacità di tenere più a contatto con la realtà esterna creando una osmosi positiva ed inoltre hanno portato una ventata di grazia!

L’ equilibrio psico-fisico è quanto mai indispensabile per portare a termine gli anni di preparazione. Come e in che misura vi preoccupate dell’ aspetto spirituale?

Le strutture militari hanno ovunque dei cappellani militari e hanno anche delle cappelle in tutti i reparti dove chi vuole può partecipare alla S. Messa. Anche all’interno dell’Accademia Navale c’è la cappella nella quale molti giovani vanno a pregare. La lontananza dalla famiglia e la solitudine, spingono molti giovani a recarvisi in preghiera e a prendere parte alle liturgie avendo oltretutto a disposizione il cappellano 24 ore su 24 che li aiuta anche dal punto di vista psicologico.

In questi anni caratterizzati dalle innovazioni e dalla globalizzazione, quali ambiti hanno subito maggiormente dei cambiamenti e verso quale “orizzonte” pensate che sia doveroso guardare?

Alla fine degli anni ’70, nei primi dieci anni della mia carriera, vivevamo in modo molto forte la contrapposizione tra i due blocchi Est-Ovest. Dopo la caduta del muro di Berlino, la difesa aveva come impegno primario quello di guardare in special modo al subdolo e purtroppo l’infausto evento dell’11 Settembre ce lo ha dimostrato segnando una pagina molto triste della storia. Attualmente l’impegno va in due direzioni: per le calamità naturali e per le missioni di pace. Inoltre molti studiano Diritto Internazionale per gli impegni con le ONG e per le operazioni in Afghanistan insieme al volontariato civile.

Monica Cuzzocrea

 

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