“Vuoi prendere tu…. “

nov 8th, 2013 | By | Category: Primo Piano

Cambia la formula del matrimonio.

Che sia in Comune o in Chiesa, qualcosa cambierà. La parificazione tra figli legittimi e naturali già avviata con una legge approvata alla fine allo scorso anno porterà come conseguenza anche una modifica al rituale con cui si celebrano i matrimoni. Non avverrà da subito perché prima bisognerà attendere l’approvazione definitiva del provvedimento che attua la legge del 2012. 

I tempi, però, non sono così lunghi. Infatti entro il 6 novembre arriveranno i pareri del Parlamento sul decreto legislativo varato dal Governo. Poi quando il testo sarà definitivo (e sarà necessario un passaggio finale in Consiglio dei ministri) bisognerà attendere 30 giorni dopo la pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale». Insomma, molto probabilmente chi si sposerà dal prossimo anno si sentirà pronunciare dal sindaco (o da un suo delegato) oppure dal sacerdote un riferimento diverso quando si tratterà di indicare agli sposi i loro futuri diritti e doveri.

Già perché a prescindere dal rito scelto, chi si sposa dice sì al partner anche dopo aver sentito pronunciare dal celebrante gli articoli 143, 144 e 147 del Codice civile. Ed è proprio su uno di questi tre articoli che il decreto attuativo, nel ridisegnare complessivamente il panorama delle regole e delle leggi su famiglia all’insegna dell’equiparazione, apporta delle novità. E non senza una maggiore cripticità, visto che prevede il rinvio a un ulteriore articolo. Ma andiamo con ordine. Oggi l’articolo 147 del Codice civile (intitolato «Doveri verso i figli») recita testualmente così:«Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli»

Il testo del nuovo articolo – almeno stando alla versione attuale che però potrebbe essere ulteriormente modificata – invece diventerà questo:  «Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni, secondo quanto previsto dall’articolo 315-bis»

Ora siccome non tutti sono giuristi o hanno quotidianamente a che fare con il Codice civile, diventa lecito chiedersi se sia il caso o meno di aggiungere anche questo nuovo articolo nella formula da pronunciare. Al di là dell’oscurità delle norme che è un fenomeno strutturale della legislazione italiana, c’è da considerare un altro aspetto: l’articolo 315-bis è stato introdotto proprio dalla legge sulla parificazione dei figli. E tra l’altro è un articolo non da poco perché stabilisce i diritti e i doveri dei figli: «Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni.

Il figlio ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti.

Il figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici, e anche di età inferiore ove capace di discernimento, ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano.

Il figlio deve rispettare i genitori e deve contribuire, in relazione alle proprie capacità, alle proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia finché convive con essa».

Forse sarà il caso di pensarci a pronunciare anche quello. D’altronde due minuti in più in cerimonie che spesso diventano fiume e durano giornate intere potrebbe servire a ricordare anche cosa significa diventare padre e madre.

Giovanni Parente

 

fonte ilsole24ore

 

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