In breve dall’oriente

nov 3rd, 2013 | By | Category: Eventi

Malaysia – Vicina la sentenza sull’uso del termine “Allah” per i cristiani: in ballo la libertà religiosa

Kuala Lumpur – E’ previsto il verdetto della Corte di Appello di Kuala Lumpur sul ricorso presentato dal governo malaysiano contro la sentenza di primo grado, emessa nel 2009, sul caso dell’uso del termine “Allah” per i cristiani. Nel processo di quattro anni fa, conclusosi davanti un tribunale di prima istanza, la Chiesa cattolica, come editore del settimanale cattolico “Herald”, aveva visto riconosciuta la legittima possibilità di usare la parola “Allah” per indicare “Dio” nei suoi riti e nelle pubblicazioni in lingua malaysiana. Infatti la parola “Allah” è usata da secoli dai cristiani nella lingua locale, il “Bahasha Malaysia”, in cui non esiste altro termine equipollente. Secondo alcuni membri dell’esecutivo e secondo alcuni leader religiosi islamici, il termine sarebbe invece appannaggio esclusivo dei musulmani.

Alla vigilia della sentenza, i cristiani rivendicano tale diritto, affermando che un divieto “violerebbe l’accordo costituzionale del 1963, fondativi della Malaysia, che garantisce il diritto inalienabile alla libertà religiosa per i non musulmani”, afferma una nota inviata a Fides dalla “Associazione delle Chiese a Sarawak”, provincia della Malaysia. “Una limitazione del genere trasformerebbe in criminali 1,6 milioni di cristiani che vivono nelle province di Sabah e Sarawak (che utilizzano la lingua bahasha Malaysia per il culto,ndr)”, spiega Bolly Lapok, presidente dell’Associazione.

“Questi fedeli – aggiunge – costituiscono i due terzi dei cristiani malaysiani e nella loro lingua madre, si riferiscono a Dio come Allah”. Mons. Thomas Zeni , presidente del “Consiglio delle Chiese” a Sabah, rimarca: “Con il massimo rispetto per le autorità dello stato – siano il potere esecutivo, legislativo o giudiziario – chiediamo che non si lasci che il fanatismo religioso, il razzismo e l’estremismo avvelenino la nostra nazione malaysiana”. Dopo la sentenza del 2009, fra le Chiese cristiane e il governo fu sottoscritto, nel 2011, un accordo in 10 punti che consente la stampa, l’importazione e la distribuzione della Bibbia “Alkitab”, come è chiamata quella in lingua malaysiana, che contiene il termine “Allah”, specificando che si tratta di “pubblicazione riservata ai cristiani”. (Agenzia Fides)

GERMANIA – Profughi siriani nell’abbazia benedettina di Weingarten

L’Abbazia benedettina di Weingarten, nel Baden-Wuerttemberg (Germania sudoccidentale), potrebbe presto accogliere i profughi siriani: come riferito all’Agenzia Fides, la proposta è stata lanciata da Mons. Gebhard Fürst, Vescovo di Rottenburg, diocesi dove si trova l’abbazia, in risposta all’appello diffuso alcuni giorni fa da Papa Francesco. Lo storico monastero benedettino è attualmente vuoto e la Chiesa locale potrebbe dedicare temporaneamente la struttura all’accoglienza dei profughi. L’abbazia sorge sulla collina dedicata a San Martino che – ha ricordato iL Vescovo – è venerato come patrono dei mendicanti , dei prigionieri e dei profughi e di ogni uomo che è nel bisogno. Mons. Fuerst ha sottolineato che il concetto di solidarietà oggi si è ampliato fino alla “condivisione di uno spazio vitale”. Oggi “dobbiamo preoccuparci di persone che hanno perso tutto, che sono traumatizzate e che hanno bisogno di cura”, ha detto il Vescovo , richiam ando anche l’impegno delle istituzioni. Per don Ekkehard Schmid, parroco della parrocchia di San Martino, adiacente al monastero “il progetto del Vescovo è un ottimo suggerimento”. Ben presto il convento – che resterebbe da attrezzare per l’accoglienza – potrebbe accogliere un numero limitato di profughi, destinato ad aumentare nel futuro. (Agenzia Fides)

MALAYSIA – Il governo: la sentenza su “Allah” si applica solo all’Herald, non alla Bibbia e alla liturgia

Kuala Lumpur– Il divieto di uso della parola “Allah” vale solo per il settimanale cattolico Herald, e non per altre pubblicazioni cristiane o per la Bibbia in lingua malese, chiamata “Al-kitab”, ampiamente usata negli stati di Sabah e Sarawak: lo ha specificato il vice ministro degli Interni malaysiano, Wan Junaidi Tuanku Jaafar. Come appreso da Fides, è in corso nel paese un vivace dibattito pubblico sulla sentenza della Corte di Appello che alcuni giorni fa ha proibito al settimanale l’uso del termine “Allah” per riferirsi a Dio. Leader politici e religiosi, insieme a intellettuali e membri della società civile, stanno cercando di spiegare il verdetto alla cittadinanza, per evitare che gruppi radicali possano darne una interpretazione restrittiva, fomentando conflitti o attacchi ai cristiani. Le comunità cristiane di diverse confessioni, infatti, come reso noto dai Vescovi, continueranno a usare il termine “Allah” per il culto e nella bibbia. In una nota giunta a Fides, ieri la “Federazione Cristiana della Malaysia” (CFM) aveva messo in guardia dal pericolo che il divieto di uso della parola “Allah” potesse avere “implicazioni di vasta portata e interessare tutte le pubblicazioni cristiane stampate nella lingua locale, il bahasa”. Questo, infatti, è proprio quanto chiedono apertamente gli attivisti musulmani del gruppo “Perkasa” che hanno invocato l’estensione del divieto a “tutte le chiese e alle pubblicazioni cristiane di Sabah e Sarawak”. Un appello a “comprendere la sentenza e a non strumentalizzarla” è giunto anche dalla “Associazioni degli avvocati musulmani malesi”. Il Presidente Zainur Rijal Abu Bakar ha confermato che “la sentenza riguarda solo la pubblicazione del settimanale Herald, e niente oltre questo”. Sarebbe un grave fraintendimento, prosegue l’Associazione in un comunicato inviato a Fides, “ritenere che la decisione della Corte ponga il divieto generale di usare la parola Allah a qualsiasi cittadino non musulmano in Malaysia”. (Agenzia Fides)

IRAN – Cristiani condannati a 80 frustate per aver bevuto vino eucaristico

Rasht – Un tribunale nella città iraniana di Rasht ha condannato quattro membri della “Chiesa dell’Iran”, denominazione cristiana protestante, a 80 frustate ciascuno per aver bevuto vino della comunione durante una liturgia cristiana. Come appreso da Fides il verdetto è stato emesso il 20 ottobre e i quattro cristiani, tutti cittadini iraniani, hanno 10 giorni per fare ricorso. Come riferisce a Fides l’Ong “Christian Solidarity Worldwide” (CSW), la sentenza è motivata dal “consumo di alcol” e dal “possesso di una antenna satellitare”. Secondo fonti di Fides, il provvedimento fa parte del giro di vite sulle cosiddette “chiese domestiche” che non sono autorizzate né tollerate, e contro le comunità che celebrano il culto in lingua persiana. In una dichiarazione inviata a Fides, Mervyn Thomas, direttore esecutivo di CSW, afferma: “Le pene inflitte a questi membri della Chiesa dell’Iran criminalizzano il sacramento cristiano della comunione nella Cena del Signore e costituiscono una violazione inaccettabile del diritto di praticare la fede liberamente e pacificamente. Sollecitiamo le autorità iraniane ad assicurare che le procedure legali della nazione non contraddicano il suo obbligo internazionale a garantire il pieno godimento della libertà di religione o di credo”.

Ieri, 23 ottobre, una clamorosa manifestazione per la libertà religiosa si è svolta davanti al famigerato carcere di Evin, a Teheran. Come appreso da Fides, il Pastore cristiano americano Eddie Romero La Puente ha inscenato una protesta per chiedere il rilascio di cinque cristiani detenuti per motivi di coscienza: Farshid Fathi, Pastore cristiano iraniano; Saeed Abedini, cittadino iraniano naturalizzato americano che aveva avviato un orfanotrofio a Teheran; Mostafa Bordbar, attivista cristiano; Alireza Seyyedian, membro di una delle chiese domestiche; Mohammed Ali Dadkhah, eminente avvocato di Teheran, difensore e promotore dei diritti umani. Il Pastore Eddie Romero La Puente è stato subito arrestato ed espulso dal paese. (Agenzia Fides)

SIRIA – Rogo di libri cristiani a Raqqa

Raqqa – I miliziani dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIL), la fazione quaedista che in diverse regioni della Siria ha monopolizzato l’insurrezione armata contro il regime di Damasco, nei giorni scorsi hanno organizzato un rogo di Bibbie e libri cristiani davanti alla chiesa greco-cattolica di Nostra Signora dell’Annunciazione a Raqqa, la città siriana da mesi sotto controllo delle milizie anti-Assad. A fornire informazioni all’Agenzia Fides intorno all’azione intimidatoria è una nota dell’agenzia curda indipendente “AraNews”, nota per le sue posizioni critiche nei confronti del regime siriano e in contatto con attivisti e informatori che da Raqqa hanno fatto filtrare la notizia tramite i social network.

La regione di Raqqa è stata teatro di scontri tra l’esercito di Assad e le milizie dell’opposizione nel marzo scorso. Dopo il ritiro dell’esercito governativo, sono iniziati gli scontri interni allo schieramento anti-regime tra i battaglioni dell’Esercito Libero Siriano e i gruppi quaedisti dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, che hanno avuto la meglio. Lo scopo dichiarato di questa fazione è la creazione di un califfato islamista nelle aree cadute sotto il proprio controllo. A tale scopo, le popolazioni civili vengono sottoposte a campagne di indottrinamento e fanatizzazione a base di ideologia jiahdista. Già lo scorso settembre diversi video circolati online avevano documentato le azioni vandaliche compiute contro le due chiese della città di Raqqa dai militanti dell’ISIL, con la distruzione di croci, statue e immagini sacre.

A Raqqa, alla fine di luglio, è stato rapito il gesuita romano Paolo Dall’Oglio. Come ricostruito dall’Agenzia Fides (26/8/2013) i principali indiziati del rapimento di padre Paolo sono proprio gli affiliati all’ISIL. (Agenzia Fides).

 

Comments are closed.