Una vita come una spiga piena e matura

ott 29th, 2013 | By | Category: Primo Piano

“Una vita compiuta è come una spiga colma, matura. Quando il grano è maturo, si miete. La mietitura è una festa. E la morte, più che la fine, è da considerare il compimento”.

Mi sono chiesta chi avesse scritto questa affermazione laica, ma densa di spiritualità, sono andata alla ricerca dell’autore e, con mio autentico stupore, ho appreso che era stata scritta dal sacerdote don Emilio Gandolfo, parroco di Vernazza, il gioiello delle Cinque Terre, in Liguria, torturato ed ucciso il 3 dicembre 1999.

L’autopsia rivelò che il parroco era stato selvaggiamente picchiato per più di un’ora poiché aveva le costole ed un femore rotti, ed il corpo ridotto miseramente. Le indagini si rivelarono subito complesse, poiché fu evidente che non si trattava di una rapina, non essendo stati rubati né i soldi, né gli oggetti sacri di valore.

Don Emilio aveva ottant’anni, ligure di nascita, era stato professore per molti anni a Roma e a Palermo, negli anni ’70 consulente ecclesiastico dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede. Dopo aver soggiornato a Gerusalemme, era tornato a fare il parroco in Liguria, continuando i suoi studi teologici, in particolare su San Gregorio Magno, di cui viene considerato conoscitore profondo.  Sulla scia di questi studi, aveva intuito che le immigrazioni sono un elemento strutturale della storia: le cosiddette invasioni barbariche furono l’avvento in Europa di “popoli nuovi” che venivano a rinverdire un occidente esausto. 

Un fenomeno che oggi si ripete con le continue immigrazioni africane, nella nostra contemporaneità “popoli nuovi”. Dopo un periodo di dimenticanza, le indagini sul mistero della sua morte sono riprese, anche a seguito dell’intervento del programma “Chi l’ha visto” e sono tuttora in corso. Mi sono appassionata tanto a questo caso che mi sto dedicando ad altre ricerche, soprattutto per capire perché la morte tragica di un prete abbia avuto così scarsa eco, anche in considerazione del valore culturale di don Emilio, da tutti stimato per  la sua  personalità di spicco.

Il senso della citazione è chiaro, la metafora della spiga matura comprensibile tanto che non necessita di commenti, perché disegna come in un affresco la Verità evangelica della vita come attesa del premio Eterno, la contemplazione del volto di Gesù.

In questi prossimi giorni, in cui faremo memoria  dei nostri cari passati a miglior vita, ci sia di conforto il convincimento che la vita oltre la vita è una promessa di felicità, che il filo del legame continua con la preghiera ed il ricordo che altro non è che “riportare nel cuore” chi ci manca fisicamente: “ e mi sovvien l’eterno e le morte stagioni e la presente e viva e  il suon di lei”.

Maria Luisa Coppola

 

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