Convegno European Vocation Service

ott 24th, 2013 | By | Category: Il Serra nel Mondo

Sembra doveroso condividere in qualche modo un’esperienza di Chiesa che dovrebbe riscuotere profondo interesse da parte di ogni battezzato.

Per introdurre l’avvenimento è utile presentare l’Istituzione che ogni anno si fa promotrice di un convegno internazionale sulle tematiche vocazionali: l’EVS (European Vocation Service) cioè la Commissione Europea per le Vocazioni, patrocinata dalla Conferenza Episcopale Europea. Al tradizionale Convegno annuale di luglio sono invitati mediamente una quarantina di persone, in grandissima prevalenza sacerdoti, responsabili della pastorale vocazionale del proprio paese. Da qualche anno (Ungheria 2010, Austria 2011 e Roma 2013) portano il contributo del loro interesse verso questo fondamentale aspetto della vita ecclesiale anche una coppia di coniugi serrani, laici ammessi ad ascoltare e a dibattere relazioni di elevato spessore pastorale, teologico e formativo, focalizzate sulla attenzione per i chiamati alla vita consacrata. Ciò avviene in un clima di grande familiarità e confidenza perché i partecipanti sono in maggioranza i medesimi da alcuni anni, uniti nella preghiera comunitaria e nel proficuo scambio di riflessioni. Molti hanno compiuto corsi di perfezionamento accademico in qualche pontificia università in Roma, per cui l’italiano è l’idioma più comunemente utilizzato; ma anche l’inglese e il francese hanno rilevanti spazi e poi esistono nicchie per il tedesco e lo spagnolo.

Per dare maggiore concretezza alla presentazione e facilitare la comprensione di quanto avvenuto, può essere proficuo rivisitare sinteticamente il programma svolto. Naturalmente in questa sede non è possibile riportare in modo esauriente quanto è stato esposto in tre giornate di confronto, ma può essere sufficientemente rappresentativo citare qualche intervento e qualche relatore per delineare l’avvenimento almeno nei suoi momenti più significativi e per stimolare l’attenzione e la riflessione del lettore.

Il tema attorno al quale sviluppare concetti e orientamenti era estremamente suggestivo e inequivocabile: ”Il presbitero, testimone gioioso di fecondità vocazionale”.

Già nel saluto iniziale di Mons. Cantoni, Vescovo di Crema e nuovo presidente della EVS, veniva evidenziato il tema cruciale della programmata discussione, cioè “il discernimento intorno alla qualità della vita del presbitero, condizione essenziale perché egli sia un testimone gioioso di una vita piena e bella nel ministero ordinato, degna di essere presa in considerazione da parte dei giovani di oggi”. Dopo un forte richiamo alla fecondità della preghiera, per sottolineare il primato di Dio, il Presule invitava a considerare alcune importanti caratteristiche del sacerdote “fecondo”: gratitudine per il dono ricevuto, ricchezza in umanità, pienezza di carità pastorale. Contemporaneamente, con realistico atteggiamento di pastore responsabile, affermava come in molti sacerdoti siano rintracciabili sentimenti di aridità, di stanchezza spirituale, di amarezza e di delusione e come la soluzione possa identificarsi nell’affiancare questi sacerdoti nello sforzo di raggiungere “maturità umana, spirituale e pastorale”.

Don Nico Dal Molin

Il saluto di Mons. Nico Dal Molin, direttore dell’UNPV della CEI, entusiasta organizzatore di questo Convegno e noto anche ai serrani di Rovigo per essere stato relatore in uno degli incontri dello scorso anno, si è fondato sul richiamo al “Credo del Popolo di Dio” di Papa Paolo VI, alla “Speranza fondata sulla Fede”di Papa Benedetto XVI, all’esortazione ancora di Paolo VI a “ritornare alle sorgenti della gioia di essere cristiani”.

La dotta relazione del biblista Prof. Estrada ha ancorato il naturale atteggiamento gioioso del cristiano alle sorgenti più profonde della nostra Fede, cioè alla Parola rivelata, ricordando i numerosi passi e brani delle Sacre Scritture nei quali gioia e chiamata sono strettamente correlate l’una all’altra.

Interessanti sono apparse le comunicazioni delle personali esperienze pastorali di tre giovani consacrati.

Don Roberto Ferranti, direttore del Centro Nazionale per le Vocazioni in Albania, fidei donum della diocesi di Brescia a questa rediviva chiesa, martire per molti decenni di una spieta-ta dittatura atea, che sta faticosamente percorrendo un cammino di risurrezione e di promozione spirituale nel contesto di una società divenuta indifferente e addirittura ostile a proposte di scelte radicali.

Molto articolata e ricca di iniziative pastorali riservate ai giovani è apparsa l’azione della Chiesa slovacca, qui rappresentata da suor Zuzana, che bene ha espresso il fermento spirituale di una nazione che pure sta affrontando una società postcomunista tra le insidie del secolarismo, del consumismo e dell’individualismo.

Meno drammatica è la situazione della Chiesa spagnola, delineata da Padre Pueyo, che può contare su forti tradizioni religiose, su risorse organizzative di buon livello, sulla continuità operativa vocazionale malgrado una sempre infida deriva laicista che attrae e coinvolge la gioventù contemporanea.

Con la sua relazione il giovane Mons. Remery, vicesegretario generale della Conferenza Episcopale Europea, dalla singolare personalità cosmopolita, vivace comunicatore poliglotta, ha voluto ricordare, fra i molti altri concetti, che la vocazione al sacerdozio è sì facilitata dalla testimonianza gioiosa dei sacerdoti, ma affonda le sue radici anche nella famiglia di origine, nella vita parrocchiale, nell’associazionismo cattolico, nei grandi eventi per la gioventù, tutti potenziali tasselli di un forte orientamento ad un sereno discernimento.

Numerosi altri interventi hanno arricchito il Convegno nelle discussioni, nei lavori di gruppo, nelle conversazioni personali durante le pause e durante le celebrazioni eucaristiche con le profonde omelie di S. E. Mons. Crociata, di S. E. Mons. Apicella, del Cardinale Piacenza, passando dalle fondamentali enunciazioni dottrinali alle proposte di prassi efficace e fruttuosa.

Mons. Francis Bonnici

Non vi è stato timore di operare una impietosa e scrupolosa rassegna dei molti fenomeni antropologici (denatalità, edonismo, scetticismo, devalorizzazione, eclissi del dono di sé, rinvio di una scelta definitiva, graduale emarginazione del sacerdote nella vita sociale, giudizio negativo sul celibato) che alla fin fine determinano una minore accettazione della proposta vocazionale o addirittura l’abbandono o una doppia vita sacerdotale, malgrado la formazione del clero in Europa sia ritenuta di buon livello.

Sono stati dunque apertamente passati in rassegna progetti e difficoltà, entusiasmi e delusioni, analisi e strategie, cercando di ricavare dalle altrui esperienze utili indicazioni operative, non celando l’amarezza per i fallimenti, ma rimanendo saldi e comunque fiduciosi nella cura scrupolosa dei germi vocazionali.

La esemplare riflessione conclusiva di S. E. Mons. Cantoni ha magistralmente delineato l’ideale, non utopico, profilo del sacerdote pienamente realizzato. In sintesi egli ha ricordato che, se all’autenticità dell’ispirazione e alla rigorosa coerenza del comportamento, si somma quel permanente atteggiamento di “profeta della gioia cristiana”, il consacrato può divenire un modello prezioso per il giovane nella risposta alla chiamata vocazionale.

In tale contesto di ampia disanima è emersa ancora una volta in tutta la sua importanza la responsabilità dei laici nell’affiancare i pastori della propria comunità parrocchiale e diocesana; ciò deve avvenire in modo discreto e rispettoso, nei limiti culturali delle proprie competenze, ma nel desiderio di una totale collaborazione per il bene della Chiesa. E’ pertanto pienamente auspicabile e atteso che anche i serrani abbiano una non marginale funzione di fraterno sostegno ai sacerdoti, specie nelle parrocchie intese come luoghi di naturale riferimento delle comunità, ove provocare e agevolare processi favorevoli allo sviluppo della sensibilità vocazionale dei giovani.

Gino Cappellozza

 

 

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