Pregare per le vocazioni è un respiro per il mondo

ott 16th, 2013 | By | Category: Pastorale Vocazionale

L’enorme importanza della Preghiera per le vocazioni

Un’immagine della sera dell’elezione di Papa Francesco resterà più delle altre nella memoria collettiva: l’inchino con cui si è affidato alla preghiera dei fedeli prima di impartire la benedizione. Un gesto coerente con il suo essere pastore, seguito dal silenzio di centomila persone. Qualche giorno prima, nella stessa piazza, Benedetto XVI, spiegando le ragioni della rinunzia al pontificato aveva detto: “Il cuore della Chiesa non è dove si progetta, si amministra, si governa, ma è dove si prega”. L’invito del nuovo papa alla centralità del dialogo con Dio e la decisione del papa emerito di “salire sul monte” per farsi preghiera sono in controcorrenza rispetto all’abitudine di molti di identificare la Chiesa quasi esclusivamente con il suo aspetto istituzionale, relegando alla nozione di Chiesa invisibile tutti gli elementi che non possono essere ricondotti alla sua struttura esteriore.

Che altro la Chiesa è se non intercessione presso Dio per gli uomini? Anche il dinamismo orante dei fedeli, che in vari modi ha accompagnato il Conclave, e i giorni che lo hanno preceduto e seguito, è stato un riflesso della genuina comunicazione tra il piano umano e quello divino della Chiesa. Concepire la preghiera come servizio agli altri nell’epoca dell’individualismo esasperato, che porta a vivere la fede come un’opzione personale, può anche destare meraviglia, ma della preghiera non si può prescindere, essendo l’atto più connaturale all’uomo, “la chiave che apre la porta del mattino e chiude la porta della sera”, come la chiamava il Mahatma Gandhi. Non c’è civiltà, non c’è popolo, non c’è cultura, né età della storia, in cui l’uomo non abbia pregato, ora privilegiando il sentimento, ora la ragione, ora la meditazione. Il giapponese Kenzaburo Oe, premio Nobel per la letteratura, proponeva la preghiera come antidoto alla crisi epocale, sostenendo che prima di essere un’esperienza religiosa è un risveglio del mondo interiore. E il filosofo danese Kierkegaard scriveva “Perché io respiro? Perché altrimenti morrei. Così è la preghiera”.

La crescente aridità spirituale non impedisce oggi alla preghiera di esprimersi sia nelle forme tradizionali, come ha fatto Papa Francesco fin dal suo primo apparire dalla Loggia della Basilica di San Pietro, sia attraverso gli strumenti tipici del terzo millennio, quali i social network, che costituiscono un terreno fertilissimo per gli assetati di spiritualità. Attraverso di essi è possibile, per esempio, chiedere agli amici di pregare per una persona che sta male e sostenerla in un momento di difficoltà. “Ci si sente davvero confortati sapendo che qualcuno sta pregando per te, anche se non ti conosce”, dice Giovanna, un’universitaria di ventidue anni, e il suo amico Arturo aggiunge: “Giro con le cuffiette, ho messo in formato MP3 i Salmi; sono straordinari, mi piace ascoltarli quando sono sull’autobus o nella metropolitana”. Tablet e smartphone forniscono contenuti multimediali che vanno dalla liturgia delle ore, al rosario, ai fumetti a soggetto sacro, mentre in Rete si può scegliere tra centinaia di video contenenti immagini e parole rivolte a Dio, come quelle di Roberto Bignoli: “Scrutami o Dio che conosci il mio cuore”.

Anche in canzoni e in film capita d’imbattersi nella preghiera. Il più delle volte si tratta di invocazioni urlate e di metafore sul senso della vita. Per esempio la preghiera dei giovani liceali protagonisti del film Mai più come prima di Giacomo Campiotti punta in alto, sulle cime dei monti, dietro il volo di un’aquila. Nel film Il villaggio di cartone di Ermanno Olmi la preghiera si trasforma in amore per il prossimo; un prete spiritualmente inaridito e deluso ritrova la vita interiore nel contatto con i disperati. Nell’amore sta il cuore della preghiera, la quale è tanto più fruttuosa quanto più è autentica, come quella per le vocazioni che la Chiesa chiede ai fedeli da 50 anni, ogni IV domenica di Pasqua. Nel libro che raccoglie i 50 Messaggi Pontifici per questa Giornata mondiale, appena pubblicato dall’Editrice Rogate, si riferisce di un intervento correttivo di Paolo VI sull’allora Congregazione per i Seminari perché la Giornata si chiamasse “di Preghiera” e non genericamente “delle Vocazioni”.

 

Vito Magno

 

 

fonte Avvenire

 

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