Credo e azione

ott 16th, 2013 | By | Category: Eventi

Il messaggio cristiano insegna e riverbera cio’ che Gesu’ ci ha lasciato, un messaggio di trasformazione personale e universale. Un Credo impartito per la prima volta in un tempo che non perdonava i peccatori e condannava i malati ad una solitudine stentata, dove il varco consentito ad una vita inserita nel contesto sociale era l’obbedienza a regole immutate e l’esercizio di carità codificate.

L’apertura delle braccia ai bisognosi e ai peccatori per salvarne l’anima, fu forse vissuta dalle moltitudini che seguivano Gesu’ come una straordinaria misericordia, di cui un barlume rivelava il mistero salvifico; nella verità compresa poi, l’indicatore evangelico di una componente essenziale del viatico per la salvezza dell’anima

Un sentire del cristiano per il quale Pierpaolo Pasolini scrisse una poesia di inattese parole: “ Cristo ferito, sangue di viole, pietà degli occhi chiari dei Cristiani… “.

La pietà non ci permette di scegliere il salvato; è esigente e totale, non esclude nulla di cio’ che è stato creato, uomini, natura, animali, questi ultimi meritevoli di una dignità sempre rimandata. E’ la consapevolezza dell’anima che Francois Mauriac tratteggia coraggiosamente in Vita di Gesu’, riferendoci un episodio di cronaca del suo tempo: “ Quel giovane assassino del Viale Mozart, trascinato sul marciapiede in mezzo alla folla urlante per la ricostruzione del suo delitto, quando una donna gli sputo’ in faccia, subito prese l’apparenza del Cristo. Dopo ch’egli ebbe sofferto e fu morto, gli uomini non sono stati meno crudeli, né ci è stato meno sangue versato, ma le vittime sono state ricreate una seconda volta a immagine e somiglianza di Dio; anche senza saperlo, anche senza volerlo “.

Occorre compiere con pace e forza l’esperienza che ci è data, anche se l’avvicendarsi dei giorni presenta necessità e problemi che rischiano di velare la nitidezza del percorso, difficoltà che richiedono una capacità di analisi che sappia relegarle ad un reale ruolo di contingenza, senza perdere di vista le linee portanti di una vita vera, in uno spirito sempre rinnovato. Nella certezza di una speranza immutata che le generazioni piu’ mature, nella loro responsabilità, devono trasmettere insistentemente ai giovani.

Giovani che vivono tra le altre, la difficoltà della mancanza di lavoro, un problema antico di dignità e sussistenza, che il Papa ha rimarcato nel suo messaggio al popolo sardo.

Giuseppe Verdi scriveva nel 1878 all’amico Piroli : “ Nelle grandi città anche nelle piu’ ricche come Genova, Milano, ecc.ecc. il commercio è diminuito d’assai: i fallimenti frequentissimi e quindi mancanza di lavoro. Nelle piccole nostre città come Parma, Piacenza, Cremona, il proprietario non ha denari e se ne ha qualche poco lo tiene ben stretto in tasca perché ha paura dell’avvenire: e cosi’ troppo aggravato di contribuzioni fa i lavori piu’ grossi ed i piu’ strettamente necessari, non dà lavoro ai giornalieri, il fondo peggiora ed intanto la ricchezza pubblica decresce. Se voi vedeste, mio caro Piroli, da noi quanti poveri e fra questi quanti giovani robusti, che domandano lavoro e non trovandolo domandano la carità di un tozzo di pane! “. ( Verdi, di Gustavo Marchesi, pagg. 66/67 ).

La nostra aspirazione è realizzare un intreccio forte tra preghiera e azione, tra l’ispirazione cristiana e l’operare che ne deriva. E’ ciò che cerchiamo di imparare quando preghiamo, tentando di viverne il momento con l’ intensità che i due contadini del quadro di Millet mostrano: quel momento raccolto di pace, tesoro di un’umile vita, pausa spirituale che chiude la fatica di un giorno e prepara quella che seguirà domani. Un atteggiamento che ci ricorda certi momenti di profonda serenità che Papa Roncalli ci ha donato, insieme alla sua semplicità ed alle sue intuizioni. Uomo di umili origini e di esperienza di vita, in pace e in guerra. Il servizio prestato da cappellano militare negli ospedali della Grande Guerra gli farà scrivere queste parole: “ Ringrazio il Signore di essere stato sergente e cappellano militare nella Prima Guerra Mondiale. Quello del cappellano militare è un ministero profondamente umano e di amore per gli uomini, esercitando il quale in mezzo ai soldati che combattono, il sacerdote diviene la testimonianza vivente dei piu’ alti valori morali e degli ideali religiosi “. ( Renzo Allegri, Il Papa buono, Mondatori ).

Allegri scrive ancora: Spesso, dopo aver chiuso gli occhi a un giovane soldato, piegava la testa su quel corpo esanime e piangeva in silenzio.

Lo stesso Papa che nell’improvvisato discorso dalla finestra, disse: “ Continuiamo a volerci bene. Guardiamoci cosi’, nell’incontro, per cogliere quello che unisce, tralasciando quello che ci puo’ tenere disuniti. Ritornando a casa, date una carezza ai vostri figli e dite loro che è la carezza del Papa “.

Espressioni di sapienza e amore da parte del Papa che ha cambiato il mondo, che siamo obbligati a fare nostri in un’unione indissolubile, che riesca a far parlare nei diversi momenti l’una e l’altro nel solco infallibile dell’illuminazione dello Spirito.

Lo stesso Spirito di cui ha parlato il Papa nell’incontro con gli scrittori gesuiti di Civiltà Cattolica ( O. R. del 15-06-2013, art. “ Uomini di frontiera “ ): “ Le grandi domande spirituali oggi sono piu’ vive che mai, ma c’è bisogno di qualcuno che le interpreti e le capisca. Con intelligenza umile e aperta cercate e trovate Dio in tutte le cose, come scriveva S. Ignazio. Dio è all’opera nella vita di ogni uomo e nella cultura: lo Spirito soffia dove vuole. Cercate di scoprire cio’ che Dio ha operato e come proseguirà la sua opera “.

Possiamo umilmente provare a scoprirlo e perseguirlo anche noi, ogni giorno, ogni ora.

 

Marco Creatini

 

 

 

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