Perché così pochi in Seminario?

set 14th, 2013 | By | Category: La Voce del Seminario

 

Questa è una domanda che mi sento rivolgere molte volte come Rettore. Perché? È un bel problema rispondere in quattro e quattr’otto, ma ci provo. Anzitutto: la vocazione è un dono di Dio e non la si compra al Buonmercato a prezzi scontati. Se è un dono, allora ci deve essere qualcuno che l’accoglie oppure qualcuno che umilmente lo chiede. Ecco qui il primo grosso problema: occorre avere un desiderio nell’intelligenza e nel cuore da chiedere nella preghiera e nel sacramento. È quello che facciamo in Seminario nell’Adorazione, ogni secondo mercoledì del mese. Mi è capitato di incontrare giovani che certamente hanno sentito il “vieni e seguimi” da parte di Cristo, ma poi la famiglia, la ragazza, un’idea astratta del diventare preti o l’attrattiva di questo mondo hanno avuto la meglio e se ne sono andati via tristi (come è capitato al giovane ricco del Vangelo). Altri, che pur non essendo chiamati pretendono di diventare preti a tutti i costi; questi sono i casi più difficili da trattare. Gesù ha convocato solamente alcuni a restare con lui: qualcuno, che voleva seguirlo lo ha rimandato dai suoi di casa per una missione diversa e il giovane ricco, che invece era stato chiamato, rifiutò. Ma la vocazione dove sboccia? Ognuno ha la sua strada, ma normalmente occorre un terreno comunitario: la famiglia, la parrocchia, l’oratorio, il gruppo giovanile, il movimento; insomma un luogo dove l’annuncio cristiano o meglio la persona di Gesù sia chiaramente e con decisione fatta incontrare e così il giovane conosca bene Chi deve seguire e per Chi dare la propria vita. Il seme senza il terreno adatto, e continuamente coltivato, non attecchisce. Occorre un luogo dove il giovane respiri l’amore per la Chiesa come comunione di persone, ma così come é oggi e non cresca in un clima di sospetto dove c’è sempre da contestare l’esistente, sognando una Chiesa su misura dei propri gusti. Il clima di dubbio sulla Chiesa mortifica la nascente vocazione. Occorre incontrare un prete che sia contento di esserlo e, vivendo nella certezza del suo sacerdozio, lo trasmetta al giovane senza “se” e senza “ma”. Il resto lo fa il Signore, ma da parte nostra occorre non intralciare il germinare del dono della vocazione.

 

Don Willy Volonté, Rettore del Seminario Diocesano di Lugano

 

Gennaio 2013

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