La missione serrana accanto alla Chiesa. Ciacci: “No alla clericalizzazione del club e no all’autoreferenzialità”

set 13th, 2013 | By | Category: Apertura

Nel giorno del Santissimo Nome di Maria, da Siena, il Presidente Nazionale di Serra Italia Avv. Antonio Ciacci manda un messaggio ai vertici del Serra ma anche a tutti i Serrani, che pubblichiamo in occasione della ricorrenza annuale di S. Giovanni Crisostomo, il Vescovo della storia “Bocca d’oro” di cui ci si impegna, da laici, a seguire le orme, proferire ed agire in maniera essenziale, uniti in Cristo e in Maria Madre di tutte le Vocazioni.

Il messaggio del Presidente nazionale del Serra International, l’unico movimento laico nel mondo ed in questo caso Settore Italia ad occuparsi di sostegno alle vocazioni sacerdotali, rappresenta anche il testo, nelle sue linee sostanziali, della relazione che Antonio Ciacci pronuncerà il sede di Cnis a Casale Monferrato nella riunione del Consiglio Nazionale Italiano del 20-21-22 settembre 2013.

Il discorso annuncia anche il tema del prossimo ed atteso Consiglio Nazionale di Serra Italia che ha luogo a Bologna 30-31-1 giugno 2014 sul tema: “La bellezza della Fede nel mondo governato dall’economia: una Vocazione per la vera crescita”.  V.N.

 

Seguono le parole di Ciacci ai Serrani:

 

“Carissimi – scrive il Presidente di Serra International Italia – all’inizio del nuovo anno sociale, 2013-2014, desidero prima di tutto esprimere un sentito ringraziamento per il rinnovato impegno di tutti Voi a favore del nostro amato movimento, certo che proseguirete con entusiasmo il cammino intrapreso al servizio dei nostri ideali e delle finalità del nostro Club. L’anno appena trascorso ha riservato, all’intera Chiesa ed a tutto il mondo, novità clamorose: un Papa che si dimette dando a tutti una straordinaria lezione di umiltà, un Papa sudamericano che parla il linguaggio semplice del Vangelo, sforzandosi di applicarlo “sine glossa” come il Santo di cui porta il nome, un rinnovato interesse del mondo laico e laicista per la Chiesa e la sua capacità di mettersi al centro della storia non con i solenni proclami programmatici, raramente attuati, dei politici, ma volgendo l’occhio e l’orecchio all’Eterno. Questo atteggiamento di ascolto richiama l’incipit del Comandamenti: Ascolta Israele! Ecco, tutti, da subito, impariamo ad ascoltare, confidando nel Signore piuttosto che nelle nostre capacità e dall’ascolto passiamo all’azione, diretta concreta, costante, cambiando effettivamente le nostre vite, testimoniando con le opere la nostra Fede: avremo in cambio il centuplo, sarà bello e rivoluzionario. Il tema del prossimo Congresso (Bologna, Hotel Savoia, 30, 31 maggio e 1 giugno 2014) sarà: “La bellezza della Fede nel mondo governato dall’economia: una Vocazione per la vera crescita”;  la Fede, infatti, è bella e feconda, cambia il modo, soltanto se vissuta fino in fondo, portata, da ciascuno nel proprio stato, alle estreme conseguenze, al di fuori e al di sopra di ogni ritualismo. Possano essere questi i sentimenti che ci animeranno nell’anno sociale che inizia. Venendo più allo specifico voglio, piuttosto che formulare i consueti solleciti o suggerire pedestri (per quanto fondamentali) indicazioni, proporvi una riflessione su quelli che, secondo me, sono i rischi che il Serra corre in questo particolare momento.

Noto, infatti, una progressiva clericalizzazione del Club; beninteso, siamo al servizio della Chiesa e a favore delle Vocazioni, non possiamo essere che a fianco dei Vescovi, dei Sacerdoti, delle Religiose, dei Religiosi. Dobbiamo esserlo, però, secondo le peculiari modalità che vollero i nostri fondatori: obbedienti alla gerarchia  ma autonomi, pronti a sovvenire alle necessità ma vagliando criticamente ogni richiesta, solidali con le persone consacrate ma pronti a suggerire la correzione se li vediamo sbagliare, vicini ai Vescovi ma senza piaggeria, assidui nella Preghiera ma infaticabili nell’azione, attenti ai temi religiosi ma capaci di trasfonderli nella realtà della nostra vita lavorativa, fermi nella difesa dei principi ma capaci di dialogare apertamente con chi la pensa diversamente. Il tutto con il nostro stile, conviviale e gioioso, considerandoci persone non limitate ma espanse dalla Fede. Bene, quindi, che nei Club si lavori con e per i Seminaristi, i Sacerdoti, i Vescovi, che si partecipi agli eventi cruciali nelle Chiese locali, ma non trascuriamo mai di marcare la differenze che rendono il nostro servizio diverso e per questo appropriato.  Non siamo una milizia del Clero, ma laici adulti e consapevoli che, ogni giorno, concretamente, informalmente, appoggiano e favoriscono coloro che sono stati chiamati  al sacerdozio e alla vita consacrata soprattutto diffondendo, nel mondo che frequentiamo, opinioni e culture favorevoli alla risposta di totale dedizione al Signore. Solo in questo quadro potremo continuare ad avere una ragione per esistere, altrimenti diventeremo uno dei tanti gruppi che si moltiplicano giusto per cercare vanamente una loro identità e non serviremo agli scopi per i quali il nostro movimento è nato ed ha lungamente prosperato. Quello che ho appena detto mi induce a sottolineare un’altra pericolosa tendenza alla quale dobbiamo sottrarci: l’autoreferenzialità.

Forse non ce ne accorgiamo, ma molte delle nostre discussioni, delle nostre prese di posizione, delle nostre iniziative, non rispondono che a logiche interne al Club, spesso legate a disdicevoli personalismi e destinate a produrre i loro effetti solo all’interno dei nostri gruppi. Ce la cantiamo, ce la suoniamo e ce la balliamo e pensiamo così di aver terminato il nostro compitino. Riflettiamo su questi aspetti e guardiamo con umiltà dentro noi stessi; non diamoci troppa importanza, operiamo positivamente e possiamo essere riconosciuti, come i primi cristiani, per quanto ci amiamo, non per quanto ci contrapponiamo, finendo così per riprodurre meccanismi deteriori comuni (ed è un male) nel mondo del lavoro e delle relazioni sociali, ma contrari ai principi cristiani.

Vorrei, infine, che, quando durante questo nostro Consiglio, parleremo di forum, proposte programmatiche, formazione, incarichi, avessimo chiaro prima di tutto che, come cristiani, siamo tenuti alla carità, alla misericordia, alla comunione, alla fraternità; non diciamo “Padre nostro” perché la formula è quella, se chiamiamo Dio Padre vuol dire che in lui siamo tutti fratelli. Ed essere fratelli in Cristo non è uno slogan suggestivo, ma ci rende partecipi di un progetto di vita che impone scelte coraggiose e coerenti in tutto quello che facciamo.

Vedrete allora che le nostre discussioni non ci divideranno, ma ci uniranno nella ricerca del Vero e del Bene e che le nostre povere azioni produrranno frutti rigogliosi.

Buon lavoro, quindi, e che il Signore ci assista. Un caro abbraccio ad ognuno”.

Antonio Ciacci

 

 

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