Gloria e pietà

ago 23rd, 2013 | By | Category: Mondo Cattolico

 

Maria è la Madonna dell’Assunzione, l’immagine gloriosa che Tiziano ha mirabilmente ritratto nel cielo dorato di S. Maria Gloriosa dei Frari, rappresentazione di uno dei grandi trionfi perla cristianità. Edè la Madre della Dormizione, la delicata parola che il mondo orientale ha adottato per il Transito. Eppure è nei momenti di dolore, nelle prove difficili, che il suo nome di Madre giunge subitaneo, per la richiesta di una grazia o di un sostegno. La Madonna della pietà, la Donna mai disgiunta dal Figlio.

La Madre dell’annuncio dell’Angelo fino alla drammatica apparizione nell’Apocalisse, “Un sogno grandioso apparve nel Cielo: una donna ammantata di sole, con la luna sotto ai suoi piedi e sul capo una corona di stelle.” La stessa donna dell’umiltà gloriosa del Magnificat, di cui I. Biffi scrive: “Sa di essere povera se guarda se stessa e di presentare unicamente ricchezze ricevute” ( Il si’ che diventa offerta di sé, Osservatore Romano del 14 Agosto 2013 ).

Una umiltà di cui parla Paolo VI, nel documento sul culto mariano del 1974. “Maria è della nostra stirpe, vera figlia di Eva benché esente dalla colpa di questa madre e vera nostra sorella, la quale ha condiviso pienamente, umile e povera, la nostra condizione”. Una condizione di semplicità che Mauriac immagina nella casa del falegname di Nazareth, descrivendola cosi’: “E nondimeno, come tutte le botteghe di questo basso mondo, a una data ora anche quella si oscurava. La porta e la finestra si chiudevano sulla strada. E tre creature rimanevano sole nella camera, intorno ad una tavola ove del pane era posato. Un uomo di nome Giuseppe, una donna di nome Maria, un ragazzo di nome Jeshu. Più tardi, quando Giuseppe ebbe lasciato questo mondo, il figlio e la madre rimasero l’uno in faccia all’altra in attesa”. In attesa di quegli anni a venire che segneranno l’umanità, di cui Maria custodisce il segreto.

Giovanni Paolo II, il 17 Agosto 1994: “Ti presenti in questo giorno come nuova creatura, che, ai piedi della Croce, quando sembrava che trionfasse la morte, hai creduto nell’adempimento delle parole del Signore ( Lc.1,45 ) ed hai raccolto la premessa della resurrezione”.

In quella cortina umana che protegge il corpo offeso del Figlio appeso alla Croce, Maria ha il suo posto. La mite creatura offre alla pietà il dono della sua purezza incontaminata, che offrirà di nuovo  per noi, infinite volte. Da quel giorno, per ogni giorno a venire, una Madre non mancherà più accanto a chi soffre e muore, anche in solitudini disperate. Ci sarà sempre, umana e trascendente, la sostenitrice dei suoi figli, quella Consolatrice che Laurentin descrive, parlando di Lourdes: “No, non è tramite il peccato che si comprendono i peccatori, ma con l’amore ela misericordia. Quiesplode la portata positiva dell’Immacolata Concezione. La Vergine è Colei nella quale nessun peccato ha rimpicciolito l’amore”.

La portatrice di una pietà di valore assoluto, una pietà totale priva dei dubbi e delle analisi umane che generano incertezza. E’ il valore dell’esempio mariano, che insieme alla via maestra del Vangelo, conduce la mente a cedere il passo all’anima. Non c’è amore, non c’è solidarietà, non c’è magnanimità, non c’è generosità, non c’è fratellanza né perdono, senzala pietà. E’ quanto cediamo di noi per essere migliori, è la sbilanciata equità dei caritatevoli.

Ancora René Laurentin, in Lourdes, “Povertà, preghiera, penitenza (nel senso pieno di conversione): con queste tre parole chiave il lato pratico del messaggio di Lourdes è acquisito. Ci riporta ai preamboli stessi del Vangelo, alla predicazione di Giovanni Battista, al battesimo di penitenza, al sermone della montagna che comincia con queste parole, Beati i poveri e propone il nuovo statuto della preghiera e della conversione. Si tratta proprio di un ritorno alle fonti nel loro sgorgare. Questo invito è venuto all’ora opportuna nel mezzo del XIX secolo, perché questa epoca segna la fine di un mondo invecchiato e bisognoso di rinnovamento e il punto di partenza di un mondo nuovo, il cui sviluppo si situa in margine e spesso contro il Vangelo”.

E di seguito: “ Il denaro diviene la legge tentacolare dell’attività umana, la misura della gerarchia sociale, dell’influenza – talvolta anche della capacità elettorale – e perfino della reputazione e della moralità borghesi”.

Forse, uno dei peccati più tristi contro i semplici, se il peccato è soprattutto inganno, è quello di aver confuso le moltitudini nella brama di inutili avidità, quando il loro bisogno parlava invece di promozione umana e ricerca di valori spirituali.

Per Maria, cui vorremo sempre riferirci, faremo nostro lo stemma episcopale del Totus Tuum che Giovanni Paolo II scelse a suo tempo, con il significato e l’impegno che tutto questo richiede. Sarà il modello e la guida per le nostre intenzioni e le nostre preghiere, nella gratitudine di un colloquio che ci è stato concesso, per la nostra vita e per il nostro futuro.

 Marco Creatini

 

 

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