Amore e carità.

ago 9th, 2013 | By | Category: Eventi

Vogliamo parlare di carità, con un cenno particolare al meritorio operato dei Fatebenefratelli, nati nell’alveo di quel rinnovamento che la Chiesa decise nel XII e XIII secolo con la creazione degli Ordini Mendicanti, primi tra essi  Domenicani e  Francescani.

I Fatebenefratelli nascono piu’ tardi, nel XVI secolo, ad opera di un laico, Giovanni Ciudad, che diverrà S.Giovanni di Dio. Portoghese, è in Spagna nel 1503, all’età di 8 anni. Vive una vita avventurosa, prima come militare e poi come venditore di libri. Nel 1539 a Granada, ascolta una predica di S.Giovanni d’Avila, dalla quale viene folgorato. Mostra in seguito comportamenti di fervore estremo forse non compresi e viene ricoverato come malato mentale. Dimesso, si dedica all’attività di assistenza ai malati e ai poveri, per la profonda pietà destata in lui dall’inumano trattamento ricevuto dagli ammalati.

Apre il primo ospedale a Granada nel 1539. Giovanni non è ancora un religioso; lo diverrà lo stesso anno col nome col quale il popolo lo conosce, Giovanni di Dio. L’Ordine Ospedaliero da lui fondato conta ad oggi 400 opere assistenziali nei cinque continenti, rappresentato primariamente a Roma dall’Ospedale di S.Giovanni Calibita, sull’Isola Tiberina. Il nome Fatebenefratelli deriva dalla frase che Giovanni ripeteva questuando per le vie di Granada: “ Fate bene a voi stessi, fratelli, per amor di Dio “. Un altro di quegli ardimentosi pacificati, che insieme ai miti di cuore, fanno la gloria della Chiesa.

Vogliamo evidenziare il concetto di sanità che i Fatebenefratelli esprimono: “La Famiglia Ospedalieraha il compito di essere profeta di speranza, di dignità del sofferente, di amore, che viene spento dalla tecnica e dalle leggi del mercato che hanno penetrato il mondo della sanità e dell’assistenza”. Ed ancora  “ …dovremo dare un’assistenza che consideri tutte le dimensioni della persona umana, fisica, psichica, sociale e spirituale. Soltanto un’attenzione che consideri tutte queste dimensioni, almeno come criterio di lavoro e come obiettivo da raggiungere, potrà considerarsi come assistenza integrale “.

Si tratta di concetti connessi all’ambiente ospedaliero, che declamano tuttavia con chiarezza la carità che ha connotato le radici e l’opera degli Ordini Mendicanti. La stessa carità che un esercito di sacerdoti, laici, religiosi e religiose dei diversi ordini esercitano ogni giorno, nelle istituzioni o per le strade di un mondo in mutazione, intriso di  nuove contraddizioni e aumentate difficoltà. E’ per loro ancor piu’ imperativo agire nell’amore che il Vangelo trasmette, nel segno delle parole rassicuranti che Gesu’ ci ha consegnato: “ Non fatevi turbare dai tempi ”, il paterno viatico con cui si attraversano i secoli. La carità rappresenta, per uomini troppo spesso doloranti, l’unica luce riconoscibile nel buio e la sola, anelata ancora di salvezza.

Ci è caro citare una delle parabole piu’ amate e suggestive del Vangelo, dove amore e coraggio campeggiano mescolandosi: la parabola del buon Samaritano. “Vide ed ebbe compassione…”; in  poche parole è descritto il moto dell’animo che connoterà l’agire del viandante pietoso. Sappiamo anche, dalla narrazione che segue, del ricovero  del ferito in una locanda e della successiva offerta di denaro affinché ci si prenda cura di lui. Una generosità protratta e disinteressata da parte dell’uomo di Samaria, incurante anche dell’attesa di una possibile gratitudine. E’ un comportamento di amore espresso da un personaggio che indoviniamo fermo e gentile, identificato in  un’alta rappresentazione della solidarietà umana.

La medesima disposizione ispirata dalla spiritualità, ha caratterizzato l’operato degli Ordini Mendicanti, un operato che l’amore e la sapienza hanno reso umile, pertinace ed efficace. Insieme alla capacità di ricevere e rendere con fraternità e delicatezza, di per sé autentico messaggio.

Ogni volta che un uomo dona ad un altro uomo gli trasmette una insperata dignità e l’attimo in cui due mani si toccano è il compiersi rapido di un gesto semplice, ma in grado di cambiare un’anima e un destino; nell’attimo dell’obolo versato, quando gli occhi del misero si sollevano verso il donatore, puo’ manifestarsi il beneficio di una inaspettata e duplice misericordia.

L’esempio di carità sublime che il Vangelo ci presenta costantemente è l’amore di Gesu’ per i discepoli, quei semplici che dall’amara notte del Sinedrio Egli non rivedrà piu’, se non Giovanni. Li rivedrà dopo risorto, fino a quel rinnovato gesto di amore che li trasformerà per sempre in messaggeri della parola divina. E’ quest’ultimo gesto che completerà il loro ciclo di consacrati, chiudendo quel cerchio iniziato con  “ Venite e vedete “. Misteriosa promessa che tre anni straordinari si incaricheranno di realizzare, per la missione di una vita che il sacrificio  suggellerà.

E per nostra consolazione la storia della religione presenta esempi luminosi di personalità capaci di ispirare ogni generazione, grazie a cio’ che una sola parola riassume, una parola forse negletta che la superficialità del vivere  illumina in una luce ridotta; una parola capace di indicarci il percorso ideale in maniera fulminea e risolutiva, un regalo formidabile che chiede in cambio soltanto l’umiltà:  Imitazione.

Contiene in se’ tutto quello che dovremmo essere, tutto quello che vorremmo essere. E’ uno dei privilegi donati dalla fede, un tracciato chiaro che è al contempo indicazione di cammino e certezza della meta, nell’aderenza semplice alla testimonianza di una vita.

E’ un dono che rende piu’ facile realizzare nella sua interezza il compito di cristiani, di cui è parte fondamentale l’esercizio della carità, sia che si realizzi nella costanza di un impegno o nel ripetersi di un’azione saltuaria. E’ il compiersi di un gesto che non si esaurisce nella sua esecuzione, ma costituisce il rinnovarsi di una testimonianza, in una collana di piccole pietà per guadagnate sopravvivenze e opere insperate.

Maria, Madre delle vocazioni, proteggici.

 

Marco Creatini

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