Sacerdoti e vescovi sono servitori, non ricerchino onori: così il Pontefice nella Messa a Sumarè

lug 25th, 2013 | By | Category: Eventi

Per un giorno, la cappella grande del Centro di spiritualità e incontri di Sumaré ha sostituito l’ormai celebre cappella di Casa Santa Marta. Alle 7.30, ora di Rio, il Papa ha celebrato la Messa davanti a 300 persone. Invitati tutti i seminaristi di Rio de Janeiro dei Seminari Maggiore, Propedeutico e Redemptoris Mater, accompagnati dai loro formatori. All’omelia, il Papa è tornato sul contrasto tra l’umiltà richiesta all’uomo di fede e la debolezza che talvolta spinge a ricercare, anche nella Chiesa, carriera e prestigio.
La tentazione di barare con se stessi si annida anche in tanti cristiani. La tentazione è quella di credersi migliori di ciò che si è, anche davanti a Dio, anche se una certa scelta di vita imporrebbe uno stile di umiltà. Nello sviluppare la sua meditazione, Papa Francesco collega le due letture della Messa, che celebra la solennità dell’Apostolo Giacomo. La prima è il brano della lettera nella quale Paolo scrive ai cristiani di Corinto affermando: “Abbiamo un tesoro in vasi di creta”. Il tesoro, spiega Papa Francesco, “è la rivelazione di Dio in Gesù Cristo” che Paolo cerca di spiegare sottolineando la “tensione” che esiste “tra la grandezza del regalo” e la “bassezza di chi lo riceve”. Ovvero, la natura umana, fragile vaso di creta in cui Dio ha riversato un indicibile “Mistero”:

“E per tutti noi, consacrati, religiosi, sacerdoti, vescovi, questo è un denominatore comune: abbiamo ricevuto un regalo e tutti siamo vasi di creta. Il problema è come portare avanti questa tensione: sempre perde l’equilibrio. Lungo la storia della Chiesa appaiono uomini e donne che ricevono il dono, sanno che sono di creta, ma nell’arco della vita si entusiasmano in modo tale che si dimenticano di essere di creta o si dimenticano che il dono è un dono grande. Allora questa tensione perde l’equilibrio che ci fa tanto bene”.

Paolo, osserva Papa Francesco, è schietto nel definirsi un vaso di creta rispetto al dono ricevuto. Ma noi, domanda il Papa, “ci ricordiamo che siamo di creta?”. “La tentazione, prosegue, sta nel truccare il vaso di creta: dipingerlo, abbellirlo” e così “cominciamo ad ingannare noi stessi e a credere” di essere di “una categoria superiore”. È un po’ ciò che accade a Giacomo e Giovanni nell’episodio citato dal Vangelo di oggi, nel quale la madre dei due Apostoli chiede per loro che siedano alla destra e alla sinistra di Gesù, nel suo Regno. “Sono entrati, commenta Papa Francesco,  in quel gioco mondano di dimenticare che siamo di creta e di voler avere un certo prestigio, una certa autorità nel gruppo dei dodici”:

“La Chiesa ha sofferto molto e soffre molto ogni volta che uno dei chiamati a ricevere il tesoro in vaso di creta accumula tesoro, si dedica a cambiare la natura della creta e crede di essere migliore, di non essere più di creta. Siamo di creta fino alla fine, da questo non ci salva nessuno. Ci salva Gesù a modo suo, ma non alla maniera umana del prestigio, delle apparenze, di avere dei posti rilevanti. Qui nasce il carrierismo nella Chiesa che fa tanto male. I capi delle nazioni, dice Gesù, dominano i loro popoli, li sottomettono, li comandano. Tra voi non deve essere così: voi siete servitori. Voi siete per servire. Vaso di creta e grandezza di Gesù”.

La prova per capire se si sta truccando il vaso o meno è semplice, indica con molta chiarezza Papa Francesco. È il modo in cui ci si confessa davanti al sacerdote. “Ci sono, dice, molte maniere di confessarsi. Ti confessi intellettualizzando le tue cose in generale? Ti confessi cambiando il confessore, quando c’è qualche peccato di cui ti potresti vergognare? Lì hai già dimenticato che sei di creta. O ti confessi bene?”:

“Come sapere, dunque, che continuo ad essere di creta? Chiediti come ti confessi e lì saprai se hai coscienza che sei di creta o che hai cominciato a dipingere il vaso, perché appaia diversamente. E come so che il grande dono è Gesù? Perché faccio apostolato, perché lo servo? Sì, tutto questo, ma è ingannevole. Adori, sai adorare Gesù o gli chiedi cose? Lo ringrazi, lo lodi, ma arrivi all’adorazione di Gesù? La preghiera di adorazione è la pietra di paragone per sapere che ancora crediamo che Gesù è il grande regalo”.

“Chiedo alla Vergine, è la preghiera finale di Papa Francesco, che custodisca in tutti noi ambedue le cose”. Non chiedendo “che trasformi la creta in metallo”: che “sia creta fino alla fine”, ma “che noi sappiamo che è creta” e, insieme, “la grazia di adorare Gesù”.

Fonte: www.vatican.va

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