Palma, il Vangelo della vita

lug 19th, 2013 | By | Category: Primo Piano

La scelta di Palma di Maiorca quale sede per i lavori della 71ma Convention del Serra International è stata sicuramente felice perché ha consentito ai serrani di tutto il mondo di vivere una singolare coincidenza, e di incrociare due coordinate spazio-temporali, accostandosi alla figura dell’umile grande beato Junipero nella sua terra e in un momento particolarmente significativo, vale a dire nell’anno del compimento dei tre secoli dalla sua nascita, avvenuta, come a noi tutti è ben noto, il 24 di novembre del 1713.

Dalla maggiore delle Baleari il fraticello Junipero Serra era partito alla volta del nuovo mondo per la sua imponente missione evangelizzatrice, e non aveva potuto più farvi ritorno; ma è stato davvero importante che nell’isola che gli diede i natali  abbiano voluto ritrovarsi – nel suo nome e nell’intento di offrirgli un fervido omaggio di devozione in occasione della trisecolare ricorrenza – gli aderenti al grande movimento che a Lui e alla sua opera si ispira.

In questo clima di sentita rievocazione, più che opportuno è stato, all’interno delle giornate congressuali, il momento (un’intera mattinata) dedicato alla visita al villaggio di Petra, ai luoghi dell’adolescenza di Junipero, e soprattutto alla sua casa natale, oggi elevata a interessante e ricco museo e oggetto di una cura straordinariamente fervorosa da parte degli abitanti del luogo. I serrani vi sono stati accolti con un affetto addirittura commovente dai dirigenti della «Fundacion Junipero Serra», col presidente sr. Bestard e con l’attivissima segretaria Catalina Font.

Ma la figura di Junipero Serra ha aleggiato per l’intero tempo dei lavori nell’aula delle riunioni, nei momenti delle celebrazioni (vibrante l’emozione dei presenti durante la Santa Messa nella chiesa di Petra), nei diversi incontri del convegno. A Lui, al suo impegno apostolico, alla straordinaria fecondità della sua azione hanno fatto riferimento tutte le relazioni e gli interventi nel corso delle diverse giornate.

La dimensione universale del movimento serrano è apparsa subito evidente ai convenuti, e non soltanto per il numero delle presenze (folte e ben rappresentate erano le delegazioni provenienti da paesi asiatici e africani), ma anche e soprattutto per la consistenza delle tematiche e degli argomenti presentati nelle sessioni assembleari.

Importante ed eloquente in proposito la relazione consuntiva offerta dal presidente uscente, il nigeriano Tomi Asenuga (significativamente intitolata State of Serra), che ha delineato un quadro complesso della realtà serrana nel mondo, caratterizzata da un lato da fermenti, slanci di vitalità, convinta operosità vocazionale, e dall’altro da innegabili momenti di stanchezza e acquiescenza,  nonché da obiettive difficoltà nell’opera di espansione e di consolidamento della missione serrana.

Nigeriano anch’egli e conterraneo del presidente Asenuga, mons. John K. Aniagwu, nella sua General session ha tracciato un ritratto, esaltante e inquietante a un tempo, della situazione nei paesi africani, nei quali è veramente incoraggiante la fioritura delle vocazioni, ma non sono pochi né lievi gli ostacoli da affrontare (non ultimo quello costituito dalla carenza di idonei edifici in grado di accogliere il gran numero di giovani seminaristi).

A un’esigenza di rinnovata spiritualità ha richiamato la General session guidata dall’arcivescovo  Celso Morga, segretario alla  Congregazione del Clero, il quale ha ricordato come una vera pastorale vocazionale abbia bisogno di un sottofondo di fedeltà allo spirito dei dettami evangelici che sia autentica e non condizionata da frammentazioni utilitaristiche.

Nella basilica di San Francisco i serrani si sono raccolti in un’ora di adorazione eucaristica per le vocazioni, durante la quale gli spunti di meditazione – sulla «parola che dà vita in un contesto di morte e parola di pace in un mondo in guerra» – sono stati suggeriti e dettati da fr. James Heyd, braccio destro del cardinale Francis George di Chicago e animatore di quell’attività che il Beato Giovanni Paolo II amava definire «il vangelo della vita».

A conclusione di tre intense giornate in cui si è discusso, meditato e tanto pregato, all’ora del tradizionale banchetto conclusivo c’è stato il solenne scambio delle consegne.

Dopo il commiato (con un discorso venato da fremiti di emozione evidente) del presidente uscente Toni Asenuga, è stato chiamato colui che per l’anno sociale 2013-2014 guiderà il Serra  International, Sean Yeo, proveniente dalla minuscola repubblica asiatica di Singapore.

Si tratta di un giovane funzionario di banca, dall’aspetto mite ma dagli occhi vivaci: a vederlo pregare si ricava la sensazione di una religiosità autenticamente vissuta, di una straordinaria convinzione di fede. A Palma è venuto accompagnato dalla simpatica consorte e da una comitiva di amici serrani che hanno inondato della loro allegria le giornate congressuali.

Nel suo programmatico discorso di insediamento, i nuovo presidente ha insistito sull’esigenza di attuare soprattutto il terzo degli obiettivi fondanti del Serra, quello che sostanzialmente chiama tutti i serrani alla santità. «Sono certo – ha detto egli tra l’altro – che la effettiva realizzazione dell’ apostolato vocazionale del Serra si incardina sulla santità di uomini e donne di Dio che insieme operino, con un sol cuore e una sola anima, nella preghiera per i sacerdoti e i religiosi, e nella promozione e l’incoraggiamento delle vocazioni al presbiterato»; e poi, rivolto ai presenti, ha continuato: «Come io terrò presenti tutti voi nelle mie preghiere, così in tutta umiltà vi chiedo di tenermi presente nelle vostre».

In un clima pertanto di rinnovata spiritualità i serrani hanno concluso il loro incontro annuale, e da Maiorca sono partiti per il mondo, come già tre secoli fa il francescano Junipero, nell’intento di diffondere ovunque la santità e la conoscenza del verbo di Dio.

 Casimiro Nicolosi

 

 

 

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