Chiara … una via !

lug 19th, 2013 | By | Category: Pastorale Vocazionale

 

Su una collina tutta verde, nella piana casertana, si staglia una costruzione bianca e possente, davanti ad uno scenario suggestivo: quando il cielo è terso, lo sguardo spazia dal Vesuvio ai monti della penisola sorrentina e laggiù all’orizzonte fino al profilo di Capri ed Ischia. Il contesto merita una visita, perché qui  nel monastero di S. Croce al monte  vivono le Clarisse , che hanno scelto il silenzio per vivere pienamente l’Amore. E’ un giorno speciale, perché le Clarisse ci accolgono dopo vari contatti telefonici ed hanno piacere ad incontrare gli amici del Serra club di Aversa. Prima grande sorpresa: sono informate del nostro Movimento, conoscono la storia di Junipero Serra ed approvano il nostro apostolato…in monastero ne sanno più degli altri!! Il gruppo è costituito da sette monache, la Madre è congolese, è stata in Belgio ed ha vissuto cinque anni in Vaticano, tra le consorelle scelte dal Papa Giovanni Paolo II per la preghiera al Pontefice. Parla quattro lingue, racconta  cordialmente aneddoti della sua trascorsa permanenza a Roma. Fa caldo e  offrono  una limonata fresca con i frutti del bel giardino…”Sai, qui lavoriamo tanto  per curare i fiori, i frutti e così si serve la Natura tanto generosa con noi!”. Sono povere, recluse e liete nel Signore, hanno rinunciato ad una vita “normale”, per una eccezionale. I racconti si snodano veloci, tutte raccontano la loro storia vocazionale. Che fatica arrendersi alla chiamata e decidere in pienezza il cammino: addio all’Università, alla famiglia che incredula intralciava la decisione, esclusi i rapporti amorosi con i coetanei perché Lui e solo Lui è l’Amore! Chi crede che siano fuori dal mondo, è proprio fuori strada:   una monaca, piemontese di ferro, ci fa lezione di economia e dimostra di leggere i quotidiani, dà un’interpretazione personale della crisi politica attuale e tronca senza appello il discorso: ”Mancano uomini veri, ci sono solo mezzi uomini!” Che fermezza, detto da una Clarissa, c’è da stupirsi! Dico loro che mi è piaciuto molto il cortometraggio che la regista Liliana Cavani ha girato nel convento francescano di Loreto, in cui le suore discutevano del ruolo femminile nella Chiesa. Qual è il loro pensiero?  “I preti credono ancora che le suore sono buone a far il caffè, che stanno bene in ospedali e scuole? Suvvia, questo è il Concilio di Trento!!” Le monache  sono quasi tutte laureate, di buon livello culturale, hanno maturato vocazioni adulte e profonde, convinte delle scelte per aiutare la Madre Chiesa con il silenzio e la preghiera, perché la Grazia discenda copiosa e porti frutti.  La fecondità materna è un atto d’amore generoso, troppo limitativo dire “a che serve vivere isolate dal mondo?” , un luogo comune da sfatare, una presunzione umana che non prevede la donazione più grande dell’essere solo e soltanto creatura del regno di Dio. La lunga giornata, scandita dalla preghiera notturna e diurna, dalle opere di carità nei confronti del territorio, dai lavori domestici, dalla contemplazione del Creato, è ricca di devozione e di solidarietà, anche se non è facile la condivisione tra persone di età differente: anche lì giovani e meno giovani con una monaca  di 101 anni da accudire.. Vedono poco la TV (che noia!), usano il pc, leggono molto e curano i rapporti con le altre case francescane. Davanti alla statua di S.Chiara , la monaca che mi è accanto vuole raccontarmi la sua vocazione:

“Sorrido ancora di gioia al ricordo dei miei capelli biondi, lunghissimi. Sì, erano belli. Le mie amiche me li invidiavano cordialmente. Beh, un pochino mi è costato tagliarli, ma sono stata felice di offrirli al Signore.
A diciotto anni, Lui sembrava essere uscito dalla mia vita. Quanto ho dovuto cercare
prima d’essere malata d’amore come la sposa del Cantico dei Cantici!“ . La mamma non l’ha aiutata, il padre l’ha avversata, nessuno comprendeva perché aveva rotto il fidanzamento e se ne voleva andare ad Assisi. L’Ospite divino continuava a chiamare, silenziosamente occupava il suo cuore finchè decise di lasciare una lettera ai familiari e scappare. Fu accolta dalle consorelle, abbassò lo sguardo e disse “Eccomi”! Da allora, è felice e serena, ha messo le ali ai piedi, il suo cuore è nel tabernacolo di Gesù, non le manca la famiglia che vede molto poco. La porta di clausura che si era spalancata nel primo pomeriggio sta per richiudersi: “C’è qualcosa di più da cercare nella vita, quel in più che fa la differenza:”Grazie, Signore Gesù, sarò Clarissa, sarò tutta tua” .

Maria Luisa Coppola

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