Presentata l’Enciclica “Lumen fidei”: profondo legame tra fede, amore e verità.

lug 5th, 2013 | By | Category: Apertura

Città del Vaticano, 5,luglio 2013. Stamani in Sala Stampa vaticana si è tenuta la presentazione dell’Enciclica di Papa Francesco “Lumen fidei”. Ad intervenire il cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione dei Vescovi, mons. Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. A moderare la conferenza stampa, padre Federico Lombardi, direttore della stessa Sala Stampa

La fede non ci separa dalla realtà, anzi ci consente di coglierne il significato più profondo e di scoprire l’intensità dell’amore di Dio per questo mondo, che orienta incessantemente verso se stesso. È il messaggio centrale della lettera enciclica Lumen fidei, la prima di Papa Francesco, resa pubblica questa mattina.

Un messaggio che, come scrive il Pontefice stesso nelle prime pagine, riassume alcuni temi cari a Benedetto XVI. Si tratta infatti di argomenti che Papa Ratzinger aveva già affrontato nelle encicliche sulla carità e sulla speranza e che aveva approfondito ulteriormente nella prima stesura di quella che avrebbe dovuto essere la sua terza enciclica, quella sulla fede appunto. “Un lavoro prezioso” lo definisce Papa Francesco, per il quale esprime profonda gratitudine al suo predecessore, anche manifestando la volontà di fare suo quel lavoro, aggiungendovi ulteriori contributi. E, come ha notato l’arcivescovo Gerhard Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, presentando questa mattina nella Sala Stampa della Santa Sede l’enciclica ai giornalisti, il primo elemento che risalta dalla lettura del testo è che, a parte le inevitabili “differenze di stile, di sensibilità e di accenti” è evidente “la sostanziale continuità del messaggio di Papa Francesco con il magistero di Benedetto XVI”. E per una circostanza significativa, nel giorno in cui viene presentata l’enciclica che, in modo del tutto originale, segna proprio la continuità del magistero petrino, Papa Francesco e Benedetto XVI si ritrovano insieme per l’inaugurazione della statua dell’arcangelo san Michele, patrono dello Stato della Città del Vaticano, collocata nel piazzale del Governatorato.
Evidente l’intento dell’enciclica di rispondere innanzitutto a un’obiezione di tanti nostri contemporanei, ai quali la fede appare come una “luce illusoria” che impedisce “all’uomo di coltivare l’audacia del sapere”. Poco a poco, però, si è visto che la sola luce della ragione “non riesce a illuminare abbastanza il futuro”, che alla fine “resta nella sua oscurità e lascia l’uomo nella paura dell’ignoto”. Per questo è necessario recuperare “il significato illuminate della fede”.
La strada da percorrere indicata dall’enciclica è quella segnata dall’amore di Dio. “La fede – si legge infatti – è un dono gratuito di Dio che chiede l’umiltà e il coraggio di fidarsi e affidarsi, per vedere il luminoso cammino dell’incontro tra Dio e gli uomini, la storia della salvezza”.

La luce della fede che illumina l’uomo e gli permette di scoprire l’amore di Dio. E’ questo il cardine attorno a cui ruota la riflessione di quanti sono intervenuti oggi in Sala Stampa vaticana. Mons. Gerhard Ludwig Müller ricorda Abramo e sottolinea come la stessa storia di Israele sia un passaggio continuo dalla tentazione di adorare gli idoli alla confessione dei benefici di Dio e al compiersi delle sue promesse fino alla storia di Gesù in cui tutte le linee della storia di Israele si concentrano. Ma la questione della fede è inscindibilmente legata all’amore:

“La fede, aprendoci all’amore che viene da Dio, trasforma il nostro modo di vedere le cose ‘in quanto l’amore stesso porta in sé una luce’ (n. 26). Anche se all’uomo moderno non sembra che la questione dell’amore abbia a che fare con la verità – dato che l’amore è oggi relegato nella sfera dei sentimenti – ‘amore e verità non si possono separare’”.

Ed è la Chiesa, sottolinea ancora, il luogo dove nasce la fede e diventa esperienza che si può comunicare:

“Senza verità e senza Dio, il sogno dell’universale fratellanza, partorito dalla modernità, non ha possibilità di realizzarsi ed è destinato a replicare solo la triste esperienza di Babele. La fraternità, infatti, ‘privata del riferimento a un Padre comune quale suo fondamento ultimo, non riesce a sussistere’ (n. 54). La storia degli ultimi due secoli, purtroppo, ci offre copiosa documentazione di ciò”.

Quindi mons. Müller evidenzia la continuità del messaggio di Papa Francesco con Benedetto XVI:

“Questa Lettera enciclica può ben considerarsi un ‘documento’: essa non ci offre solo parole ma ci documenta la positività dello sguardo – ed è questa la luce della fede – di una vita che si lascia attrarre e coinvolgere totalmente da Dio. È questa d’altronde la testimonianza per cui siamo grati sia a Papa Francesco che a Benedetto XVI, due autentiche luci di fede e di speranza per l’uomo contemporaneo”.

Cuore dell’intervento del cardinale Marc Ouellet è il legame della fede con la comunione:

“Questa enciclica parla in realtà esprimendosi in un ‘noi’ che non è maiestatis ma bensì di comunione. Essa parla della fede come d’una esperienza di comunione, di dilatazione dell’io e di solidarietà nel cammino della Chiesa con Cristo per la salvezza dell’umanità”.

La fede allarga l’”io” alla dimensione del “noi”, espressione questa sottolineata più volte nel corso della presentazione della nuova Enciclica, e rimanda alla Trinità. La fede è anche fortemente legata all’amore:

“Sussistono profonde affinità tra la fede e l’amore senza fine che si promettono l’uomo e la donna che si uniscono in matrimonio: ‘Promettere un amore che sia per sempre è possibile quando si scopre un disegno più grande dei propri stessi progetti, che ci sostiene e ci permette di far dono alla persona amata dell’avvenire tutto intero’”.

Infine mons. Rino Fisichella sottolinea come questa Enciclica insegni un cammino che il Papa propone alla Chiesa per recuperare la sua missione nel mondo di oggi, segnato da una crisi di fede. Mons. Fischella ricorda che Lumen Fidei viene pubblicata nell’Anno della Fede e che “si chiesto ripetutamente” a Benedetto XVI di scrivere un’Enciclica sulla fede che in qualche modo concludesse la triade iniziata con la Deus caritas est e con la Spe salvi. Alla fine l’insistenza ebbe la meglio, racconta mons. Fisichella, e Benedetto XVI decise che l’avrebbe scritta per offrirla a conclusione dell’Anno della fede. “La storia ha voluto diversamente”, prosegue mons. Fisichella, e “Lumen fidei, pur riprendendo alcune intuizioni e alcuni contenuti propri del magistero di Benedetto XVI, è pienamente un testo di Papa Francesco”. Si ritrova infatti il suo stile e la peculiarità dei suoi contenuti. Mons. Rino Fisichella:

“L’immediatezza delle espressioni usate, la ricchezza delle immagini a cui fa riferimento e la peculiarità di alcune citazioni di autori antichi e moderni fanno di questo testo una vera introduzione al suo magistero e permettono di conoscere meglio lo stile pastorale che lo contraddistingue. Solo come esemplificazione, una lettura attenta di queste pagine mostrerà subito che ritornano con forza tre verbi che Papa Francesco aveva utilizzato nella sua prima Omelia ai Cardinali il giorno successivo della sua elezione: camminare, costruire, confessare. Per alcuni versi, si può dire che l’enciclica si struttura su questi tre verbi e ne specifica i contenuti”.

Fonte: www.vatican.va

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