Doveri dell’anima

lug 5th, 2013 | By | Category: Mondo Cattolico

 

Vorrei riflettere sulle parole di Papa Francesco “ Permetteteci di farvi conoscere il nostro bene, non chiudetevi “.

Parole di affetto,  nella cifra caratteristica di questo Pontefice, che usa da Padre parole di cuore. Parole decise, nella volontà di far breccia in uomini confusi, per un messaggio tutt’altro che edulcorato, la cui accettazione implica un cambiamento radicale delle ordinate del mondo.

L’uomo moderno, nel suo riluttante riconoscimento dei valori assoluti, rivela un ostinato impulso a disconoscere quella scansione tra bene e male che marca la vita intera. Una realtà ricordataci  invece da Manuel Nin, nell’articolo dell’Osservatore Romano  del 19-05-2013, “Grazie a Lui tutto è illuminato”, sulla Pentecoste nella liturgia orientale.La Pentecosteè qui cantata come il momento salvifico contrapposto alla dispersione di Babele: “La potenza del Divino Spirito col Suo avvento ha divinamente composto in un’unica armonia il linguaggio che un tempo era divenuto molteplice in coloro che si erano uniti per uno scopo malvagio; essa ha ammaestrato i credenti nella scienza della Trinità, dalla quale siamo stati rafforzati”.

Una frase che costituisce l’antitesi a quella laicità tendente ad accantonare il male in una ambigua attenuazione, frutto di un erratismo intellettuale che impedisce la costruzione di quadri obiettivi e coerenti valutazioni; in grado tuttavia di sacrificare uomini e umanità, con un corollario di malcelata sufficienza verso i miti.

Nella Veglia Pasquale del 7 Aprile 2012, Papa Benedetto XVI volle così descrivere il pericolo rappresentato dal male: “Il buio veramente minaccioso per l’uomo è il fatto che egli, in verità, è capace di vedere ed indagare le cose tangibili, materiali, ma non vede dove vada il mondo e da dove venga, dove vada la stessa nostra vita, che cosa sia il bene e cosa sia il male. Il buio su Dio e il buio sui valori sono la vera minaccia per la nostra esistenza e per il mondo in generale. Se Dio e i valori, la differenza tra il bene e il male restano nel buio, allora tutte le altre illuminazioni, che ci danno un potere cosi’ incredibile, non solo solo progressi, ma al contempo sono anche minacce che mettono in pericolo noi e il mondo “.

L’antidoto al male è costituito per il credente dall’aderenza alta ai precetti di Dio e al Vangelo, in un credo dell’anima che preservi da avidità, inganno, egoismo. E’ la proclamazione di una diversità capace di abbracciare tutti nell’eterna memoria di un sacrificio divenuto simbolo di fede, per ricordare, credere, testimoniare. Per la fraternità di un popolo che risponda al linguaggio semplice del si’ e del no, in una umile identità e in un amore per il fratello che consenta di allontanare qualunque ombra dalla comunione anelata.

E’ il marchio di appartenenza a un popolo di salvatori e di salvati che attraversa i tempi con un messaggio inalienabile, un popolo variegato come è variegata l’umanità, ma in possesso di una speranza che è già rimbombante certezza ed in un dovere di atteggiamento che il Beato John Henry Newman definisce di grande vigilanza. “Non dobbiamo semplicemente credere ma vigilare; non semplicemente amare, ma vigilare; non semplicemente obbedire, ma vigilare. Vigilare per cosa? Per quel grande evento che è la venuta di Cristo.” Ed ancora “Veglia per Cristo chi ha una mente sensibile, premurosa, sollecita, ricettiva; chi è desto, consapevole, con un pronto discernimento, zelante nel cercare e onorare il Signore; attento a vederlo in tutto quanto avviene, e che non sarebbe sorpreso, non oltremodo turbato o sopraffatto, se si rendesse conto che sta venendo immediatamente”.

Concetto di eterna attualità, anche per questi tempi cambiati, ineluttabilmente diversi. Non dobbiamo più sfondare tetti di paglia per far discendere il lettuccio del paralitico. Ma è la stessa fede di quel giorno, calata in un raggio di luce insieme al malato, che riconosciamo nostra, è la stessa commozione che ci tocca ed è la medesima vicenda che riviviamo sempre, così familiarmente cara.

E non c’è giorno che non si levi dalla folla degli uomini l’antica invocazione “Signore, liberaci dal male”, perché possiamo vivere in serenità e bellezza; liberaci da quel male personalissimo che può far perdere l’anima e da quello del mondo che può attentare alla pace della vita. Ma il significato di queste parole  si estende su ogni percorso umano per l’intera richiesta di misericordia che contiene, così scopertamente filiale: “Signore, fa ch’io viva nel tuo nome, in serenità e bellezza, malgrado la presenza del male”. Ed è ciò che  basta, insieme alle ultime parole del curato di Bernanos, per renderci al contempo forti e arrendevoli.

La nostra fiducia nell’uomo, nella sua capacità di amare, è incrollabile. Nessuna apparenza, nessuna realtà potrà farci dubitare di questo. Sarà dunque nostro compito osservare sapientemente ogni situazione positivamente aperti a intelligenti comprensioni, insieme a comportamenti concreti in grado di realizzare  l’indicazione dataci dal Cardinal Saraiva nel messaggio che apriva l’anno serrano 2012-2013: “La Fedeafferma che non c’è vera umanità se non nei luoghi, nei gesti, nei tempi e nelle forme in cui l’uomo è animato dall’amore che viene da Dio; si esprime come dono, si manifesta in relazioni ricche di amore, di compassione, di attenzione e di servizio disinteressato verso l’altro”.

Che Maria, Madre delle vocazioni, ci protegga.

 

Marco Creatini

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