Abbiamo una fede atea ? Interessante interclub

lug 5th, 2013 | By | Category: Il Serra nel Mondo

INCONTRO  SERRA CLUBS CON IL VESCOVO MONS. MARTINO CANESSA

 

I Serra Clubs di Valle Scrivia-Oltrepò 908, di Pegli 364, della Val Polcevera 484 e di Nervi 476, guidati dai rispettivi Presidenti, si sono riuniti intorno al Vescovo di Tortona S. Ecc. Mons. Martino Canessa per festeggiare il suo anniversario di sacerdozio e il suo imminente compleanno.

Il Vescovo, che è legato da lunga amicizia ai Serrani, tanto da essere Cappellano del 908 dall’anno della sua fondazione (1998), ha accolto affettuosamente gli ospiti e ha celebratola S.Messa nella sua Cappella privata nell’Episcopio.

Nell’omelia, con riferimento a questo anno della fede, ha citato la lettera di Giacomo, che dice che la fede: “se non ha le opere, è morta in se stessa.”

Per meglio comprendere la “fede,” ha detto, possiamo tradurre questo termine con “fiducia,” quella fiducia che dovremmo riporre nel Signore. A questo proposito, ha portato l’esempio concreto del matrimonio, che sulla terra è il rapporto per eccellenza. Fondamentale tra i coniugi è la reciproca fiducia, che si concretizza in tanti modi, ma se viene a mancare si ha solo sofferenza.

Nel campo religioso, fede significa riporre fiducia in Gesù Cristo, anche se non è cosa facile.

Il brano del Vangelo in cui Gesù dice: “Nessuno può servire due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro: non potete servire a Dio e a Mammona,” (Mt 6, 24), scuote le nostre coscienze, perché afferma che le cose importanti nella nostra vita di  cristiani non sono quelle materiali. Sembra un’utopia, ma se non si seguela Paroladel Signore, come si può parlare di fiducia? Spesso, ha detto, abbiamo “una fede atea,” nel senso che diciamo di credere in Gesù, ma in pratica non seguiamo le sue parole e i suoi inviti.

I tre Vangeli sinottici raccontano che Gesù chiede ai discepoli “chi dice la gente chi io sia.” Le risposte sono diverse. Allora chiede ai discepoli quale opinione abbiano loro di lui. Solo Pietro risponde a nome di tutti: “Il Cristo di Dio.” Teoricamente Pietro, a nome dei compagni, mostra fiducia nel Signore, ma quando Gesù annuncia la sua  passione, Pietro assume  un atteggiamento di protesta e  Gesù lo redarguisce severamente. Dice poi  ai discepoli “Se qualcuno vuole venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.”  Pietro mostra una fede teorica e solo successivamente aderirà concretamente a Cristo.

S. Paolo insiste molto su questa fede teorica. Fino all’incontro con Gesù sulla via di Damasco odiava i  cristiani, che credevano nella divinità di Gesù e li perseguitava. Da quel momento in poi la sua vita cambia ed è un continuo correre dietro a Gesù Cristo per cercare di conformare il suo stile di vita a quello predicato dal Signore.

Nella lettera ai Galati, Paolo dice che “In Cristo Gesù non è la circoncisione che conta o la non circoncisione, ma la fede che opera per mezzo della carità” (Gal 5, 6)  “Ci può essere nella nostra vita – ha detto il Vescovo – una religiosità atea senza relazione personale con Dio.”

Paolo insiste molto sull’adesione a Gesù Cristo, sulla fiducia in Lui. Rivolgendosi alle persone sposate, Mons. Canessa ha ribadito la necessità e l’importanza di coltivare molto la fiducia reciproca nel matrimonio.

La lettera di Giacomo è stata accolta con difficoltà dalle  prime comunità cristiane  e soltanto verso la fine del IV secolo è stata inserita nel canone delle lettere ispirate. Si aveva l’impressione che Giacomo non desse sufficiente importanza alla fiducia in Gesù Cristo e mettesse troppo l’accento sulle opere. Fiducia in Gesù vuol dire ascoltarlo molto,  con grande  attenzione.

Mentre Paolo insiste su questa adesione, Giacomo sembra darla per scontato. Alcuni pensano che seguano strade diverse. In realtà, Giacomo vuol dire che dare  fiducia a Gesù Cristo significa ricopiare i suoi stili di vita. Se non si coltiva un po’ la povertà nella nostra vita, la fiducia diventa  teorica. Giacomo insiste molto sulla carità perché  Gesù l’ha sempre praticata verso il prossimo.

Il Vescovo, per fare ancora un esempio concreto, ha richiamato il periodo del fidanzamento, in cui, soltanto mettendosi in ascolto l’uno dell’altro, i fidanzati si conoscono nei sentimenti e acquistano fiducia reciproca.  Con il Signore, questo approfondimento si fa attraverso l’ascolto paziente della sua “parola.”  “Giacomo attinge lo stile di vita da Gesù Cristo. e non da quello che dice il mondo,” ha sottolineato il Vescovo. “La Fedesenza le opere è vana.”

Riprendendo l’esempio del matrimonio, ha detto che i coniugi, dopo essersi conosciuti nei sentimenti, lasciate le rispettive famiglie, devono sapersi adattare al cambiamento di vita e trovare una giusta armonizzazione tra loro. Se non c’è adattamento, si va verso la rottura.

Nel campo religioso avviene lo stesso: se dall’ascolto della Parola di Gesù non si è capaci ad adattare il proprio stile di vita ai suoi suggerimenti, si ha una fede atea. La fede è operosa attraverso la carità.

La carità, come si legge nel Catechismo della Chiesa Cattolica  è “il vincolo di perfezione” (Col 3, 14); è la forma delle virtù; le articola e le ordina tra loro; è sorgente e termine della loro pratica cristiana. La carità garantisce e purifica la nostra capacità umana di amare. La eleva alla perfezione soprannaturale dell’amore divino.”

La bella  giornata insieme a Mons. Canessa si è conclusa con un piacevole momento conviviale.

LIDIA PISTARINO                                                            

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