Presbiteri del Triveneto fra passato e futuro

giu 13th, 2013 | By | Category: Primo Piano

Nel 2028 il 50-60% delle parrocchie saranno prive di un parroco residente; nel 1970 era il 5,7% ed ora è il 23%. E’ un primo sintetico ed agghiacciante dato fornito dal Prof. Alessandro Castegnaro, Presidente dell’Osservatorio Socio-Religioso del Triveneto al Congresso del Serra International Triveneto tenutosi ad Udine sul tema: “I presbiteri del Triveneto tra passato e futuro: da una situazione di emergenza ad uno sguardo di speranza”. Nel 1970 c’erano 870 abitanti per ogni sacerdote, ora ce ne sono 1550 e nel 2028 ce ne saranno 2800.

Come mai un tale fenomeno? Il boom delle ordinazioni sacerdotali si è registrato fino al 1970; dal 1970 al 1975 le ordinazioni sono bruscamente diminuite, riducendosi ad un terzo. Ecco quindi individuato il periodo della drastica diminuzione delle vocazioni. E le cause sono ovvie e ben conosciute. Considerando che i sacerdoti ordinati fino al 1970 hanno almeno una settantina d’anni e quindi, se fino ad ora il numero dei sacerdoti si è ridotto del 23%, si prevede che da qui al 2028 se ne perderà un altro 32%.

Quelli sopra esposti sono alcuni dati dell’approfondito studio, effettuato dall’Osservatorio per i Vescovi del Triveneto, sulla ricostruzione del clero dal 1970 al 2012 ed ora esteso al 2028 per incarico del Serra del Triveneto.

Interessanti sono le ipotesi sul calo delle ordinazioni:

- l’aspetto demografico, con il calo delle nascite e soprattutto con la diminuzione del numero di figli per famiglia;

- l’identificazione nella Chiesa, aspetto molto importante perché la diminuzione dalla pratica religiosa potrebbe far sentire i suoi effetti tra una decina d’anni;

- la minore attrattiva della figura del sacerdote, la perdita di status che deve essere sopperita dalla personale autorevolezza; e quindi la concorrenza con altre vocazioni, per esempio quella matrimoniale, che un volta era di livello inferiore alla vocazione sacerdotale;

- la condizione di stress derivante dal fatto che a fronte di un minor numero di sacerdoti rimane pressoché immutata la richiesta di alcuni sacramenti, come il battesimo e le esequie, e le varie forme assistenziali che si aggiungono alle normali funzioni religiose.

E’ evidente la necessità che vengano modificati il modello di prete e  quello delle parrocchie (le unità pastorali rappresentano una prospettiva temporanea) nonché le modalità di collaborazione con i laici.

A parlare della bellezza della vocazione e della necessità di migliorare la qualità del nostro modo di essere cristiani è intervenuto mons. Domenico Dal Molin, Direttore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale Vocazionale. Accanto a situazioni difficili emergono alcuni segnali di ripresa laddove si formulano proposte chiare e forti di vita cristiana. La cultura vocazionale non è riservata a specialisti ma deve essere propria dell’intera comunità, che è chiamata a rendere ragione della propria fede. La famiglia è la prima ed essenziale comunità per la trasmissione della fede; quindi la necessità di una sinergia tra la pastorale vocazionale giovanile e la pastorale familiare. Poi la testimonianza di sacerdoti felici del loro ministero, e fraternamente uniti tra loro. E qui mons. Dal Molin richiama la necessità di una formazione permanente dei sacerdoti: nella “gratuità”, perché tutto è grazia, nell’”umiltà”, cioè nella consapevolezza della propria povertà e dei propri limiti, nella “passione”, perché la forza della pastorale vocazionale non sta nelle strategie, ma nella bellezza.

I sacerdoti devono essere testimoni credibili della chiamata, devono saper accendere nel cuore dei giovani una luce di speranza. Devono saper accompagnare le vocazioni nelle loro varie fasi, che si distinguono in un “prima”, con l’annuncio della vocazione come chiamata della Chiesa per un servizio alle persone, un “durante”, con la formazione in seminario e con l’approfondimento della conoscenza delle personalità, ed infine un “dopo”, con la formazione permanente del clero, perché solo dei preti motivati possono rendere attraenti le vocazioni.

Benito Piovesan

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