Cerimonie di Fede.

giu 13th, 2013 | By | Category: Eventi

 

Leggiamo sull’ Osservatore Romano del 30 maggio 2013, nell’articolo sulla liturgia di Godfried Danneels, dal titolo  Bellezza disarmante “:

“ Ci sono tre vie che conducono a Dio: quella della verità, quella della bontà e quella della bellezza; San Leone dice che tutto ciò che Cristo ha fatto durante il suo passare tra di noi sulla terra è ora passato nei sacramenti della Chiesa. La liturgia diventa allora il giardino degli angeli: il giardino del nuovo Eden e della sua bellezza. La liturgia è un immenso universo di simboli che fanno riferimento al mistero della salvezza e la rendono presente “.

E’ esattamente così e tutti lo abbiamo provato, con gioia e fierezza. Ancor più trovandoci in terre  lontane, dove abbiamo cercato e trovato una chiesa cattolica ed entrando, abbiamo riconosciuto gli stessi simboli, provato le stesse emozioni e sentito l’antico senso di appartenenza. E se siamo stati fortunati, possiamo anche aver ascoltato cori a noi familiari a cui unirsi spontaneamente, nella comunione dei fratelli presenti, in una perfetta e solenne espressione di spiritualità.

Accade altresi’ che agli aspetti perfettamente rispondenti alla liturgia indicata, si trovino affiancate  altre interpretazioni, espresse da comunità naturalmente feconde, dove la consonanza di affetti umani e l’amicalità di gruppo realizzano una religiosità condivisa in espressioni  più originali.

Ascoltiamo Godfried Danneels: “ La celebrazione liturgica si svolge non secondo il gusto del celebrante o dell’assemblea, ma secondo un ordine stabilito nei libri liturgici. Ciò non significa che la creatività non abbia alcun diritto, ma che sono le regole del cerimoniale a strutturare lo svolgimento della celebrazione secondo un ordine prestabilito. Il ruolo degli attori liturgici è fissato. Un cerimoniale ha una sua bellezza specifica, la bellezza del rito”.

Non vi è certo disapprovazione per ciò che non converge, ma è anzi l’invito ad una stessa partecipazione, per una celebrazione che rappresenta un dono fatto ad ognuno di noi e rende onore a generazioni di fratelli che ci hanno preceduto, alla loro storia e alla loro fede. Una celebrazione che perpetua la rappresentazione di un mosaico di eterna bellezza e intime emozioni, che i secoli ci hanno tramandato nella sua lucente filigrana.

Un’ ultima riflessione di Gottfried Daniels : “ I riti si ritrovano in tutte le religioni. Simboleggiano il fatto che l’azione liturgica è obbedienza a un’istanza che trascende il gusto degli attori. Uno svolgimento che mutasse ogni volta, significherebbe invece che l’azione liturgica trae la sua legittimità dagli attori e non è un azione santa, legittimata da Dio e da Cristo nei suoi misteri.Certo, la variazione dell’ ordo missae  può produrre un’emozione più forte nell’assemblea. Ma in liturgia l’emozione non è prioritaria. Ciò che ha il primato è il celebrare il memoriale del mistero della Pasqua di Cristo e la bellezza delle azioni di Dio. La fonte dell’azione liturgica è in alto”.

Ci sovvengono allora le parole che Paolo VI pronunciò da Arcivescovo di Milano, parlando del suo ministero : “Non tanto abbiamo bisogno di cose nuove, quanto di cose sincere, sentite, perfette”. Parole care, assolute, che ripetiamo con umiltà. Parole di vera illuminazione, valide per tutto e per sempre.

Che Maria, Madre delle vocazioni, ci protegga.

 

Marco Creatini

Tags: , , , ,

Comments are closed.