Fratelli dell’anima, interpreti del cambiamento

mag 31st, 2013 | By | Category: Primo Piano

 

Una delle nostre preghiere, mai dimenticata, sale dal nostro animo al Cielo per una grazia da esaudire. E’ la preghiera per l’unione dei cristiani, aspirazione e sogno di una comunione con fratelli sconosciuti e cari, per un amore da guadagnare e ricambiare.

E’ un percorso complesso che chiede ai partecipanti l’esercizio di una umiltà profonda, capace di rendere i cuori nudi per essere letti, compresi e accettati, insieme ai modi ed ai tempi che costituiscono la cifra intima e caratteristica di ognuno. In questo ambito, il limpido rinnovarsi della generosa ed estrema indicazione  “dare tutto per guadagnare tutto”.

Un tema  vivissimo del quale parlare con accenti di solo affetto, per una meta affidata alla volontà del Signore e all’amore di Cristo, per Pastori di statura storica illuminati e sorretti dallo Spirito Santo. E’ del 2006 la Dichiarazione tra Benedetto XVI e il Patriarca Bartolomeo I, relativamente all’ impegno in vista della piena comunione “ Tale impegno ci proviene dalla volontà di nostro Signore e dalla nostra responsabilità di Pastori nella Chiesa di Cristo. Possa il nostro incontro essere un segno e un incoraggiamento per noi a condividere gli stessi sentimenti e gli stessi atteggiamenti di fraternità, di collaborazione e di comunione nella carità e nella verità. Lo Spirito Santo ci aiuterà a preparare il grande giorno del ristabilimento della piena unità, quando e come Dio lo vorrà. Allora potremo rallegrarci ed esultare veramente “.     

Del cammino già compiuto ci è caro ricordare l’atto storico col quale a suo tempo Roma e Costantinopoli consegnarono all’oblio le secolari scomuniche, i piu’ recenti segni di riconciliazione tra le Chiese  serba e croata, seguite da quelle russa e polacca con la formulazione di un documento comune e il recentissimo messaggio che proviene dai fratelli d’Oltremanica, riportato nell’articolo “Bisogna assumersi il rischio del dialogo” sull’Osservatore Romano del 16 maggio scorso, in cui è citata la preghiera che l’Arcivescovo di Canterbury ha recitato nella Royal Albert Hall, con l’esortazione ai presenti ad accantonare tutto ciò che tiene lontani da Dio : “ Perdona la tua Chiesa lacerata, rinnova la nostra unità, guida le nostre vite e fai in modo che noi possiamo assistere a una rivoluzione nel nostro tempo “.

E’ un percorso che richiede superiore volontà e vera fratellanza, attenta diplomazia e autentica carità, impegno e merito eccezionali per gli attori che ne sono investiti. Un risultato che ogni cristiano deve sollecitare al Signore, per un nuovo miracolo che sorprenda tutti e che consegni alla terra il valore dei protagonisti e la gloria dell’evento : la configurazione di  una nuova realtà, per una missionarietà di straordinario valore capace di realizzare la comunione di intere popolazioni.

Un cambiamento dirompente e la stessa semplice meta : un Vangelo da predicare.

Visita di Giovanni Paolo II al monastero di santa Caterina (viaggio apostolico in Egitto,

Il Santo Padre Giovanni Paolo II, nel Suo discorso durante l’incontro ecumenico del 2000, nella Cattedrale di Nostra Signora d’Egitto, ha parlato della potente intercessione della Theotokos, l’Archetipo della Chiesa : “ Sostenuti dalla sua materna presenza, avremo il coraggio di ammettere le nostre colpe e le nostre esitazioni e di cercare quella riconciliazione che ci permetterà di camminare nella carità, nel modo che anche Cristo ci ha amato ( Ef5,2 ). Venerati fratelli, che il terzo millennio Cristiano sia il millennio della nostra piena unità nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo! Amen “

E’ un tema di valori e natura altissimi,  capaci tuttavia di condensare con semplicità la loro valenza in un commosso respiro del cuore nei credenti che ne recitano le intenzioni. Come tutto ciò che è evangelico, la sensazione di un palpito di amore universale che fonde la primitiva attitudine dell’anima  con la definitiva illuminazione pentecostale.

Ci ricordiamo allora delle ispirate parole di un 5 gennaio a Gerusalemme, al primo incontro tra Paolo VI e Atenagora I, Patriarca di Costantinopoli. Il Patriarca e il Papa recitarono insieme il Pater Noster, in greco e latino. Atenagora I disse poi:  “ …da secoli ormai il mondo cristiano vive nella notte della separazione. I suoi occhi sono stanchi di guardare nel buio “.

Ed ancora “ Che questo incontro sia l’alba di un giorno luminoso e benedetto, quando le generazioni future comunicheranno al medesimo calice del Santo Corpo e del Prezioso Sangue del Signore…”. Un anelito di vera comunione espresso oltre mezzo secolo fa.

Lo stesso anelito che pervade gli attuali partecipanti a questo dialogo, portatori consci di un ritmo che è loro imposto da una saggezza e un rispetto indispensabili. Li ringraziamo per ogni passo su questa strada. Sono i conduttori di un processo che avviene in un tempo di mutazioni mondiali rapidissime, che alcuni ravvisano come ulteriori indicatori di un necessario acceleratore  unificante.

Che siano loro di viatico le parole che Paolo VI pronuncio’ a Istanbul nel 1967, nella Cattedrale dello Spirito Santo “ Aiutateci, aiutateci tutti, Pastori e gregge, nel grande compito che abbiamo intrapreso e che è stato uno dei motivi determinanti di questo nostro viaggio: la ricomposizione dell’unità cristiana: Voi ne avvertite qui piu’ che altri la necessità e voi piu’ che altri ne vedete meglio i progressi “.

Maria, Madre delle vocazioni, ci protegga tutti.

 

Marco Creatini

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