Impegnativi incontri di primavera a San Miniato

mag 30th, 2013 | By | Category: Eventi

In linea con quanto previsto dal programma annuale di attività del Serra San Miniato, dal titolo: “La fede, dono da riscoprire, coltivare e testimoniare” e nell’ambito delle iniziative pensate per l’Anno della Fede, il Club ha organizzato due conferenze aperte al pubblico sulle Costituzioni del Concilio Ecumenico Vaticano II “Lumen Gentium” e “Gaudium et Spes”.

Il primo incontro si è tenuto il 17 aprile, relatore S.Ecc. il Vescovo di San Miniato Mons. Fausto Tardelli. Nel suo contributo sulla Costituzione dogmatica sulla Chiesa “Lumen Gentium”, Mons. Tardelli ha fornito un inquadramento storico del documento ed esposto l’iter che ne portò alla definitiva stesura. Ricordando che le Costituzioni “Dei Verbum” e “Sacrosanctum Concilium” sono alla base della “Lumen Gentium” e che il Concilio Ecumenico Vaticano I aveva definitola Chiesa“stendardo” innalzato dinanzi alle nazioni, Mons. Tardelli ha evidenziato che con la “Lumen Gentium” si definisce la missione essenziale della Chiesa, enucleandone quattro aspetti principali accettati dal Concilio:

  • l’idea di Chiesa come popolo di Dio (LG nn. 4 e 9) “E’ piaciuto a Dio costituire gli uomini come popolo”, come comunità. Tale visione, ricavata dall’Antico Testamento, è quella della Chiesa come popolo messianico, che annuncia il Regno di Dio (LG n. 9) ed ha per capo Cristo (LG n. 8). Chiesa: popolo unito, che nella sua profonda armonia testimonia le tre persone divine;
  • Chiesa come koinonia, comunione tra i membri dello stesso popolo, nell’autentica e viva carità, comunione realizzata da Dio nella Trinità (LG n. 7);
  • Chiesa come sacramento di Cristo, sacramento di salvezza, segno che rende presente Cristo e strumento per la salvezza dell’umanità;
  • Chiesa come realtà universale (cattolica) e particolare.La Chiesalocale raccolta intorno al Vescovo è strutturata a immagine della Chiesta Cattolica, universale.

Mons. Tardelli, infine, ha ricordato come Benedetto XVI, nel “Discorso al Clero romano” del 14 febbraio, dunque pochi giorni prima di lasciare il Ministero Petrino, abbia delineato una lettura dell’essenza della Chiesa in termini di comunione: “(…) nel testo del Nuovo Testamento, la parola “Laos tou Theou”, corrispondente ai testi dell’Antico Testamento, significa – mi sembra con solo due eccezioni – l’antico Popolo di Dio, gli ebrei che, tra i popoli, “goim”, del mondo, sono “il” Popolo di Dio. E gli altri, noi pagani, non siamo di per sé il Popolo di Dio, diventiamo figli di Abramo, e quindi Popolo di Dio entrando in comunione con il Cristo, che è l’unico seme di Abramo. Ed entrando in comunione con Lui, essendo uno con Lui, siamo anche noi Popolo di Dio. Cioè: il concetto “Popolo di Dio” implica continuità dei Testamenti, continuità della storia di Dio con il mondo, con gli uomini, ma implica anche l’elemento cristologico. Solo tramite la cristologia diveniamo Popolo di Dio e così si combinano i due concetti. Ed il Concilio ha deciso di creare una costruzione trinitaria dell’ecclesiologia: Popolo di Dio Padre, Corpo di Cristo, Tempio dello Spirito Santo. Ma solo dopo il Concilio è stato messo in luce un elemento che si trova un po’ nascosto, anche nel Concilio stesso, e cioè: il nesso tra Popolo di Dio e Corpo di Cristo, è proprio la comunione con Cristo nell’unione eucaristica. Qui diventiamo Corpo di Cristo; cioè la relazione tra Popolo di Dio e Corpo di Cristo crea una nuova realtà: la comunione. E dopo il Concilio è stato scoperto, direi, come il Concilio, in realtà, abbia trovato, abbia guidato a questo concetto: la comunione come concetto centrale. Direi che, filologicamente, nel Concilio esso non è ancora totalmente maturo, ma è frutto del Concilio che il concetto di comunione sia diventato sempre più l’espressione dell’essenza della Chiesa, comunione nelle diverse dimensioni: comunione con il Dio Trinitario – che è Egli stesso comunione tra Padre, Figlio e Spirito Santo -, comunione sacramentale, comunione concreta nell’episcopato e nella vita della Chiesa”.

Nella conferenza del 15 maggio S.Ecc. il Vescovo di Massa Marittima-Piombino Mons. Carlo Ciattini ha presentato alcuni aspetti della Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo “Gaudium et Spes”. Di seguito si riporta la parte finale della sua relazione.

“La missione della Chiesa nel mondo contemporaneo – Umanizzazione.

La Chiesa, perseguendo il suo proprio fine di salvezza, non solo comunica all’uomo la vita divina; essa diffonde anche in qualche modo sopra tutto il mondo la luce che questa vita divina irradia, e lo fa specialmente per il fatto che risana ed eleva la dignità della persona umana, consolida la compagine della umana società e conferisce al lavoro quotidiano degli uomini un più profondo senso e significato. Cosìla Chiesa, con i singoli suoi membri e con tutta intera la sua comunità, crede di poter contribuire molto a umanizzare di più la famiglia degli uomini e la sua storia.

È evidente che ciò è di grande importanza per degli uomini sempre più dipendenti gli uni dagli altri e per un mondo che va sempre più verso l’unificazione. Questa similitudine manifesta che l’uomo, il quale in terra è la sola creatura che Iddio abbia voluto per se stesso, non possa ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé.

Interdipendenza della persona e della umana società.

Dal carattere sociale dell’uomo appare evidente come il perfezionamento della persona umana e lo sviluppo della stessa società siano tra loro interdipendenti.

Infatti, la persona umana, che di natura sua ha assolutamente bisogno d’una vita sociale, è e deve essere principio, soggetto e fine di tutte le istituzioni sociali.

Poiché la vita sociale non è qualcosa di esterno all’uomo, l’uomo cresce in tutte le sue capacità e può rispondere alla sua vocazione attraverso i rapporti con gli altri, la reciprocità dei servizi e il dialogo con i fratelli. Tra i vincoli sociali che sono necessari al perfezionamento dell’uomo, alcuni, come la famiglia e la comunità politica, sono più immediatamente rispondenti alla sua natura intima; altri procedono piuttosto dalla sua libera volontà. Riguardo alla Missione della Chiesa la GS è molto esplicita: la missione propria che Cristo ha affidato alla sua Chiesa non è d’ordine politico, economico o sociale: il fine, infatti, che le ha prefisso è d’ordine religioso, infatti, la forza chela Chiesa riesce a immettere nella società umana contemporanea consiste in quella fede e carità effettivamente vissute, e non in una qualche sovranità esteriore esercitata con mezzi puramente umani. Inoltre, siccome in forza della sua missione e della sua natura non è legata ad alcuna particolare forma di cultura umana o sistema politico, economico, o sociale,la Chiesa per questa sua universalità può costituire un legame strettissimo tra le diverse comunità umane e nazioni, purché queste abbiano fiducia in lei e le riconoscano di fatto una vera libertà per il compimento della sua missione. Per questo motivo la Chiesa esorta i suoi figli, come pure tutti gli uomini, a superare, in questo spirito di famiglia proprio dei figli di Dio, ogni dissenso tra nazioni e razze, e a consolidare interiormente le legittime associazioni umane. Il Concilio, dunque, considera con grande rispetto tutto ciò che di vero, di buono e di giusto si trova nelle istituzioni, pur così diverse, che la umanità si è creata e continua a crearsi. Dichiara inoltre chela Chiesavuole aiutare e promuovere tutte queste istituzioni, per quanto ciò dipende da lei ed è compatibile con la sua missione. Niente le sta più a cuore che di servire al bene di tutti e di potersi liberamente sviluppare sotto qualsiasi regime che rispetti i diritti fondamentali della persona e della famiglia e riconosca le esigenze del bene comune.

Gli incontri, preziose occasioni di approfondimento e formazione cristiana, hanno richiamato molti interessati e ne è stata data notizia sia sulla stampa cartacea che sul web, contribuendo a diffondere la conoscenza del Serra International e delle sue finalità.

 

Silvia Campani

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