Giornata delle Vocazioni a L’Aquila

mag 18th, 2013 | By | Category: Distretti e Club

Sono state le religiose al centro della Giornata delle Vocazioni che il Distretto n. 68 del Serra International ha organizzato a L’Aquila insieme con il Club Serra locale.

La giornata, incentrata sulla conferenza pomeridiana che si è svolta nella sala attigua alla chiesa di Santa Rita, una delle poche già riaperta dopo il sisma del 6 aprile 2009, ha visto la partecipazione di Padre Luigi Mezzadri, sacerdote della Congregazione delle Missioni, professore emerito di Storia della Chiesa presso la Pontificia Università Gregoriana. Al centro del pomeriggio ci sono state le suore Benedettine Celestine del Convento di San Basilio e quelle dell’Istituto Ferrari che hanno la loro sede a San Gregorio, una frazione del capoluogo abruzzese. Si è parlato delle spirito vocazionale, ma anche delle tante attività svolte dalle religiose, in Italia e nelle Missioni soprattutto in Africa.

Le suore di clausura di San Basilio, nonostante il convento sia stato reso inagibile dal terremoto, hanno “sfidato” le istituzioni pur di non allontanarsi dalla città ed hanno vissuto e vivono in una casetta in legno, riuscendo a riavviare, recentemente, la loro legatoria che assicura i proventi necessari per la loro vita, ma soprattutto per le Missioni. Di loro ha parlato il giornalista Angelo De Nicola, organizzatore di diverse iniziative di beneficenza per la raccolta di fondi.

Delle loro Missioni hanno parlato anche le religiose dell’Istituto Ferrari, che a L’Aquila svolgono anche la delicata funzione di centro di accoglienza per bambini orfani o abbandonati e per donne che scelgono la strada del recupero dopo brutte esperienze vissute. E’ stato tracciato un quadro delle innumerevoli Missioni aperte nel Mondo.

Introdotto dalla Governatrice Paola Poli e dalla presidente del Club Serra aquilano Bernardina di Giampietro, è intervenuto Padre Mezzadri, del quale trascriviamo un breve intervento sul significato della Giornata:

“In occasione della giornata mondiale delle vocazioni avevo due domande. Esse si rincorrevano nella mente e non riuscivo a rispondervi.

La prima era la seguente: perché la vocazione non è più di moda? Le ragioni potrebbero essere due: o Dio non chiama più o la gente non ascolta più. Però, all’Angelus del 21 aprile, papa Francesco mi ha fatto riflettere con una riflessione profonda perché semplice: “A volte Gesù ci chiama, ci invita a seguirlo, ma forse succede che non ci rendiamo conto che è Lui, proprio come è capitato al giovane Samuele. Ci sono molti giovani oggi, qui in Piazza. Siete tanti voi, no? Si vede… Ecco! Siete tanti giovani oggi qui in Piazza.  Vorrei chiedervi: qualche volta avete sentito la voce del Signore che attraverso un desiderio, un’inquietudine, vi invitava a seguirlo più da vicino? L’avete sentito? Non sento? Ecco… Avete avuto voglia di essere apostoli di Gesù? La giovinezza bisogna metterla in gioco per i grandi ideali. Pensate questo voi? Siete d’accordo? Domanda a Gesù che cosa vuole da te e sii coraggioso! Sii coraggiosa! Domandaglielo!”.

Tutto questo è bellissimo. L’invito al coraggio (o al rischio) fa venire le vertigini, ed è persuasivo. Ma c’era pur sempre l’altra domanda: che senso ha rischiare la vita in una vocazione se poi le stesse cose le posso fare anche da laico? Che differenza c’è fra una suora infermiera e un’infermiera? O fra un operatore sociale laico e uno consacrato? O fra un’insegnante laica e una suora insegnante?

La risposta mi è venuta dall’espressione artistica più spirituale: dalla danza. Innanzi tutto la ballerina deve muoversi al ritmo della musica. La musica è come la volontà di Dio, che non ti costringe a una disciplina esteriore, ma ti avvolge e ti accompagna, facilitandoti la risposta alle situazioni della vita. I gesti delle braccia dicono accoglienza, tensione, un tendere all’alto o protendersi verso gli altri. Le gambe danno slancio fanno volare in alto, ci proiettano in una tensione che ricerca un’atmosfera più libera e pura.

Ma la cosa più spirituale è espressa dal movimento dei piedi. Essi devono stare appoggiati per terra, ma trovare poi lo spunto per un salto, per una evoluzione. Il culmine si raggiunge quando la ballerina danza sulle punte. Occorre allenamento, equilibrio, scioltezza e grazia di movimenti. Questo dimostra l’impossibilità che si possa donare a Dio una persona senza equilibrio, gioia di vivere, slancio di preghiera. In un certo senso la ballerina è una di noi che si alza e ci invita a innalzarci, e a tendere verso l’altro. manifestano quello che noi dovremmo esprimere.  La danza sulle punte è come il canto dell’allodola. Essa si solleva leggera. L’uccello dell’armonia canta fin dai primi giorni della primavera sollevandosi verticalmente, come se volesse liberarsi del peso e tuffarsi nel cielo. Mentre sembra perdersi nel cielo lancia una cascata di suoni simili a un crescendo musicale. Poi, chiude le ali e si lascia cadere come la ballerina quando viene afferrata dal suo partner. L’allodola è l’immagine del mistico desiderio di Dio, ma anche del bisogno che gli uomini hanno di servire e di restare in compagnia di chi vive sulla terra.”

Demetrio Moretti

 

 

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