Essere Diacono

mag 18th, 2013 | By | Category: Apertura

In occasione della Giornata mondiale per le Vocazioni, abbiamo voluto ascoltare la testimonianza di un amico Diacono e di sua moglie, Raimondo e Annamaria Dionisio, vicini al Serra, i quali vivono nella famiglia la speciale risposta ad un appello divino, ad un atto di fede che richiede un percorso di “santità” nel mettersi a servizio di Dio e del prossimo.

D.      Raimondo, potresti spiegare con poche parole chi è il Diacono?

R.        E’ il Ministro della ‘soglia’, in quanto per un verso ha ricevuto il 1° grado dell’ordine   sacro, pertanto fa parte del Clero, e nel contempo svolge la sua vita nell’ambito civile, testimoniando la fede nel proprio ambiente di lavoro da cui trae il suo sostentamento, per non essere di peso alla Chiesa.

D.        Come vivi nel contesto sociale questa tua vocazione?

R.       La prima vocazione, nel mio caso, è quella del matrimonio e della famiglia, con una  persona  che vive anch’essa un proprio cammino di fede; su questa base, si inserisce l’ulteriore ‘chiamata’ che rende permanente la propria esperienza di servizio alla Chiesa che già esercitavo come catechista e anche come membro di associazioni ecclesiali.

D.       Nel percorso vocazionale, quali sono i segni del candidato al diaconato?

R.      L’esercizio stesso di queste attività nella catechesi e nell’associazionismo cattolico mi ha fatto progressivamente avvertire l’esigenza di servire con maggiore dedizione  il Signore nella Sua Chiesa in una forma pubblica e di impegno costante per i fratelli.

D.          Come cresce e si alimenta il germe della vocazione? Parlaci della tua esperienza.

R.        Ho sottoposto questo desiderio alla Chiesa, nella persona del mio Direttore spirituale nonché,  all’epoca, Direttore del Seminario Diocesano, il quale mi ha sostenuto e incoraggiato a custodire nel cuore questa chiamata attraverso la direzione di natura spirituale e consigliandomi di continuare negli studi di natura teologica. Successivamente, l’Arcivescovo Metropolita ha inteso incaricare il Sacerdote, D. Oreste Stincone, uno dei più stimati della Diocesi, di intraprendere all’Aquila il cammino del Diaconato permanente che ha comportato, oltre il coronamento dei predetti studi teologici, anche un biennio di formazione pastorale sul campo.

D.       Quali esperienze hai maturato prima della tua ordinazione?

R.       In attesa della nomina del nuovo parroco di una frazione vicino all’Aquila, ho svolto le funzioni amministrative e di catechesi della parrocchia, coadiuvando il sacerdote straniero resosi disponibile a recarsi da Roma all’Aquila per la celebrazione domenicale;  in tal modo, anche attraverso la presentazione della mia persona da parte del sacerdote, il popolo ha potuto comprendere la specificità del Diacono e del suo carisma.

D.       Non tutti sanno quali sono le prerogative specifiche del Diacono rispetto a quelle del  Sacerdote; vogliamo spiegarle?

R.         Il Diacono riceve dal Vescovo, al momento dell’ordinazione, il libro dei Vangeli, per cui è abilitato alla predicazione e a tenere l’omelia durante la celebrazione eucaristica; in virtù del sacramento ricevuto, presiede la liturgia della Parola e, quale suo compito esclusivo,  proclama il santo Vangelo e le intenzioni di preghiera, legate alle concrete problematiche (di salute, economiche ed altro) di membri della comunità ecclesiale; è altresì ministro del Sangue di Cristo (il Sacerdote lo è del Corpo di Cristo) elevando il calice raffigurante le suppliche e le esigenze più profonde del popolo di Dio; a pena di invalidità della Messa, spetta al Diacono, quando presente, di infondere qualche goccia d’acqua nel calice, simbolo dell’umanità di Cristo. Il Diacono è anche Ministro ordinario della Eucarestia, insieme al Sacerdote. In assenza dell’accolito, provvede alla purificazione dei vasi sacri.

D.        Che cosa quindi non è di competenza del Diacono?

R.         Le parole della consacrazione, la remissione dei peccati a mezzo del sacramento della riconciliazione e la somministrazione dell’unzione degli infermi sono prerogative esclusive del secondo grado dell’ordine sacro.

D.       Annamaria, come hai vissuto questa chiamata al Diaconato di Raimondo?

R.        Come necessità di condivisione di un dono ricevuto da entrambi, seppure esercitato concretamente da mio marito, il solo che ha ricevuto il Sacramento; vorrei chiarire che la sposa del Diacono non è una Diaconessa, bensì una fedele che ha avuto un dono speciale in famiglia che la spinge a sostenere il ministero del marito nelle modalità che le sono proprie. Questo comporta la condivisione della preghiera durante la giornata, almeno le Lodi, o i Vespri, a cui partecipa anche nostra figlia. Insieme portiamo avanti dei progetti di solidarietà, come l’aiuto a coppie in crisi, poiché riteniamo che la famiglia sia il nucleo fondante della Chiesa e della società. La serietà dell’impegno condiviso è rapporesentata dal consenso espresso di proprio pugno dal coniuge rispetto al nuovo impegno assunto con il matrimonio.

D.       Come riuscite a conciliare tale vocazione con la famiglia e con il lavoro?

R.       Armonizzando le diverse esigenze, dedicando il giusto tempo a ciascuna di esse.

D.      Quale è il punto di forza su cui fa leva il ‘chiamato’?

R.      E’ il suo rapporto esclusivo con l’Episcopo,  l’unico che gli impone le mani ed al quale il diacono presta obbedienza; egli infatti è l’occhio, l’orecchio e la mano del Vescovo, in particolare per la carità esercitata in favore dei bisognosi.

D.      Che augurio fai a chi avverte l’esigenza di mettersi maggiormente al servizio del  corpo ecclesiale?

R.       Di vivere con pienezza lo stato che già si vive: mentre il Sacerdote ha la funzione di governo della parrocchia, di cui il Diacono è suo primo collaboratore; chi sente di avere una maggiore tensione a mettersi a disposizione dei fratelli, troverà nel Diacono colui che individuerà in lui le sue propensioni, quali per esempio il servizio liturgico, il servizio della carità, etc… Possiamo immaginare il Sacerdote come testa della comunità, con funzione di governo, e il Diacono come una sorta di sistema circolatorio che dia impulso ad ognuno a trovare una giusta collocazione corrispondente all’ambito più congeniale. Il consiglio che posso dare è di tenere sempre vivo nel cuore il desiderio di suscitare sempre nuovo dinamismo e nuovo entusiasmo nella comunità ecclesiale.

 Luigi Cardilli  -  Paola Poli

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