Fidarsi di Twitter? Adelante cum judicio

mag 15th, 2013 | By | Category: Cultura
Un paio di settimane fa un solo tweet ha fatto letteralmente crollare la borsa di New York: il famoso indice Dow Jones è collassato per pochi secondi di ben 143 punti: 1 punto Dow Jones vale circa 290 milioni di $, fate voi i conti.
Cosa è successo? Pochi minuti dopo le 19 ora italiana di martedì 23 aprile l’account Twitter di Associated press (Ap), la più famosa agenzia di stampa del mondo, ha pubblicato questo terribile cinguettio: «Ultim’ora: Due esplosioni alla Casa Bianca e Barack Obama è ferito».
Notizia subito smentita sia da altri media che da un altro account della stessa agenzia. Dopo alcune ore, sospeso l’account, la stessa Ap ha annunciato ufficialmente di essere stata “hackerata” – in buona sostanza qualcuno ha preso il controllo dell’account Twitter. Il responsabile dell’azione sarebbe un gruppo di hacker siriani denominati Sea, una sorta di cyber-milizia non nuova ad “attentati” del genere ad organi di informazione nel web.
Il fatto porta in rilievo ovviamente vari profili di crisi; fermo restando che i problemi possono anche rivelarsi delle opportunità. Ne riassumo solo due.
Il primo ha due livelli: la sicurezza e l’attendibilità informativa di Twitter.
Sul primo aspetto, si dibatte sul sistema di accesso al social dei cinguettii. Un sistema su cui la stessa  compagnia starebbe infatti lavorando. Si pensa a un nuovo metodo di autenticazione con due passaggi, proprio come avviene per molti altri frequentati colossi del web.
La questione dell’accesso e quindi anche quella della possibilità dell’hackeraggio degli account Twitter o della loro falsificazione (i cosiddetti fake, account falsi, ma verosimili, normalmente di personaggi famosi), che avviene frequentemente anche senza risvolti così clamorosi, è considerata da collegarsi anche con il tema falsi follower.Per far vedere quanto si è importanti e “seguiti” si creano appositamente falsi account per manipolare un dato che funziona un po’ da “Auditel” essenziale su Twitter.
Dopo il caso Ap, interessante a questo proposito una ricerca di due giovani esperti italiani di sicurezza informatica su questo argomento, nella quale sostengono di svelare “chi di famoso: brand, politico e personaggio, ha acquistato secondo noi dei seguaci falsi”.
Sull’attendibilità di un tweet come fonte, la letteratura e il dibattito non sono nuovi, ma ovviamente il caso Ap ha rinvingorito le critiche. Qui c’è un elemento chiave: l’account che ha dato la notizia era quello vero, non un fake, e la fonte è attendibilissima. D’altro canto, la stessa “comunità” di Twitter, aveva subito creato anticorpi: gli altri media operativi su Twitter non hanno passato una notizia così clamorosa e questo ha fatto subito capire a molti che c’era qualcosa che non andava e a segnalarlo immediatamente.
Ma chi e come legge e verifica l’attendibilità di un tweet?
E qui arriviamo al secondo profilo problematico: su quale base, nel caso specifico, i mercati finanziari reagiscono alle notizie su cui fanno muovere miliardi di dollari?
La Sec, l’equivalente statunitense della nostra Consob, che da poco ha autorizzato l’uso del canale online per le comunicazioni di mercato, è preoccupata dall’uso volutamente speculativo di questo genere di informazioni. Tenendo conto che proprio da poche settimane i tweet delle società quotate e dei blogger più influenti in materia di Borsa sono diventati unafonte ufficiale nei principali media di settore.
Un altro problema è che, in prima battuta, chi decide un’operazione finanziaria – in pochissimi secondi, se non centesimi di secondo – non sarebbe quasi più direttamente un essere umano, una persona, ma software progettati per monitorare il flusso delle notizie.
Una domanda, dunque, per chiudere: è normale, se è così, che lo spostamento di miliardi di dollari, che significano concretamente anche la vita di milioni di persone, venga deciso da applicazioni che analizzano acriticamente le notizie o addirittura “cinguettii” (e senza poterli verificare) e reagiscano in base a qualche riga di codice che considera “buona” o “cattiva” una certa situazione?
Simone Sereni
Fonte Copercom
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