Divorziati risposati ed il sacramento della comunione

mag 15th, 2013 | By | Category: Eventi

Dai mass media  recentemente si apprende che Papa Francesco avrebbe incaricato Mons. Vincenzo Paglia di studiare con una Commissione la condizione dei divorziati con riguardo al sacramento della Comunione.

Per esigenza di chiarezza è necessario premettere:

1 –  che la “vittima innocente del divorzio pronunciato dalla legge civile (trattasi del cd.  divorziato passivo)…non contravviene alla norma morale” (§ 2386 del Catechismo della Chiesa Cattolica) e, quindi, continua ad essere ammesso ai sacramenti, in particolare alla Comunione;

2 – conseguentemente sono esclusi dai sacramenti  e, quindi, dalla Comunione i cd. divorziati attivi cioè coloro che con domanda giudiziale unilaterale o con domanda giudiziale congiunta hanno contribuito a provocare la pronuncia di divorzio;

3 – a fortiori restano esclusi dalla partecipazione ai sacramenti i divorziati risposati, locuzione questa includente anche i cd. divorziati passivi risposati, ai quali tutti è specificamente diretto il § 29 dell’Esortazione apostolica sinodale Sacramentum Caritatis di Papa Benedetto XVI del 22 Febbraio 2007 nel cui contesto, tuttavia, si sottolinea che, pur restando esclusa la loro ammissione ai Sacramenti, “continuano ad appartenere alla Chiesa, che li segue con speciale attenzione, nel desiderio che coltivino, per quanto possibile, uno stile cristiano di vita attraverso la partecipazione alla santa Messa, pur senza ricevere la Comunione, l’ascolto della Parola di Dio, l’Adorazione eucaristica, la preghiera, la partecipazione alla vita comunitaria, il dialogo confidente con un sacerdote o un maestro di vita spirituale , la dedizione alla carità vissuta, le opere di penitenza, l’impegno educativo verso i figli”.

La trattazione che segue riguarda esclusivamente i cd. divorziati risposati (attivi  e passivi).

Secondo il Vangelo di Marco, il Quale non ha conosciuto Gesù Cristo ed ha appreso della Sua vita e Resurrezione da Pietro quando Questi fu ospitato nella Sua casa dopo la prigionia, il Signore disse (10, 11 – 12):”Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei. Così pure la donna che ripudia suo marito e ne sposa un altro commette adulterio”. Analogo è l’insegnamento emergente dal Vangelo di Matteo (19, 9):”chi ripudia la propria moglie, se non per impudicizia, e sposa un’altra, commette adulterio”. Pur nutrendo tutta la misericordia possibile nel considerare il caso, non riesco ad individuare alcun argomento dottrinalmente accettabile in presenza del ricordato insegnamento divino emergente in proposito dai due Vangeli, tanto puntuale e preciso è, in particolare nel Vangelo di Marco, il riscontro con il caso dei cd. divorziati risposati. Va comunque sottolineato un particolare essenziale e primordiale nell’insegnamento di Cristoquale emerge in  materia dai citati brani evangelici, cioè il carattere indissolubile del matrimonio, cosicchè già il divorzio pone l’uomo e la donna nella condizione di contravvenire ad un precetto divino e, quindi, nella condizione di peccato mortale.

L’unico spiraglio può forse individuarsi in quella condicio, presente nel Vangelo di Matteo, del “se non per impudicizia”, che sembrerebbe escludere l’adulterio per una specie di compensazione  in senso giuridico. A parte comunque l’estrema problematicità di una simile esegesi prospettata per giunta in via ipotetica, quand’anche la si accettasse, l’adulterio potrebbe ritenersi  escluso in quel solo caso, non dunque in generale

Aurelio Verger

 

 

 

 

 

 

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