Firenze ospita il Serra day del Distretto 71

mag 8th, 2013 | By | Category: Primo Piano

“Il compito dei serrani è contribuire a costruire una cultura vocazionale, un humus favorevole dal quale possano nascere vocazioni specifiche”. Con queste parole mons. Stefano Manetti, Rettore del Seminario Arcivescovile di Firenze, ha evidenziato il ruolo fondamentale del Serra Club al Serra Daydel Distretto 71 che si è svolto nel Seminario Arcivescovile fiorentino domenica 21 aprile in occasione della Cinquantesima Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. L’intervento del Rettore è stato preceduto dai saluti di Alberto Beati, Governatore del Distretto, e Paolo Campagnano, giovane Presidente del Serra Club Firenze.

Il Governatore Alberto Beati

Beati ha articolato la sua riflessione riprendendo le parole di Benedetto XVI al Convegno di Roma del novembre 2011 per la celebrazione dei 70 anni della Fondazione della Pontificia Opera per le Vocazioni Sacerdotali e i 60 anni di affiliazione ad essa di Serra International. Quindi ha asserito che “l’impegno del Movimento si esprime attraverso la preghiera e le opere. Il Serra Club deve sforzarsi di trovare modi e mezzi necessari per un aiuto essenzialmente umano ai giovani. I serrani con la propria testimonianza di uomini e donne nella società si distinguono palesando la propria fede anche organizzando incontri e manifestazioni di carattere spirituale, culturale e sociale cercando di incidere sulla realtà”.

Campagnano si è unito alla riflessione del Governatore esortando “un impegno deciso e costante di tutti i serrani per il sostegno alle Vocazioni quale servizio prezioso perla Chiesanonché forma di attiva partecipazione alla vita ecclesiale”.

Mons. Manetti ha introdotto il suo intervento facendo riferimento al Documento finale del Congresso sulle Vocazioni al Sacerdozio e alla Vita Consacrata in Europa (Maggio 1997). “Il Documento – ha sottolineato il Rettore – descrive alcune caratteristiche della cultura attuale. Sintetizza altresì la realtà in cui viviamo dicendo che noi oggi ci troviamo di fronte ad un uomo senza vocazione. Vocazione indica l’esistenza di un “tu” che chiama. L’uomo di oggi è incamminato senza la consapevolezza di una relazione fondativa e fondante del suo essere uomo. L’uomo è un essere essenzialmente relazionale. Occorre che comprenda se stesso come un io che sta di fronte ad un tu ed è nella relazione io/tu che l’uomo scopre la verità di se stesso. Questo impianto culturale evidentemente non è scontato perché l’istinto è invece quello dell’egocentrismo. Quindi occorre costruire una cultura vocazionale che non sia semplicemente circoscritta al problema delle vocazioni sacerdotali. In primis conta il modo in cui l’uomo guarda alla realtà ovvero il modo in cui vede se stesso”. “Nella Sacra Scrittura – ha poi evidenziato – già dalla Genesi troviamo elementi illuminanti sulla cultura vocazionale.La Creazioneè per l’uomo e ci dona il senso del mondo. Lo scopo della Creazione èla Comunione, nella Bibbia chiamata Berit, che significa Alleanza. Comunione è relazione ovvero “unione con” e implica un io e un tu.La Beritè un matrimonio tra Dio e l’umanità. Emblematico è l’esempio di Abramo, padre comune della fede delle tre religioni monoteiste, che lascia tutte le sue ricchezze e i suoi agi per mantenere una relazione iniziata con Dio”. “Tra Bibbia e scienza – ha concluso mons. Manetti – non c’è contraddizione: ognuna è competente nella sua area, la scienza ha il compito di dire come è fatto l’universo ela Bibbiaha il compito di dire quale è il senso dell’universo”.

Massimiliano Colelli

Dopo l’intervento il Rettore ha celebrato la S.Messa. Quindi il pranzo e la visita guidata dallo stesso mons. Manetti al Seminario. Ripercorrendo la storia della struttura è stata richiamata la figura di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, al secolo Caterina (Firenze, 2 aprile 1566Firenze, 25 maggio 1607), proclamata Santa da Papa Clemente IX il 22 aprile 1669. La sua spiritualità influenzò profondamente la società fiorentina del Seicento. Scelse di diventare monaca carmelitana entrando all’età di sedici anni nel Monastero di Santa Maria degli Angeli in Oltrarno che nel Settecento è stato trasformato in sede del Seminario Arcivescovile.

 

Massimiliano Colelli

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