Crisi economica, relativismo e amore.

apr 13th, 2013 | By | Category: Mondo Cattolico

 

La nostra maggior gioia, la predilezione del nostro animo, va in quei momenti che ci troviamo con i fratelli in Piazza S.Pietro, nel tripudio dell’attesa e delle parole del Santo Padre. Proviamo vivissima la sensazione di appartenenza alla Chiesa militante, fisicamente racchiusi dal colonnato del Bernini e idealmente uniti con tutti i cristiani del mondo.

E quando alziamo gli occhi verso l’alto, scorgiamo tutt’intorno a noi le statue e i simboli della Chiesa trionfante, che ci custodisce tutti. Quelle figure che la rappresentano, volgono gesti e sguardi verso il Cielo, ma li rivolgono altrettanto verso di noi, l’umanità di Santa Romana Chiesa, con la sua fede, le sue speranze, le sue attese. Il nostro mondo, il mondo dell’anima, è  lì definito; è cio’ che sentiamo significativo per il nostro esistere.

Sembrerebbe allora riduttivo parlare dei bisogni dell’esistenza e delle difficoltà terrene ma si tratta  dell’uomo e del suo indispensabile percorso; si tratta spesso della obbligata attenzione alle difficoltà dei piccoli.

Siamo sommersi da indicazioni, notizie, diagrammi, cifre, previsioni sulla situazione economica, in una complessa  alchimia che sembra dimenticare i semplici e la loro vita, insieme al loro anelito di serenità e di protezione. Ci sembra quindi doveroso cercare di tratteggiarne una distinzione di ordine generale con alcune annotazioni personali.

La drammatica povertà in cui vivono parte delle popolazioni del Terzo Mondo origina da ragioni storiche e sociali mai risolte, ma la nuova povertà che  colpisce i Paesi occidentali trova cause e catalizzatori in quei recenti modelli economici e quelle tendenze comportamentali dei singoli, consenzienti a simulacri accattivanti, per uno sviluppo fondato su affermazioni economiche prevalentemente individuali. Il tutto legato da un rischioso collante relativista, capace di attenuare e annullare i valori spirituali e la solidarietà umana.

E’ dunque in questo ambito e per mezzo degli intrinseci elementi che si è manifestata la crisi economica attuale, vissuta e sofferta dai più come un inaspettato tradimento di un sistema da loro accettato e condiviso. I loro idoli erroneamente rassicuranti sono stati infranti da idoli della stessa natura, ben più potenti e spregiudicati.

Le disarmonie sociali conseguenti a tutto questo, sono penetrate in un mondo indebolito dalla mancanza della Fede, cui si è aggiunta la perdita di ideali del mondo laico, che spesso contenevano un bagaglio etico che, seppur in difficile rapporto con i principi cristiani, induceva positive attitudini personali.

Ed è di questi giorni l’affermazione del regista Zanussi  di “… un’Europa divorata dal profitto”, mitigata da “ … una compensazione tra le leggi dell’economia e l’etica cristiana è possibile, coscienti sempre che senzala Grazianon possiamo niente “.

Appare così l’immagine di un mondo bisognoso di recuperare i principi e le ragioni di una carità chela Chiesa offre da sempre, nella fermezza di una Fede salvifica. Un mondo in insospettata attesa delle parole di Papa Francesco, di antica memoria e nuovissimo impeto, riecheggianti quelle della   “ Pacem in terris “, per un contesto diverso ma tuttora attuale   “… si può vivere in pace…”.

Un altro concetto certamente vicino al pensiero del Papa è stato espresso in questi giorni dal Prefetto della Congregazione per la Evangelizzazione dei Popoli  …“ Nel mistero dell’incarnazione Cristo esce dalla sua divinità e va verso la periferia “, una periferia che coincide ancora con la periferia geografica della nostra prospettiva, ma che sta certamente estendendosi.

Sarà quindi necessario che diventino indispensabili  le parole del Papa sull’amore verso il prossimo, con il compito rigoroso di conoscere e capire senza sterili lamentazioni, ma vivendo e trasmettendo un sentimento che è insieme intemerata volontà di soccorso e fiducioso abbandono in Dio, da cui tutto origina e tutto consegue. Un amore impaziente che ci riempia l’anima, per una gioia più intensa, per una Grazia ancora più avvertita, nell’eterna obbedienza a Dio.

 Marco Creatini

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