Incontro alla verità dell’altro, ma disarmati

apr 5th, 2013 | By | Category: Cultura
Fin da quando ho iniziato a navigare, uno degli aspetti di Internet che mi ha affascinato è stata l’orizzontalità della comunicazione: chiunque ha la possibilità di esporre la propria idea, ed essa si misura con gli altri in modo democratico, non in forza dell’autorità del proponente, ma in ragione della forza dell’argomentazione. E fin da subito ho pensato che questa novità avrebbe potuto mettere in crisi la Chiesa, che spesso ha pensato di poter comunicare con l’uomo in forza di una specie di principio di autorità, fosse anche soltanto morale.
Quando all’interno dell’esperienza di www.pretionline.it (sito tramite il quale è possibile incontrare e dialogare con preti disponibili a farlo), per un po’ di anni abbiamo portato avanti una mailing list di discussione per sacerdoti e laici cattolici, sono emerse in modo chiaro le stesse due dinamiche di comunicazione: principio di autorità o forza dell’argomentazione.
Con l’avvento delle reti sociali, il principio di autorità ha lasciato il passo alla “popolarità”, che si traduce in visibilità, e spesso, agli occhi degli utenti della rete, questo può essere scambiato proprio per autorevolezza.
L’inizio del messaggio di Benedetto XVI riassume questi concetti e questi passaggi, richiamando però un concetto espresso già a Lisbona nel maggio del 2010:
Dialogo e dibattito possono fiorire e crescere anche quando si conversa e si prendono sul serio coloro che hanno idee diverse dalle nostre. “Costatata la diversità culturale, bisogna far sì che le persone non solo accettino l’esistenza della cultura dell’altro, ma aspirino anche a venire arricchite da essa e ad offrirle ciò che si possiede di bene, di vero e di bello” (Discorso nell’Incontro con il mondo della cultura, Belém, Lisbona, 12 maggio 2010).
Credo che sia un passaggio fondamentale per la Chiesa e per ogni cristiano che voglia vivere nella rete: constatato che non esiste un pensiero unico, tanto meno nel nostro mondo così frammentato, siamo chiamati non solo ad accettare la cultura che gli altri esprimono, ma dobbiamo coglierne anche l’arricchimento che può portarci, come primo passo essenziale per poter porgere ciò che è il nostro tesoro di bene, di vero e di bello, ovvero Gesù Cristo e il messaggio del suo Vangelo.
Questo richiede prima di tutto un profondo radicamento nella nostra fede e nella nostra cultura, ma nello stesso tempo un profondo riconoscimento della verità presente nella rete. E questo a sua volta richiede spesso una capacità di leggere tra le righe, al di là delle modalità espressive spesso così diverse da quelle inter ecclesiali. Del resto, da sempre l’evangelizzazione presuppone la capacità di riconoscere i “semi del Verbo” all’interno delle culture a cui si vuole proporre il Vangelo, per poi sapervi inculturare il seme del messaggio di Cristo.
Mi piace riassumere tutto in una parola: disarmo. Solo se sapremo disarmarci, solo se rimetteremo nel fodero la spada della verità, solo se sapremo andare incontro all’altro a braccia aperte, potrà realizzarsi non lo scontro, ma l’incontro tra due persone. E solo l’incontro vero, profondo, aperto, libero, cordiale, può essere il terreno su cui germogliano la nostra più profonda comprensione della verità del Vangelo, e la possibilità di far germogliare nel cuore dell’altro lo stesso seme di Vita.
 Giovanni Benvenuto*
*Parroco (nella foto), fondatore di Qumran2.net Pretionline.it
fonte copercom
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