Il Papa della gioia prostrato sul pavimento di San Pietro per commemorare la Passione di Gesù

mar 30th, 2013 | By | Category: Apertura

L’atto di devozione del Sommo Pontefice che ci ricorda il gesto dell’ordinazione sacerdotale in Cristo nostro Signore. Papa Francesco si prostra sul pavimento della Basilica di S. Pietro nella cerimonia liturgica della Passione di Gesù. Maxi schermi in Piazza San Pietro e televisioni di tutto il mondo puntati sul Papa della gioia e della semplicità, del rifiuto dello sfarzo, degli atti e parole essenziali. Un triduo pasquale sostanziale con al centro Gesu’, poche parole e i fedeli, perché i sacerdoti sentano “l’odore delle pecore”, come Pastori si mescolino nel gregge, pascolino le loro pecore, accolgano le pecorelle smarrite con la misericordia di Dio, lontani dal carrierismo, che distorce la missione affidata loro dal Signore.

Papa Francesco, con voce calma, pacata, calda nella sua dolcezza che ricorda proprio la misericordia e la grazia di Dio verso l’uomo, ma con rigore e fermezza, induce a pregare tutti indistintamente, in una grande compostezza. Gli ambienti, si è detto nella celebrazione delle 17.00 nella Basilica Vaticana, degli edifici, dove nel tempo sono state edificate stanze, stanzette, muri, devono essere abbattuti per ripristinare l’ordine originario voluto da Dio. Tante parole, tanta tecnologia, tanto progresso ma in realtà l’ordine definitivo delle cose è stato dato dalla morte di Gesù, dall’infinito atto di amore che ha redento l’umanità, unendo tutti in un unico segno. Si tratta solo di ritornare all’origine come disse Dio a Francesco ‘Va e ripara la mia casa che va in rovina”. Un’attualità che si ripete in corsi e ricorsi storici ma dove è necessario solo, non con poca fatica, ognuno portando la propria croce, ritrovare la semplicità primordiale, ciascuno nella sua vocazione. Giovanni Paolo II diceva spesso “prendete la vostra vita e fatene un capolavoro”. Ognuno deve custodire se stesso per custodire gli altri, come Giuseppe, come ha detto Papa Francesco nella messa di intronizzazione: custodire la propria vita come un’opera d’arte. Pastori, aspiranti sacerdoti e laici insieme, accanto al loro Vescovo di Roma, per lavorare a favore di una collettività migliore, di una Ecclesia, senza distinzione di nazioni e di religioni ma che dall’origine è unita dal puro atto di amore e di sacrificio di Gesù. Il dialogo e l’ecumenismo, la purezza e il minimalismo dei gesti sono prioritari in questa Pasqua nell’approccio di Papa Francesco al mondo ed ai fedeli che lo attendono e lo ascoltano in un incredibile rigoroso silenzio.

Gesù è morto non per una nazione soltanto ma per unire tutti sotto lo stesso cielo. L’amore che nasce da tutto ciò è l’evangelizzazione. Gesù ha detto “andate in tutto il mondo e predicate“. Ci sono tanti uomini che stanno alla finestra e aspettano il messaggio. L’evangelizzazione ha un’origine mistica, deriva dal sangue e dall’acqua di Cristo, dalla ferita del suo costato.

L’evangelizzazione della Chiesa è dare la gioia che sgorga dal suo cuore, è sentire il messaggio libero e gioioso delle sue membra lontane.

Papa Francesco si dirige, prima di tutti, verso la croce e bacia, accarezza il corpo di Cristo, in un gesto simile a quello destinato agli umili ed ai ragazzi del carcere minorile di Roma, visitati nel giovedì santo. Il vento, durante la celebrazione eucaristica, inizia a soffiare e a muovere le foglie dei rami d’ulivo.

 

Portati proprio da quel vento ci spostiamo alle 21.00 alla Via Crucis dove Papa Francesco sceglie di non seguire la processione nelle quattordici stazioni ma di attendere in preghiera sul terrazzo del colle Palatino.

Il Colosseo è abbracciato da fedeli provenienti da tutto il mondo, con fiaccole accese che con semplicità e fede illuminano la notte. Portano la Croce per la prima e l’ultima Stazione il Cardinale Vallini; per la II e la III, due famiglie, una italiana e una indiana; per la IV e la V gli operatori dell’Unitalsi, che accompagnano anche una persona disabile. Per la VI e la VII Stazione a portare la croce sono due seminaristi cinesi; per la VIII e la IX sono due frati della Custodia di Terra Santa; per la X e la XI Stazione, due religiose nigeriane, per l’Africa, e due religiose del Libano; nella XII e XIII Stazione ci sono due giovani del Brasile, Paese che ospiterà la prossima Giornata Mondiale della Gioventù. Le torce ai lati della Croce sono portate da due giovani italiani della diocesi di Roma e da due libanesi. Quest’anno i testi delle meditazioni sono stati redatti da alcuni giovani libanesi, sotto la guida del Patriarca Bechara Boutros Rai. Parte dei testi sacri sono affidati alla lettura dell’attrice Lina Sastri e Orazio Coclite.

Nelle quattordici stazioni sono stati ricordati alcuni temi e mali che affliggono l’umanità: nella prima, ad esempio, nella condanna a Gesù è stato detto come molti sono i Pilato che impegnano la loro autorità per colpire i deboli e utilizzano il potere per calpestare la dignità e la vita; nella seconda con Gesù caricato dalla croce nella preghiera è stato affidato a Dio il popolo del Medio Oriente martoriato perché ritrovi nella croce stessa, come la croce di Gesù, la speranza; nella terza stazione ove Gesù cade per la prima volta, si auspica che l’uomo non cada, tenendo conto sempre della totalità delle cose; nella quarta stazione, nell’incontro con Maria, Madre di tutte le vocazioni, che dapprima e da subito ha accettato senza capire la volontà del Signore, nasce nella reciproca sofferenza una comunità nuova, ricordando nelle famiglie odierne le sofferenze causate dai genitori ai figli e viceversa, con la preghiera che in questi tempi difficili Gesù sia il sostegno, la serenità di tutti i nuclei familiari, restituendo loro l’immagine della santa famiglia di Nazareth; nella quinta stazione Simone aiuta Gesù a portare la croce dove tutti assomigliamo a Simone di Cirene; nella sesta stazione, Veronica asciuga il volto di Gesù che è presente oggi nel volto di chi soffre, di chi è debole, di chi è sfruttato; nella settima stazione Gesù cade per la seconda volta, solo sotto il peso esteriore e interiore della croce ma viene rialzato dalla forza dell’amore che può tutto, lo stesso amore che deve unire le vicende che creano conflitti religiosi affinchè si diradi la nebbia; nell’ottava stazione nell’incontro con le donne di Gerusalemme che piangono Gesù, Cristo risponde loro di piangere loro stesse e i loro figli perché aprano gli occhi, rievocando oggi un mondo pieno di donne afflitte dove Dio possa essere il balsamo delle loro ferite; nella nona stazione dove Gesù cade per la terza volta e con tutte le forze che gli restano si rialza, si prega per l’unità della Chiesa d’Oriente e di Occidente che deve essere una unica cosa come il Padre e Gesù, per rialzarci tutti insieme attraverso la via della verità di Cristo; nella decima stazione quando Gesù è spogliato dalle sue vesti, si è pregato perché Cristo strappi in noi il velo che ci separa da noi stessi e inviti a rivestire l’uomo nuovo del battesimo, proclamando Gesù stesso il solo vero Dio che guida la storia; nella undicesima stazione Gesù è sulla croce e nelle sue mani trafitte e piaghe troviamo il perdono, con una viva preghiera per tutti i giovani vittime della droga, delle perversioni, delle sette, delle organizzazioni nascoste nelle istituzioni che si rivelano essere riflesso fioco della luce di Cristo; nella dodicesima stazione Gesù muore sulla croce con un grido di abbandono alla morte, al Padre ma simile al grido del parto che scaturisce vita, con un rinnovato pensiero alle persone del Medio Oriente; nella tredicesima stazione Gesù viene riposto nel sepolcro a ricordare come quanti hanno perso la speranza credano sulla vittoria del peccato e della morte perché come dice il Cantico dei Cantici “Forte come la morte è l’amore”.

Di seguito le parole di Papa Francesco durante la sua prima Via Crucis:

“Cari fratelli e sorelle, vi ringrazio di avere partecipato numerosi qui e ringrazio chi ha partecipato, in particolare, i malati, per mezzo dei media. Non voglio aggiungere tante parole. In questa notte deve rimanere una sola parola: la croce, con cui Dio ha risposto al male del mondo. Ci sembra che Dio sia in silenzio ma la sua risposta al male del mondo e’ la croce di Cristo, che e’ amore, perdono. Dio ci giudica amandoci. Se accolgo il suo amore sono salvato, se lo rifiuto sono condannato ma non da Dio ma da me stesso. Gesù non condanna ma salva. La parola della croce e’ la risposta al male che continua ad agire intorno a noi. I cristiani devono rispondere al male con il bene. Sono i fratelli del Libano, che ringraziamo, ad avere composto questi testi. In Libano abbiamo visto nell’incontro con Benedetto XVI l’amicizia dei fratelli musulmani, un segno di speranza per il mondo intero. Camminiamo insieme sulla via della croce, portando nel cuore questa parola di amore e perdono, portando con noi Gesù che ci ama tanto e che e’ tutto amore“.

Le celebrazioni pasquali continuano nel sabato santo con la veglia e la Santa Messa alle 22.30 in Piazza San Pietro e con la messa e l’angelus pasquale domenica mattina in Piazza San Pietro.

Padre Federico Lombardi nella Sala Stampa Vaticana ha annunciato l’austerità delle cerimonie pasquali, restituite a tutti per desiderio del Vescovo di Roma nella genuinità francescana, con Cristo e la croce al centro.

Le cerimonie pasquali, accanto al Vescovo di Roma, sono state seguite da Viviana Normando, con un ringraziamento particolare per il lavoro e i suggerimenti al Presidente Nazionale di Serra Italia Antonio Ciacci, al Vice Presidente alle Comunicazioni Renato Vadalà, a tutto il Cnis, a Salvatore Pignata serrano e membro dell’Associazione dei Santi Pietro e Paolo, a Maria Luisa Coppola che domenica è presente nella messa in San Pietro in qualità di responsabile delle relazioni esterne di Serra Italia e redattrice del Serrano on line, www.serraclubitalia.it, con particolare riferimento alla cura nella testimonianza delle vocazioni sacerdotali a favore di chi è chiamato a rispondere con un sì, con lo stesso approccio di Maria, anche quando non comprende il disegno che il Signore ha in serbo per i vocati, cui il Serra è sempre vicino.

Il Serra International Italia prega per Papa Francesco.

Per approfondimenti testuali e fotografici: www.ilvaticanese.it.

Servizio di Viviana Normando, Foto Fabio Pignata

 

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