L’ordine certosino

mar 24th, 2013 | By | Category: Distretti e Club

L’origine

Bruno nobile rampollo della famiglia degli Hartenfaust, nacque attorno al 1030 a Colonia, in Germania, e giovanissimo fu inviato a studiare nella importantissima Scuola Cattedrale di Reims.

Promosso dottore e Canonico del Capitolo della Cattedrale di Reims, nel 1056 venne nominato Maestro, cioè Rettore dell’Università.

Era considerato per le sue doti di intelligenza e cultura il dottore dei dottori

Bruno, però, si trovò sempre più a disagio in una città in cui i motivi di scandalo e di lotta di potere coinvolgevano anche l’alto clero e il Vescovo stesso.

Infatti siamo nel periodo storico ( 1077) caratterizzato dalla lotta tra potere spirituale e potere temporale, e dalla scomunica del Papa Gregorio VII all’imperatore di Germania Enrico IV, che ebbe termine con la revoca della scomunica nell’incontro nel Castello di Matilde di Canossa appunto.

Dopo aver lottato, anche con successo, contro questi disordini, Bruno provò il desiderio di una vita monastica dedicata totalmente solo a Dio.

Nella ricerca di un luogo adatto ove ritirarsi, giunse nella regione di Grenoble con 6 compagni, ove il vescovo Ugo gli offrì un luogo solitario della sua diocesi nelle montagne della Chartreuse a circa 1200 m, accompagnando egli stesso nel giugno 1084 Bruno e i suoi sei compagni nell’impervia valle di Chartreuse, che darà il suo nome all’Ordine certosino.

Qui costruirono il loro eremo, formato da 7 capanne di legno collegate tra loro da un chiostro o portico, che permetteva l’accesso riparato e coperto ai luoghi di riunione comunitaria : la chiesa, il refettorio, la sala del capitolo.

Bruno passò sei anni di quieta vita solitaria, e la sua fama di santità si spanse e giunse sino a Roma: Bruno fu chiamato al servizio della sede apostolica presso la corte vaticana da Oddo di Châtillon (suo ex discepolo a Reims), giunto in Italia nel 1080 ed eletto pontefice nel 1088 col nome di Urbano II

Consigliere del Papa, Bruno non si sentì a proprio agio presso la corte pontificia, per i motivi sopraddetti. Infatti anche a Roma c’era l’ostilità della Curia romana, favorevole all’antipapa Clemente III al posto di Urbano II.

Rimase a Roma solo pochi mesi. Con il consenso del Papa nel 1090 si ritirò e fondò una nuova Certosa nei boschi della Calabria, su un terreno donatogli dal principe normanno Ruggero d’Altavilla- ora comune di Serra San Bruno in provincia di Vibo Valentia

Alcuni nuovi compagni si unirono a lui in questa nuova esperienza. Qui visse e morì il 6 ottobre 1101.

Note a margine:

Il Papa Benedetto XVI fece visita alla Certosa di Serra San Bruno il 9/10/2011

Nessuna donna ( o monaca) può varcare la clausura della Certosa:

unica eccezione: solo le Regine regnanti possono entrare.

La Reginadel Belgio – Paola Ruffo di Calabria nel2001 havisitato la certosa di Serra San Bruno.

 

La Prima Regola : monaco Guigo

« Per ripetuta richiesta di altri eremi, fondati ad imitazione della Certosa, il monaco Guigo, quinto priore di Certosa, mise per iscritto le consuetudini di quella vocazione, che tutti accettarono per seguirle ed imitarle, come regola delle loro osservanze e vincolo di carità della nascente famiglia. »

Fu lo stesso Guigo a ricostruire l’eremo nel luogo dell’attuale sito della Gran Certosa, dopo che una valanga l’ebbe distrutto nel 1132, provocando la morte di sette monaci sotto la neve.

La nascita dell’Ordine : San Antelmo

Nel 1140, sotto il priorato di Sant’Antelmo, il primo Capitolo Generale ebbe luogo alla casa-madre detta la Grande Chartreuse.

Tutte le altre Case gli promisero obbedienza per sempre. Ai nostri giorni, il Capitolo generale continua a riunirsi ogni due anni e costituisce l’autorità suprema dell’Ordine.

A partire dal 1140 l’Ordine dei Certosini nacque dunque ufficialmente e si collocò accanto alle grandi istituzioni monastiche del Medio Evo, per esempio Benedettini, Cistercensi, Templari e molti altri

Le monache

« Verso lo stesso periodo, le monache di Prébayon, in Provenza, decisero di abbracciare lo stile di vita dei certosini. »

L’annessione ebbe luogo verso il 1145 e fu l’inizio del ramo femminile della famiglia certosina.

L’ordine oggi

L’esistenza ininterrotta dell’Ordine attraverso le vicissitudini della storia nei secoli è un segno della particolare sollecitudine che Dio ha per i Certosini.

Oggi nel mondo vi sono ancora 16 case di certosini (con circa 370 monaci) e 6 case di certosine (con circa 75 monache).

Le case dei monaci si trovano in Europa, negli Stati Uniti , in America Latina ed in Korea.

Le 6 Certose femminili si trovano in Francia (NONENQUE E NOTRE DAME, in Italia (DEGO E VEDANA) in Spagna (BENIFACA’) ed in Corea..

Il Superiore attuale è Dom François-Marie Velut (1948) che ha sostituito Dom Marcellin Theeuwes, il quale ha richiesto ed ottenuto “misericordia”, accettata e concessagli da Benedetto XVI (22 agosto 2012), dopo 15 anni di Priorato.

Anche nella Diocesi di Acqui abbiamo un monaco certosino !!! Don Alessandro BONELLI, che si trova nella Certosa di Farneta (Lucca)

La sua famiglia è di ACQUI , suo papà Bonelli ha lavorato in Banca.

Prendendo a cuore l’incoraggiamento di Giovanni Paolo II – NON ABBIATE PAURA, PRENDETE IL LARGO.. del 2001 – l’Ordine certosino inizia ad estendersi al di fuori del mondo occidentale: ecco che dopo la Certosadi Dego (femminile) e dell’Argentina (maschile), il Capitolo Generale decide di costruire una nuova certosa in Corea sia femminile che maschile, ora ultimate e funzionanti.

Il governo dell’Ordine

L’autorità suprema dell’Ordine certosino appartiene al Capitolo Generale, che si riunisce ogni due anni presso la casa madre dettala Gran Certosa, “madre e culla di tutto l’Ordine”.

Al Capitolo partecipano TUTTI i 16 priori e rettori delle 16 Certose maschili del mondo ed in concomitanza ed assistenza si riuniscono contemporaneamente anche tutte le priore delle Certose Femminili, che esternamente alla Grande Certosa partecipano ad approfondire argomenti sulle problematiche che emergono o richieste nel Capitolo dei Monaci.

Fra un Capitolo e l’altro, l’Ordine è governato dal Priore della Gran Certosa che si chiama il “Reverendo Padre”, assistito da un Consiglio.

Il Capitolo Generale dei monaci, avendo fortemente a cuore che la carità, la pace e la fedele osservanza regnino nelle Case, ha stabilito di inviare loro dei Visitatori ogni due anni; essi hanno la missione di manifestare ad ogni Casa la sollecitudine dell’Ordine e dispongono dei poteri necessari per risolvere i problemi che si presentassero.

Il primo dovere dei Visitatori è di ascoltare ogni persona con la massima attenzione e accoglienza fraterna; si sforzeranno poi di aiutarla a dare al Signore e alla sua comunità il meglio di se stessa.

Gli Statuti

Bruno è stato per i suoi fratelli un modello vivente, ma non ha redatto alcuna regola monastica; gradatamente, con l’aiuto dell’esperienza, e con l’esemp

io ha tramandato ai posteri non per mezzo di scritti una consuetudine di vita eremitica.

Fu Guigo, quinto priore a redigere per iscritto le Consuetudini in uso alla Gran Certosa: questo è il primo testo scritto della Regola certosina, chiamata Statuti.

Con il Concilio Ecumenico Vaticano II è stato intrapreso un adeguato rinnovamento del genere di vita in conformità ai decreti del medesimo Concilio,ma nel pieno rispetto della separazione dal mondo e degli esercizi propri della vita contemplativa.

Il Capitolo Generale del1971 hapertanto approvato gli Statuti Rinnovati, riveduti ed emendati con la collaborazione di tutti i membri dell’Ordine.

Perché poi fossero conformi al Codice di diritto canonico promulgato nell’anno 1983, gli stessi Statuti sono stati di nuovo riveduti e divisi in due parti, di cui la prima, che comprende i libri primo, secondo, terzo e quarto, contiene le Costituzioni dell’Ordine.

Il Priore della Grande Certosa Padre dom Andrè e gli altri membri nel Capitolo Generale dell’anno 1989, approvano e confermano gli Statuti..

Gli Statuti precedenti, specialmente i più antichi, permangono con il loro spirito nella osservanza, sebbene essi non conservino più forza di legge.

Dove vivono i certosini

Il tipo di vita dei certosini, cioè l’equilibrio tra solitudine e comunità, determina la struttura fisica del monastero, vale a dire gli edifici che compongono ciascuna certosa, che sono sempre divisi in tre grandi aree :

1. Il Grande Chiostro

o Il Grande Chiostro collega tutte le case in cui i padri (o le monache del chiostro) conducono la loro vita solitaria. Talvolta si può trovare un secondo chiostro per i fratelli conversi (o le monache converse), per esempio nella Certosa di San José (monaci) e nella Certosa della Trinità (monache).

2. I luoghi comunitari

o Sono la chiesa, la sala del capitolo e il refettorio.

o In questa parte del monastero si trovano anche alcuni luoghi di lavoro o di servizio: la cucina, la lavanderia,le docce ecc.

3. I laboratori

o I laboratori più rumorosi (la falegnameria, l’officina, la fattoria, ecc.) si trovano un po’ staccati dal resto della certosa per non disturbare il silenzio.

Ci sono “case grandi” (comela Gran Certosa, in Francia, con più di 30 celle, i cui attuali edifici risalgono al XVII secolo) e “case piccole” (comela Certosadi Portes, nel dipartimento di Ain, in Francia, che ha conservato l’aspetto delle prime certose, con le sue 12 celle raggruppate attorno al cimitero).

Lo stile di vita contemplativa

E’ la Consacrazione della vita alla Lode di Dio ed alla preghiera di intercessione per l’intera umanità

I frutti della contemplazione sono: la libertà, la pace, la gioia.

Ma l’unificazione del cuore e il raggiungimento della pace contemplativa richiedono un lungo cammino che gli Statuti così descrivono : 8

 

« Chi dimora stabilmente in cella e da essa è formato, mira a rendere tutta la sua vita un’unica e incessante preghiera. Ma non può entrare in questa quiete, se non dopo essersi cimentato nello sforzo di una dura lotta, sia mediante le austerità nelle quali persiste per la familiarità con la Croce, sia mediante quelle visite con le quali il

Signore lo avrà provato come oro nel crogiolo.

Così, purificato dalla pazienza, consolato e nutrito dall’assidua meditazione delle Scritture, e introdotto dalla grazia dello Spirito nelle profondità del suo cuore, diverrà capace non solo di servire Dio, ma di aderire a lui. »

Tutta la vita monastica consiste in questo cammino verso il luogo del cuore e tutti i valori della vita dei monaci sono orientati al raggiungimento di questo scopo. Aiutano il monaco ad unificare la propria vita nella carità e lo introducono nell’intimo del proprio cuore.

Ciò che però distingue i Certosini dagli altri monaci contemplativi (Cistercensi, Benedettini…), è il tipo di cammino intrapreso, le cui caratteristiche essenziali sono :

 la solitudine

 la vita comunitaria come complemento di quella solitaria

 una liturgia propria

 

La solitudine

La prima caratteristica essenziale della vita certosina è la vocazione alla solitudine, alla quale sono chiamati in modo speciale. Il monaco certosino cerca Dio nella solitudine e nel silenzio della cella.

La solitudine è vissuta a tre livelli:

1. la separazione dal mondo

2. la custodia della cella

3. la solitudine interiore, o del cuore

1. La separazione dal mondo si realizza mediante la clausura. ESCONO dalla Certosa solo per lo spaziamento ovvero la passeggiata settimanale.

Non ricevono visite e non esercitano alcun apostolato all’esterno. Non hanno né radio, né televisione . Hanno telefono, fax ed internet solo per la posta elettronica.

È il Priore che riceve le notizie e comunica ai monaci ciò che non devono ignorare. Vengono così a crearsi le condizioni necessarie perché si sviluppi quel silenzio interiore che permette all’anima di restare vigilie alla presenza di Dio.

2.La Cellaè un eremo con una sua struttura propria che garantisce al Certosino una solitudine il più possibile completa assicurandogli comunque le necessità primarie. Ogni cella consiste in una casetta a un piano o due circondata da un giardinetto: qui il monaco trascorre da solo gran parte della giornata, per tutta la vita.

 

La clausura e la custodia della cella assicurano però solo una solitudine esteriore. Questo è soltanto un primo passo che cerca di favorire la solitudine interiore o la purezza di cuore: allontanare dalla propria mente tutto ciò che non è Dio o non conduce a Dio.

È a questo livello che il Certosino si scontra con i capricci della propria immaginazione e le oscillazioni della propria sensibilità.

Fintantoché il monaco discute con il proprio “io”, con la propria sensibilità, con i propri pensieri inutili, con i suoi desideri irreali, non è ancora centrato su Dio. È qui che fa conoscenza della propria fragilità e della potenza dello Spirito e che apprende a poco a poco ad avere « …familiare quel tranquillo ascolto del cuore che lascia entrare Dio da tutte le porte e da tutte le vie. »

NESSUNA OSPITALITA’ VERSO GLI ESTERNI

Le celebrazioni liturgiche in Certosa non hanno finalità pastorali.

Questo spiega perché le persone esterne all’Ordine non sono ammesse a partecipare agli Uffici o alla Messa celebrati nelle chiese delle Certose.

Data la vocazione alla solitudine, l’ospitalità è limitata ai familiari dei monaci (2 giorni all’anno) e a chi chiede di fare un breve ritiro perché aspira alla loro vita.

Solo presso alcune certose molto frequentate la domenica in una cappella esterna alla Certosa un monaco celebrala Messaper i fedeli presenti.

Vita solitaria e vita comunitaria

Una comunione di solitari per Dio.

L’originalità dell’Ordine Certosino deriva dalla componente di vita in comune che è complementare e legata alla dimensione solitaria.

È stata la genialità di San Bruno a saper coniugare fin dall’inizio la vita solitaria e la vita comune, in modo da fare dei Certosini una “comunione di solitari per Dio”.

Solitudine e vita fraterna si equilibrano a vicenda.

La vita comunitaria si concretizza ogni giorno attraverso la liturgia cantata in chiesa e negli incontri settimanali della comunità: la domenica il pranzo viene consumato da tutti i monaci assieme in silenzio nel refettorio e nel pomeriggio si ha un incontro di condivisione della Parola di Dio e ricreazione.

Inoltre un giorno alla settimana escono per una lunga passeggiata di quattro ore circa (lo spaziamento) durante la quale possono parlare tra di loro e quindi conoscersi meglio.

La condivisione della Parola di Dio, la ricreazione e lo spaziamento hanno lo scopo di mantenere vivo l’affetto reciproco e di favorire l’unione dei cuori, e allo stesso tempo assicurano una certa distensione.

Padri e Fratelli

La comunità certosina è costituita da monaci del chiostro, già sacerdoti o in procinto di diventarlo (Padri) e dai monaci conversi o donati (Fratelli).

I monaci del chiostro vivono una solitudine più rigida. Non escono mai dalla cella al di fuori delle occasioni previste dalla Regola, (di solito tre volte al giorno per la liturgia; un po’ più spesso la domenica).

Le loro occupazioni sono la preghiera, la lettura, il lavoro (taglio della legna per scaldarsi d’inverno, giardinaggio, dattilografia, artigianato…).

I Fratelli assicurano, con il loro lavoro fuori della cella, i diversi servizi alla comunità (cucina, panetteria, falegnameria, sartoria, lavanderia, orto, frutteto, lavori nei boschi…). Si tratta dello stesso ideale, vissuto in due modi diversi.

Anche i Fratelli lavorano il più possibile in silenzio e in solitudine. Anche loro trascorrono molto tempo in cella, ma meno dei Padri.

Le due soluzioni sono complementari, formano l’insieme della Certosa e corrispondono alle diverse attitudini di chi desidera intraprendere la vita certosina.

I donati sono monaci che non pronunciano i voti ma, per amore di Cristo, si donano all’Ordine con un impegno reciproco. Hanno usanze proprie che differiscono da quelle dei conversi: la loro assistenza agli Uffici, in modo particolare all’Ufficio della notte, è meno assidua, sono tenuti a recitare meno preghiere, ecc. Vivono senza avere niente di proprio, ma conservano la proprietà e la disposizione dei loro beni. Allo scadere dei sette anni, possono impegnarsi definitivamente o continuare a rinnovare la loro scelta ogni tre anni. La loro offerta a Dio non è meno vera di quella degli altri monaci, anche se adempiono a compiti più difficilmente compatibili con le regole dei conversi.

Le monache hanno gli stessi tipi di vocazione, che prendono i nomi di monache del chiostro, monache converse e monache donate.

Caratteristiche della liturgia celebrata in certosa

Sin dal loro arrivo alla Chartreuse, San Bruno e i suoi compagni hanno adottato una particolare liturgia adatta alla loro vocazione eremitica e alle ridotte dimensioni della loro comunità. Nel corso dei secoli, i padri hanno cercato di conservare questa liturgia adeguata alla vita solitaria e contemplativa. In confronto alla liturgia romana, il rito certosino si caratterizza per la grande semplicità e sobrietà nella sua forma esterna, aspetti che favoriscono l’unione dell’anima con Dio, al di là delle espressioni visibili e percepibili.

Alcuni aspetti principali della liturgia certosina sono :

1. numerosi momenti di silenzio

2. l’assenza di strumenti musicali

3. il canto gregoriano, portatore d’interiorità

La celebrazione quotidiana della liturgia.

La celebrazione del sacrificio eucaristico è il centro e il culmine della vita comunitaria :

 ogni giorno i monaci si riuniscono per celebrare la santa Messa. Questa eucarestia può essere concelebrata nelle domeniche e feste importanti.

 Durante gli altri giorni c’è un solo celebrante all’altare e la preghiera eucaristica è detta a bassa voce. La comunità partecipa a questa liturgia eucaristica con il canto gregoriano, con la preghiera e la comunione.

 Inoltre, ogni monaco sacerdote celebra i santi misteri in una cappella solitaria, facendo propria la portata universale del sacrificio eucaristico.

Un altro momento forte della giornata liturgica è quello del Mattutino celebrato in chiesa nel cuore della notte: per due o tre ore si alternano il canto dei salmi e le letture della Sacra Scrittura o dei padri della Chiesa con momenti di silenzio e preghiere d’intercessione.

Tutti i Certosini amano particolarmente questo lungo Ufficio della notte in cui, ciascuno, unito a tutti i suoi fratelli, ma in modo personale, può vivere una comunione intensa e profonda con Dio.

Il canto gregoriano (antifone, responsorio, inni, proprio della messa, Kyriale) è sempre in latino, secondo le melodie proprie dei certosini. In alcune certose dell’Ordine la salmodia è cantata nella lingua nazionale, in altre in latino.

Le letture sono normalmente nella lingua nazionale. In cella si può dire l’ufficio in latino o nella propria lingua.

Verso la fine della giornata i monaci si ritrovano nuovamente in chiesa per celebrare i Vespri. Le altre parti dell’Ufficio vengono recitate da ciascun monaco nella propria cella, eccetto le domeniche e alcuni giorni di festa in cui vengono cantate in chiesa.

Oltre all’Ufficio divino, i Certosini recitano ogni giorno in cella l’Ufficio della Vergine Maria e una volta alla settimana uno speciale Ufficio per i defunti, intercedendo così presso Dio perché accolga nel suo Regno eterno tutti coloro che hanno lasciato questa vita.

Grazie alla liturgia,la Certosanon si riduce ad un gruppo di solitari isolati tra loro, ma diventa una vera e propria comunità monastica, la quale rende così manifesto il mistero della Chiesa e trova il proprio posto attraverso il culto pubblico che rende a Dio.

Nel cuore della Chiesa e del mondo

« Separati da tutti, siamo uniti a tutti, per stare a nome di tutti al cospetto del Dio vivente. »

La lode

Il Certosino non ha scelto la solitudine come fine, ma perché in essa vede un ottimo mezzo per giungere ad una più grande unione con Dio e con tutti gli uomini. Dimorando nel profondo del proprio cuore il solitario Certosino diventa, in Cristo, presente ad ogni uomo. È solitario perché vuole essere in comunione.

I contemplativi sono nel cuore stesso della Chiesa. Compiono una funzione essenziale della comunità ecclesiale: la glorificazione di Dio. Il Certosino si ritira nel deserto innanzitutto per adorare Dio, lodarlo, contemplarlo, lasciarsi sedurre da lui, donarsi a lui a nome di tutti gli uomini. A nome di tutti è incaricato dalla Chiesa di pregare incessantemente.

L’intercessione

Da semprela Chiesariconosce che i monaci, votati alla sola contemplazione, svolgono un ruolo d’intercessione importante.

Rappresentanti di tutto il creato, ogni giorno, in tutti gli Uffici liturgici e durante la celebrazione eucaristica, pregano per tutti i vivi – ed anche per noi – e tutti i defunti.

Testimonianza

« Consacrandosi con la professione unicamente a DIO, rendono testimonianza davanti al mondo, che non vi è altro Dio fuori di lui.

La loro vita dimostra che i beni celesti sono già presenti in questo secolo, preannunzia la risurrezione e in certo qual modo anticipa il mondo rinnovato. »

Per il solitario, tutto ciò non si testimonia né attraverso la parola, né attraverso il contatto personale. Con la sua sola presenza, il monaco testimonia che Dio esiste e che può colmare il cuore dell’uomo.

La penitenza

« Mediante la penitenza partecipano all’opera salvifica di Cristo, il quale ha redento il genere umano, schiavo ed oppresso dal peccato, principalmente elevando la sua preghiera al Padre e offrendo in sacrificio se stesso. Poiché dunque essi cercano di rivivere questo aspetto intimo della missione redentrice di Cristo, pur non dedicandosi ad alcuna attività esterna, tuttavia esercitano l’apostolato in maniera eccellentissima. »

La chiamata di Dio alla Vita Certosina

Come ogni vita religiosa, la vita certosina è la risposta ad una chiamata di Dio.

Non si decide da soli una simile vocazione, la si riceve.

Non è una semplice scelta personale, è una storia d’amore, dunque una storia a due.

E’ per amore che Gesù invita alcuni uomini o donne a seguirlo nella solitudine, affinché dimorino con lui in questa vita.

È possibile che chi di noi laici conosce l’amore coniugale li commiseri pensando che loro non sappiano cosa sia l’amore.

Ma non e’ cosi’: l’amore di Dio percepito nella fede, è più sicuro, più vicino, più dolce, più forte, più rassicurante e anche più inebriante di ogni altro tipo di amore.

Nella fede essi hanno una certezza che nessuna esperienza può dare.

La risposta dell’uomo

Questa chiamata di Dio è rivolta alla libertà dell’uomo; Dio propone, non impone. In più oggi c’è anche una certa difficoltà ad ascoltare tale chiamata. Poco conosciuta e spesso poco apprezzata, la vita contemplativa è così distante e anche così in contrasto con i modi di sentire del mondo moderno, che pochi sono in grado di avvertirne l’attrazione.

Eppure oggi come ieri numerosi aspiranti continuano ancora a bussare alla porta della Certosa. Cosa si aspettano i certosini da loro ?

Un desiderio profondo di consacrare la propria vita alla preghiera e alla ricerca di Dio nell’amore. Questo ideale contemplativo deve sempre essere accompagnato da un’attrattiva per la solitudine, perché è nella solitudine che il monaco trascorre la maggior parte della sua vita.

Tuttavia, non essendo i certosini eremiti in senso stretto, non bisogna trascurare la dimensione della vita comune. È necessario dunque che l’aspirante certosino sia adatto non solo alla solitudine ma anche alla vita comunitaria.

Tra le altre qualità indispensabili, un sano equilibri è il primo requisito.

Si possono ancora elencare :

 una maturità affettiva capace di affrontare un impegno per la tutta vita,

 uno spirito di fede e di apertura pronto a lasciarsi condurre dall’obbedienza,

 una salute sufficiente.

La chiamata alla vita certosina  si manifesta spesso con un desiderio che può comparire all’improvviso, in seguito ad un’esperienza spirituale importante, o, al contrario, può maturare lentamente nel corso degli anni. In concreto non è affatto facile giudicare a prima vista la correttezza delle proprie attrattive e delle proprie attitudini. Per questo saranno necessari uno o due ritiri, più o meno lunghi, in una certosa, per cominciare a discernere la chiamata di Dio. Successivamente bisognerà rispettare una serie di tappe.

I certosini non accettano persone di età superiore a 45 anni., e le certosine non accettano persone di età superiore a 35 anni.

Una deroga a tali limiti di età può essere concessa dal Padre Generale su richiesta della Comunità che ha già fatto un serio discernimento vocazionale del candidato/a

Le tappe della formazione – Prima di entrare in monastero

Chi valuta l’idea di entrare in un monastero certosino deve innanzitutto maturare seriamente il proprio desiderio nella preghiera. Una decisione simile non si prende così, su due piedi. Poi dovrà contattare un monastero, esponendo, per quanto possibile, ciò che l’attira verso la vita certosina. Gli verranno senz’altro chieste alcune informazioni ulteriori sugli studi, sulla famiglia, una presentazione di qualche sacerdote,ecc.

Se sarà il caso, gli verrà proposto un ritiro nel monastero in modo che possa fare esperienza di questa vita. In nessun altro caso i certosini ospitano persone che vogliono fare ritiri spirituali. Se l’esito del ritiro sarà positivo, è possibile che si permetta all’aspirante di entrare, se si sente pronto, oppure gli si chiederà ancora un periodo di prova (chiamato “prepostulato”).

Postulato e noviziato

Al momento del suo ingresso nel monastero, l’aspirante inizia il postulato che dura da tre mesi a un anno. Al termine del postulato, se la sua vocazione ha trovato conferma, vestirà l’abito certosino e comincerà il noviziato, che dura due anni (durante i quali può lasciare liberamentela Certosao essere allontanato dalla comunità senza dover motivare).

Emetterà quindi i voti temporanei per tre anni, che verranno poi rinnovati per altri due.

Al termine di questi ultimi due anni ha luogo la professione solenne, con la quale il monaco s’impegna per sempre davanti a Dio e davanti alla Chiesa.

Quindi in totale il loro cammino dura 8 anni

Normalmente il monaco viene ordinato diacono alcuni mesi dopo la professione solenne, e sacerdote dopo altri mesi: dipende anche dalle valutazioni del vescovo della diocesi in cui è la certosa. Ovviamente chi entra in certosa quando è già sacerdote continua a esercitare il suo sacerdozio durante il normale percorso di formazione monastica.

Le Monache certosine che lo desiderano dopola Professionesolenne possono riceverela Consacrazione Virginale.

Questo rito con il suo “aspetto nuziale” stabilisce per la monaca l’appartenenza totale solo a Dio.

Giornata tipo per un monaco del chiostro

Nei giorni feriali il monaco esce di cella soltanto tre volte per gli uffici comuni in chiesa: nel cuore della notte per l’Ufficio notturno, al mattino per l’Eucarestia e verso sera per i Vespri.

Le ore liturgiche minori (Prima, Terza, Sesta, Nona e Compieta) sono celebrate in solitudine nella propria cella.

Tutte le Ore liturgiche sono normalmente precedute da un breve Ufficio della Madonna che il monaco recita in solitudine.

Questo è un orario tipo che, in concreto, potrà cambiare secondo le certose; inoltre, per quanto riguarda le attività svolte in solitudine, ciascun monaco seguirà seguirà le indicazioni del priore, che tengono conto delle attitudini di ognuno e delle necessità della comunità

Gli uffici celebrati in chiesa sono segnati in grassetto.Orario Précisazioni
0.30 /3,00 Mattutino seguito dalle Lodi Prima di recarsi in Chiesa per l’Ufficio notturno il monaco dedica in cella un certo tempo alla preghiera personale.
7.00 Prima Dopo qualche ora di riposo, con la celebrazione della Prima il monaco inizia la sua giornata. Il tempo che segue è dedicato alla lectio divina e alla preghiera personale in preparazione alla Messa.
8.15 Messa conventuale I monaci sacerdoti celebreranno anche una Messa solitaria in orari convenuti.
Orario Précisazioni
Terza Dopola Messaconventuale, la celebrazione dell’Ora Terza introduce il monaco alle attività di studio o di lavoro che deve svolgere in solitudine.
11.45 Sesta Dopo l’ora Sesta viene servito il pranzo che il monaco consuma in cella. Segue un momento di libertà in cui ci si può dedicare ad attività manuali, letture o distensione.
14.30 Nona L’ora Nona riconduce il monaco ad un’altro momento di studio o lavoro prima dei Vespri.
17.00 Vespri Prima di recarsi in chiesa il monaco si dedica ad un momento di preghiera personale (Vespri della Madonna).
Tra i Vespri e l’Angélus della sera il monaco attende alle letture spirituali. Quando non c’è digiuno può anche consumare una cena frugale.
19.00 Angelus Compieta Dopo il suono dell’Angelus, il monaco conclude la giornata celebrandola Compieta. Quindisi corica senza indugio per poter essere pronto per la lunga preghiera notturna.

La Campana conventuale con i suoi rintocchi sottolinea ogni momento della giornata: le ore e ricorda ai certosini l’osservanza temporale delle regole monastiche sia in cella sia chiamandole in chiesa.

CERTOSA DELLA TRINITA’ di DEGO A Giaveno nella “Certosa di San Francesco”-nei pressi della Sacra di San Michele- c’era una comunità di 22 monache certosine

L’edificio di tale Certosa era un vecchio convento francescano (quindi con struttura non tipica delle certose) che era stato acquistato ad inizio secolo scorso, e servì come casa di rifugio alle monache arrivate dalla Francia quando a fine 800 vi fu l’espulsione degli ordini religiosi. Sei monache della comunità della Certosa di S.Francesco, nel 1977 furono inviate dai Superiori nella Certosa di Vedana, che i monaci certosini che l’abitavano avevano lasciato per poter permettere alle monache di fare l’esperienza in una autentica struttura certosina.

Dopo una positiva esperienza di vita “certosina” di 17 anni nella Certosa di Vedana, il Rev. Padre su consenso del Capitolo Generale decretò che anche le monache potevano condurre una vita monastica simile a quella dei monaci.

E quindi fu deciso di costruire una nuova Certosa per riunirela Comunità. Fuscelto Dego.

La posa della prima pietra avvenne il 26 maggio 1991 festa della SS.Trinita’

Il 18 marzo 1994 – festa di Maria Madre di Misericordia – arrivarono alla Certosa della Trinità le prime 4 monache (1 da Vedana e 3 da S.Francesco) per ”aprirela Casa” e prepararla per accogliere il resto della Comunità. Le altre monache della Certosa di Vedana arrivarono il 25 marzo – Festa dell’Annunciazione di N.S.

Il 20 giugno 1994 – festa della B.V.M. Consolata – tutta la comunità si ritrovò finalmente riunita.

 Da subito è cominciata l’attività monastica seguita dalla consacrazione ufficiale della Chiesa avvenuta il 27 aprile del 1996, per opera di Mons. Livio Maritano, mons. Gaino,don Natalino ed altri sacerdoti e diaconi sotto l’attenta regia liturgica di Mons. Gatti. Alcuni di noi serrani di Acqui erano tra i 60 presenti:

La certosa di Dego è situata in un luogo isolato, immersa nel verde delle alture dell’Appennino ligure e la sua estensione è di quaranta ettari, di cui 2 recintati.

In questa certosa sono attualmente presenti 12 monache di diverse nazionalità : – italiana, francese, coreana, peruviana, tedesca, slovacca., e sono assistite per le funzioni sacerdotali, celebrazione dell’Eucaristia ed i Sacramenti, dal Padre Vicario Dom Lorenzo,66 anni, italiano di Torino

L’età delle monache va dalla più anziana di 88 anni alla più giovane di 33 anni ( in cammino)

Nella Certosa di Dego nel settembre scorso due monache hanno ricevuto la “Consecratio Virginalis” secondo il rito del Pontificale Romano post Concilio e secondo il rito Certosino.

La Cerimoniaè stata presieduta dal. Vescovo Mons. Micchiardi, dai 2 Padri Visitatori don Basilio da Farneta (Lucca) e Dom Augustin da Miraflores – Burgos, dal padre Vicario dom Lorenzo e dai 3 diaconi più anziani della diocesi (Amerio,Dalla Vedova, Gallo), sotto la attenta guida del cerimoniere Mons. Gatti.

L’accesso in Certosa ai fedeli che lo desiderano è solo il 21 novembre, giornata in cui si può partecipare dalla adiacente Cappella Parenti ai Vespri.

I Consacrati, Sacerdoti, Diaconi religiosi e religiose possono partecipare ai vespri il 2 febbraio e i giovani la 4a domenica di Pasqua (del buon Pastore).

 

Giancarlo Callegaro

 

 

 

 

 

 

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