Voci dall’Africa

mar 9th, 2013 | By | Category: Il Serra nel Mondo

Ho incontrato Padre Giampaolo Mortaro, missionario comboniano, una laurea in Teologia conseguita a Londra,  incaricato di visitare i Seminari della Campania, della Puglia e della Basilicata per conto della POM, durante la visita al Seminario minore di Aversa, dal 4 al 7 marzo c.a. La presenza annuale del missionario è sempre molto sentita  dai seminaristi che sostengono con piccole raccolte personali alcune adozioni a distanza e durante tutto l’anno  promuovono iniziative missionarie, come il pellegrinaggio a piedi alla tomba di P. Paolo Manna a Ducenta.

Padre Giampaolo ha illustrato ai giovani seminaristi ed agli allievi liceali la sua esperienza missionaria in terra d’Africa, dove le popolazioni di diverse etnie ed altrettante religioni convivono in situazioni di estrema povertà, causata dalla mancanza di idonee condizioni di vita, dove la pace è un sogno mai raggiunto. Ai bambini soldati del nord dell’Uganda, addestrati all’uso delle armi, è negata la fanciullezza, l’istruzione scolastica, la dignità relativa alla loro età per i contrasti minacciosi fra gli Stati che depredano le loro terre, sfruttano le loro risorse, guadagnano illecitamente sul lavoro minorile, nel lugubre affare delle multinazionali che nell’ Occidente avanzato soddisfano i bisogni dei coetanei più fortunati all’oscuro della squallida realtà. Ha mostrato con un video sconvolgente come la terra d’Africa non è il paradiso dei resort di lusso, né tantomeno la meta di naturalisti ed ambientalisti, ma la terra da espugnare per costringere alla lotta fratricida questi miseri uomini che lottano quotidianamente per un pezzo di terra da coltivare, una capanna da condividere con la famiglia, nel rispetto delle proprie tradizioni. Quale missione svolgono i Padri che vengono mandati in questi posti a portare la Parola di Cristo, come vengono accettati dalle popolazioni indigene e dal potere locale? Queste le domande poste a Padre Giampaolo, una persona sorridente ed affabile, disposta al dialogo e tanto accondiscendente a raccontare la propria esperienza missionaria:  la gente è contenta della presenza dei missionari che sono considerati amici, perché lavorano in umiltà per loro costruendo asili, scuole, ambulatori medici; il potere locale, invece, li ostacola apertamente, perché essi sono testimoni delle violenze quotidiane, dei soprusi perpetrati a danno degli innocenti che temono siano resi noti all’estero. Il sangue dei missionari continua a scorrere nella terra bruciata dal sole, ed il sacrificio a Dio gradito è la sconfitta di una comunità che perde un simbolo di riscatto umano e cristiano; le funzioni religiose sono feste attese in cui si celebra l’incontro con il Signore nella semplicità del Vangelo, nell’Eucarestia della donazione, in cui si fa memoria di un Uomo che ha versato il proprio sangue per l’amore del fratello, sulla mensa che rinnova il mistero dell’incarnazione vissuta nella gioia dell’appartenenza, con il sorriso dell’ospite che accoglie nell’appuntamento domenicale il migliore e più fedele degli amici. Padre Giampaolo non fa mistero della bellezza del rito domenicale, della serenità con cui intere famiglie, dopo lunghi percorsi a piedi, raggiungono il luogo della festa per sostare con il Signore; ha raccontato come si veste la mensa secondo la tradizione dei villaggi: si porta da casa la tovaglia, si prepara il banchetto eucaristico ed al termine quella stessa tovaglia sarà sulla mensa della famiglia, in segno di continuità d’amore….quanta differenza con le chiese dell’Occidente, sfarzose e ricche d’arte, ma vuote di fedeli e povere di sentimento!

Padre Mortaro non ha esitato a dire con franchezza ai giovani presenti come è diversa la vita di un giovane africano da quella di un giovane europeo, che troppo spesso è fragile ed insicuro perché ha troppo: questi nativi digitali  non sanno apprezzare gli agi della loro vita, non vogliono riflettere sulle precarietà di un mondo che, seppur vicino nella comunicazione, resta distante per consuetudini, usi, stile di vita. Alle paventate solitudini dei nostri giovani il Padre ha opposto la laboriosità dei giovani africani che vogliono conquistare uno spazio di libertà agognata tra tante macerie della guerra.  Constatando con amarezza la grave disattenzione della stampa internazionale sulle guerre africane, ha ripetutamente chiesto di dar voce ai popoli sofferenti del Continente africano, ha invitato i ragazzi a non aver paura delle diversità, visitando questi luoghi bellissimi ma insicuri.  Nel 57° Convegno missionario nazionale che si svolgerà a Frascati dal 12 al 15 aprile 2013 e avrà come tema “Per fede anche noi”, ci sarà un confronto fra tutti i gruppi missionari con testimonianze concrete di esperienze vissute in diversi contesti, per approfondire la figura di Cristo missionario. Nel commiato,  ricordando l’espressione del card. Martini “ridateci questo stupore del Vangelo, datelo alle nostre comunità, datelo non soltanto alle terre di missione, ma anche a noi”, ha lasciato aperta la porta del cuore alla speranza, alla gioia dell’accoglienza delle diversità, all’accettazione delle differenze che producono ricchezza. Se le parole sono seme, si aspettano floridi frutti.

 

Maria Luisa Coppola

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