Chi ama dimora nell’amore

feb 25th, 2013 | By | Category: La Voce del Seminario

 

Io, tuo dono.

Scrivere la storia della propria vocazione e cercare di spiegare i motivi che mi hanno spinto ad un “Si” incondizionato e totale a Dio, è assai difficile, complesso, se non addirittura arduo.
Ci si accorge infatti che ognuno di noi nel corso dei suoi anni costruisce, giorno per giorno, una scala che conduce a Dio. Un giorno, poi Dio stesso ti chiama a percorrere quella scala in Cristo Gesù e tu allora sarai chiamato a rispondere…
Sin da bambino, spinto dai miei, imparai a svolgere con entusiasmo e passione il mio servizio all’altare partecipando alla vita parrocchiale e cercando di vedere anche le cose più nascoste.

La preghiera era un ripetere continuo le parole “Gesù” e “Dio” nelle quali racchiudevo un concetto che io stesso avevo elaborato di Dio. Arrivava l’adolescenza e con essa i primi sbandamenti, le prime vere delusioni ma anche piccole e grandi gioie che accompagnavano i miei progetti o la conquista di una ragazza.
Si cambiava scuola e nell’Istituto Professionale, ho conosciuto persone nuove, e con loro nuovi modi di fare e di pensare. L’amicizia profonda con i compagni è stata uno dei punti più forti della mia esperienza scolastica e gli impegni di rappresentanza mi hanno fatto vivere in modo più stretto e leale il rapporto con tutti.
Le difficoltà dei miei 16 anni hanno cercato di rompere quegli schemi nei quali racchiudevo il concetto di Dio, imparando ad accostarmi alla preghiera e ai sacramenti in modo più spontaneo, conoscendo la bellezza di un Dio che è infinito e immenso amore.

L’arrivo del nuovo parroco porta con sé tutto l’amore e la voglia di fare di un giovane, ed io fui subito contagiato dal suo entusiasmo. La mia voglia di dare trova il suo modo di esplodere nel servizio agli altri presso i gruppi che iniziavano a crescere, riscoprendo ogni volta una nuova gioia e una nuova carica.
La sua amicizia, la sua fiducia e il suo esempio erano ogni giorno una novità indimenticabile come se Dio scrivesse ogni cosa in un grande libro che è il mio cuore.
La mia preghiera diventava ora un bellissimo dialogo con Lui che ringraziavo per ogni cosa che nel suo amore in ogni cosa mi donava.
La responsabilità del gruppo ministranti mi ha fatto conoscere la realtà dei ragazzi imparando ad amarli per quello che sono e sanno dare.

Le esperienze con i giovani della mia parrocchia sono state ogni anno spunto di riflessione personale sulla situazione vocazionale da quando, tre anni fa in un campo scuola, mentre elevava l’Ostia al cielo, negli occhi del mio parroco scoprii tutto l’amore e la fiducia che egli riponeva in Cristo. E in quello stupendo spettacolo d’amore trovai la risposta a tutte le mie speranze, le mie richieste, le mie ansie e imparai ad attingere da Gesù Eucarestia forza, coraggio e costanza per andare incontro a Lui negli altri.
Pian piano ho scoperto che il sacerdozio era il progetto di Dio su di me perché in esso ho visto il mistero del donarsi a Dio e agli altri.
Proprio in contemporanea con la mia scelta di vita Dio mi ha fatto dono di amicizie vere, aperte e spontanee, attraverso le quali Egli stesso si è rivelato come bontà e grazia, forza e saggezza, aiutandoci a porre in Lui gioie e tristezze nel mentre ci sforziamo di vivere in un rapporto intimo con Lui.
Il ricordo costante e reciproco nella preghiera di ogni giorno è uno dei pilastri più sicuri della nostra amicizia e ognuno di noi si impegna “non per essere il primo, ma per permettere all’altro di esserlo” (San Gregorio Nazianzieno).

Un seminarista

 

fonte Seminario e Vocazioni,

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