Essere per fare

feb 16th, 2013 | By | Category: Il Serra nel Mondo

Con questa espressione il Governatore del Distretto 70, Emanuele Costa,  ha sintetizzato ai soci di Genova Nervi gli spunti formativi sul tema della vocazione serrana.

Emanuele Costa

All’inizio della riflessione sul tema della vocazione serrana, il relatore ha osservato che la legittima aspirazione, propria di molte donne e uomini, ad aprirsi al futuro, all’innovazione, al rinnovamento, ha concrete possibilità di riuscita soltanto quando si fonda su basi solide. Analogamente, l’aspirazione ad essere buoni serrani deve avere, come fondamento, la capacità di essere buoni cristiani. In sintesi, dobbiamo essere per fare. E’ la stessa espressione, tra l’altro, che riassume il tema del Congresso Interdistrettuale del prossimo mese di maggio.

E qui il Governatore ha sottolineato che la fede non è un fatto privato e intimista, ma va testimoniata ogni giorno. Ecco, il coraggio e la coerenza di vivere da cristiani sono una pre-condizione per essere buoni serrani. La specificità del serrano, poi, è di esserlo nel cuore, nel senso che egli prova sentimenti di affetto, di amicizia, di riconoscenza verso i sacerdoti e i consacrati. In verità, questa è una qualità presente anche in altre persone (potremmo definirle serrani potenziali), le quali, in virtù di una particolare sensibilità, avvertono sentimenti positivi verso i sacerdoti.

Dunque, al serrano manifesto si richiede qualcosa in più, soprattutto una spiccata capacità di ascolto. Sappiamo che, per creare un rapporto di amicizia, ci vuole continuità di frequentazione. E ciò vale, in particolare, nel caso dei sacerdoti i quali, dal punto di vista umano, spesso sono soli, a volte anche quando vivono in comunità. Dato che non sempre sono abituati ad aprirsi, è  compito nostro saper instaurare un rapporto personale. Infatti, pur essendo abituati a curare la  dimensione dell’ascolto (dei loro fedeli), essi hanno bisogno, a loro volta, di essere ascoltati.

Ma oltre a quello individuale, ha rimarcato il Governatore, ci vuole un impegno a livello di club, un service specifico, che punti al sostegno delle vocazioni sacerdotali utilizzando le competenze di cui ciascuno è portatore. La mission del Serra, infatti, risiede proprio nella capacità  di mobilitare i talenti dei soci, sia dei giovani, portatori di potenzialità da far emergere e valorizzare, sia di quelli meno giovani, il cui apporto, in termini di esperienza e di equilibrio, è insostituibile.

Il relatore ha quindi formulato alcuni suggerimenti, utili ai fini dell’inserimento di energie nuove nella compagine dei soci: in primo luogo, dobbiamo riuscire a riconoscere i numerosi serrani potenziali che incontriamo. Potremmo anche chiamarli serrani nel cuore. Come accennato, essi provano, nei confronti del sacerdote, gli stessi sentimenti positivi che nutriamo noi. E sono pronti, se sappiamo toccare le corde giuste, a portare una carica  di entusiasmo, che oggi è preziosa  affinchè i club possano esprimere un servizio sempre più attivo, interessante ed efficace. 

Ma la capacità di attirare nuove adesioni si rafforza se, all’interno del club, si respira  una bella atmosfera, cioè se si crea un ambiente familiare, se la sede in cui i suoi membri si riuniscono è accogliente e se con loro si sta bene. Fondamentale, a tale proposito, è la figura del cappellano, il quale, nei club che funzionano, viene percepito come un punto di riferimento. E‘ il modello di sacerdote da proporre ai serrani potenziali e al quale il club cerca di ispirare il suo servizio.

Un altro punto di forza dell’attività serrana risiede nel programma  annuale, in particolare nella capacità di organizzare incontri con relatori qualificati (religiosi e laici), portatori di testimonianze di dottrina e di vita non banali. Il buon esito di tali  incontri può aprire le porte a un passo ulteriore, dando vita a un Evento annuale di ampia risonanza, magari insieme ad altre associazioni e movimenti. Ci sono esperienze interessanti di iniziative rivolte a un pubblico allargato, con le quali sono stati illustrati temi di attualità, con una chiave di lettura riconducibile a un’ispirazione biblica.

Il relatore ha sottolineato altresì che ciascun club, prima di organizzare dei service, deve porsi nella giusta dimensione di ascolto dei bisogni del suo territorio, in modo da scovare quelle che potremmo definire nicchie di utilità. L’utilità deve sussistere sia per i destinatari del service sia per la missione della Chiesa. Si potrebbe affrontare, ad esempio, il tema dei seminaristi e/o dei sacerdoti stranieri, o quello dei sacerdoti anziani e/o dei parroci che svolgono il loro ministero pastorale in località sperdute dell’entroterra, o ancora la progettazione di attività per i ministranti, ecc.

Il Governatore, infine, ha  invitato i presenti a non scoraggiarsi mai. Evocando l’indimenticabile esortazione di Papa Wojtyla, ha chiesto, anche ai serrani del Genova Nervi, di non avere paura. E ha suggerito di avere l’umiltà di scegliere magari pochi impegni, ma di curarli bene, di portarli fino in fondo. Ci ha poi invitato a consumarci per i sacerdoti, così come loro fanno per noi. Del resto, è quello che chiediamo nella preghiera del serrano, quando supplichiamo Dio di concederci tanti sacerdoti “pronti a spendere e consumare se stessi per le anime”.

Sergio Borrelli

In conclusione, la frase che riassume il tema della serata (Essere per fare) andrebbe declinata con l’impegno quotidiano a educare noi stessi alla fede, cioè a essere cristiani. Se educhiamo noi stessi alla fede, possiamo tendere alla dimensione dell’essere, la quale rende consequenziale la dimensione del fare, cioè a nostra volta possiamo educare gli altri alla fede.

 

Sergio Borrelli 

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