Persecuzione dei cristiani nel mondo

feb 3rd, 2013 | By | Category: Primo Piano

Essere cristiani in molte parti del mondo significa essere emarginati, combattuti, perseguitati.

Fin dalla venuta di Cristo milioni di fedeli hanno incontrato il martirio e la morte per la loro appartenenza a una religione che affonda le sue radici in una cultura e in un sistema di vita fondati sul rispetto della dignità umana, sull’eguaglianza sociale, sulla libertà dell’uomo nella sua individualità e sulla fratellanza universale. Principi culturali e sociali avversati da chi si richiama a forme di integralismo religioso che tendono a imporre, con l’oppressione e con la violenza, la loro dottrina e l’applicazione integrale dei loro dogmi sulle altre religioni. Intolleranza assoluta, in estrema sintesi, verso chi professa un diverso credo e ricorso alla violenza più estrema per sottomettere le leggi e i valori politici, economici e sociali di uno Stato ai dettati della loro religione.

Dalla lettura dell’XI Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo, predisposto dalla Fondazione pontificia “Aiuto alla Chiesa che soffre” – che analizzando i principali avvenimenti del 2011 e della prima metà del 2012 riporta il grado di libertà religiosa in 196 Paesi – si rileva che nessun miglioramento è emerso nella maggior parte di quelle Nazioni che hanno già registrato abusi e violenze religiose nel passato e che, ancora una volta, il mondo islamico e il subcontinente indiano sono le due zone di maggiore sofferenza per i cristiani di ogni denominazione. A questa dura analisi non sfugge anchela Cina, dove il livello di tutela della libertà religiosa si è ulteriormente abbassato con l’intensificazione dei tentativi da parte del governo di assoggettare le comunità religiose al controllo dello Stato.

Destano preoccupazione anche alcuni Paesi che fino ad oggi rientravano tra i più moderati, quali l’Egitto e la Siria. L’avanzata del partito salafita “al Nur” e l’avvento al potere del partito “Libertà e Giustizia” dei Fratelli Musulmani in Egitto suscita non poche perplessità e diffidenze per il loro programma politico imperniato sui valori della legge islamica. Il rischio di passare da una dittatura politica ad una religiosa cresce nell’opinione pubblica. Il folle gesto consumato ad Alessandria d’Egitto il 1 gennaio 2011, nella Chiesa dei Santi, contro una comunità copta che ha provocato 23 morti e 77 feriti è un primo sintomo di un possibile cambiamento di regime e l’arresto di due bambini copti, colpevoli di aver profanato fogli di carta riportanti versetti del Corano, una conferma di paura e di minaccia alla libertà di religione. ”Stiamo prendendo una direzione pericolosa – ha affermato il gesuita egiziano Samir Khalil Samir - e rischiamo di tornare ad un’epoca che ormai non conoscevamo più: quella del fanatismo religioso”.

Preoccupante la situazione in Africa con la Nigeria in primo piano, dove la notte di Natale  2011 è stata funestata da una serie di attentati contro Chiese cristiane causando la morte di 39 persone. Ammontano a 20, invece, i morti e a decine i feriti nell’attentato dell’8 aprile 2012, giorno di Pasqua, con l’attacco con esplosivi contro una Chiesa cristiana a Kaduna nella Nigeria settentrionale. Le stragi sono continuate con gli attentati del 3 giugno a una Chiesa a Yalwa con 15 morti e di una settimana dopo contro altre due Chiese con la morte di altre 4 persone.  Attentati rivendicati dalla setta islamica Boko Haram, fautrice di un califfato islamico in Nigeria. L’anno 2102 si è concluso tragicamente con gli assalti del 22 novembre che ha provocato l’incendio di un Chiesa e la morte di 4 persone nei pressi della città di Kano e del 25 dicembre con l’eccidio, durante la messa di mezzanotte per il Natale, di 6 cristiani e l’incendio di una chiesa nello stato di Yobe.

Lunghissima la lista delle violenze anticristiane anche in Somalia e in Sudan. L’uccisione nel 1989 del Vescovo di Mogadiscio, la strage di donne cristiane del 7 gennaio 2011 sempre a Mogadiscio e la decapitazione di un ragazzo cristiano di 17 anni a Oddur del 25 settembre 2011 sono le pagine più oscure della Somalia.

Anche in Sudan, tristemente noto per i massacri nella guerra del Darfur, la spinta maggiore alla persecuzione dei cristiani è data dall’estremismo islamico. Uscito da una guerra civile durata 40 anni che ha tagliato in due il Paese, la situazione dei cristiani in Sudan si presenta tuttora molto difficile. Si paventa che l’islamizzazione possa estendersi in rapida evoluzione nel Sud Sudan, dove la presenza dei cristiani supera il milione: una prima avvisaglia si è avuta con l’uccisione dell’8 giugno 2011 di uno studente del Seminario San Paolo a Kadugli’s al Shaer, al quale è seguito l’attacco del 18 luglio alla casa del vescovo anglicano Andudu Adam Elnail.

Corea del Nord, Cina, India, Iran, Iraq e Pakistan sono, invece, i Paesi asiatici dove i cristiani subiscono le più dure aggressioni e incontrano le maggiori ostilità alla professione della loro religione.

Particolarmente pesante è la situazione in India per le violenze anticristiane portate dai nazionalisti indù: soltanto nel 2011 sono stati contati 170 attacchi terroristici contro le comunità cristiane. Ammontano a 2.114, invece, i cristiani che, come si evince dal rapporto del “Catholic Secular Forum”, hanno subito violenze ed aggressioni nello stesso anno 2011, e oltre mille, come denunciato da Jhon Daya, Segretario generale dell’All India Christian Council, gli attacchi che si commettono ogni anno in Karnataka, grande Stato dell’india meridionale, ed altri Stati, quali Orissa, Gujarat e Madhya Pradesh.

Isterismo e intolleranza religiosa, con i musulmani che chiedono l’imposizione della Sharia islamica, chiudono le porte ad ogni dialogo in Pakistan. Cristiani accusati ingiustamente di aver violato la legge sulla blasfemia, che prevede anche la pena di morte per chi usa commenti non adeguati contro l’Islam e i suoi profeti, hanno subito pesanti condanne detentive. Uccisioni brutali, inoltre, si sono susseguite, in varie parti del Paese, quali quelle di Gorja nel 2010, dove estremisti musulmani hanno attaccato un villaggio di cristiani bruciando vive 6 persone e distruggendo 112 case. Il recente caso della donna cristiana Asia Bibi, condannata a morte per blasfemia, ha sconvolto le comunità religiose di tutto il mondo e sollevato dure proteste internazionali.

L’elenco è ancora lungo se vogliamo includere le persecuzioni avvenute in Algeria, in Libia, in Eritrea, in Etiopia, in Afghanistan, in Arabia Saudita, nel Bhutan, in Indonesia, nel Bangladesh, nello Yemen, in Vietnam e in altri Paesi del mondo.

Denuncia il quotidiano “Avvenire” che nel 2011 i cristiani sono stati vittime del 75% delle violenze antireligiose e che in Medio Oriente rischiano l’estinzione.

“Ogni quattro perseguitati al mondo per motivi razziali, di nazionalità o di religione - ha affermato Massimo Introvigne, rappresentante dell’Ocse e direttore del Centro Studi sulle Nuove Religioni (CESNUR) – tre sono cristiani. Un eccidio di cui ci si ricorda solo quando la soglia del numero di morti supera la decina”.

Una storia infinita di ingiustizie e di discriminazioni, che non accenna a diminuire e di fronte alle quali l’Europa e il mondo intero non possono restare indifferenti.

Il diritto alla libertà religiosa è espressione di civiltà. La Dichiarazionesulla libertà religiosa “Dignitatis humanae” del Concilio Vaticano II difende il diritto-dovere dell’uomo a scegliere la sua religione, perché “gli uomini sono spronati dalla loro stessa natura e tenuti per obbligo morale a ricercare la verità. Ognuno ha il dovere e, quindi il diritto di cercare la verità in materia religiosa. Gli uomini non possono soddisfare quest’obbligo in conformità alla propria natura se non godono della libertà psicologica e insieme dell’immunità da coercizioni esterne”.

 Cosimo Lasorsa

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