Spunto di riflessione sul celibato dei preti

gen 27th, 2013 | By | Category: Distretti e Club

 

Occuparsi degli “affari” degli altri è uno sport assai diffuso fra gli uomini. Essi giustificano questa vocazione col desiderio di favorire la giustizia sociale… La cosa strana, però, è che contro il celibato dei preti parla solo una minima parte degli gli stessi interessati, mentre è vivo argomento di conversazione e di polemica fra i laici (cattolici e non cattolici)… 

La diversa sfumatura nelle posizione dei due gruppi laicali, consiste nel fatto che i non cattolici utilizzano l’argomento come esempio di arretratezza della Chiesa che non sa stare al passo con i tempi; mentre, i cattolici, sostengono che vada abolito per dare ai sacerdoti una migliore realizzazione umana, evitando le “tentazioni della carne” e favorendo, anche, un aumento del numero dei preti…

I due gruppi si danno un gran da fare risalendo agli Apostoli (sposati) e citando le antiche scritture…

Il Papa ha trattato ampiamente  l’argomento, confermando che il celibato non è un dogma, ma è una norma istituitasi assai presto nella Chiesa a seguito di sicuri riferimenti biblici (già dal secondo secolo); esso è un modo di vivere che è cresciuto nella Chiesa e che, naturalmente, comporta sempre il pericolo di una caduta. Se si punta così in alto, ci possono essere delle cadute e, spiega, quanto più un’epoca è povera di fede, tanto più frequenti sono le cadute.

I sacerdoti sono fra coloro che rinunciano al matrimonio per amore del Regno dei cieli e per darne testimonianza. Il celibato ha un significato contemporaneamente cristologico e apostolico: è una rinuncia ed una testimonianza che rendono più credibile agli altri che c’è un Regno dei cieli.

 E’ da notare che i periodi di crisi del celibato corrispondono sempre a periodi di crisi del matrimonio. Anche oggi non viviamo solo la crisi del celibato dei preti: è lo stesso matrimonio ad essere sempre più messo in discussione come fondamento della nostra società e, nelle legislazioni degli Stati occidentali, esso è sempre più messo allo stesso livello di altri stili di vita e viene così dissolto anche come forma giuridica. La fatica di vivere veramente il matrimonio, in fondo, non è da meno: in pratica, con l’abolizione del celibato assisteremmo solo alla nascita di un nuovo tipo di problematica, quella dei preti divorziati.

Le forme elevate di esistenza umana sono sempre soggette a qualcosa che le minaccia. Ma, aggiunge il Papa, non si deve perdere la speranza e dire: “non ci riusciamo più”.

Dobbiamo tornare a credere, ad avere più fede; e, ovviamente, chi di dovere  essere ancora più cauto nella scelta degli aspiranti sacerdoti.

L’importante è che essi scelgano davvero liberamente e consapevolmente: per questo, prima della ordinazione si deve confermare con una promessa solenne che lo si fa e lo si vuole in tutta libertà.

L’aspirante sacerdote deve riconoscere nella sua vita la forza della fede e deve sapere che solo in essa può vivere il celibato. Allora esso può diventare una testimonianza che dice qualcosa agli uomini e che riesce anche a dar loro coraggio in relazione al matrimonio. Entrambe le istituzioni sono strettamente legate. Se una fedeltà non è più possibile, anche l’altra non ha più senso: l’una sostiene l’altra.

 La domanda fondamentale da porsi è: può l’uomo prendere una decisione definitiva per quel che riguarda l’aspetto centrale della propria vita? Lo può, dice il Papa, solamente se si è ancorati saldamente alla fede, perché, solo in questo caso si perviene alla piena dimensione dell’amore e della maturazione umana ed è convincimento della grande maggioranza dei vescovi che il vero problema sia la crisi della fede e che non si hanno preti migliori e più numerosi dissociando il ministero e lo stato di vita, perché in tal modo si finisce solo per ignorare una crisi di fede e per farsi ingannare da soluzioni solo apparenti.

Infine, il problema della riduzione delle vocazioni sacerdotali non è da porre in diretto rapporto con quello del celibato e va visto sotto molti aspetti, quali quello della forte riduzione del numero dei cristiani praticanti  e del numero medio dei bambini per famiglia; ci sono, poi, gli ostacoli al sacerdozio posti  dai genitori, che hanno ben altre attese per i loro figli…

La prima domanda allora è: ci sono credenti? Solo dopo viene la seconda domanda: da essi  si formano dei sacerdoti?

… E, su queste domande, i Serrani hanno molto da riflettere (un seminarista ebbe a dirmi: “…come è scritto nella vostra “preghiera del serrano”, penso che il sacerdote debba essere pronto a spendere e consumare se stesso per le anime).

Angelo Magrì

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