Progetta con Dio… abita il futuro!

gen 16th, 2013 | By | Category: Primo Piano

L’ introduzione del Direttore dell’UNPV, mons. Nico dal Molin, all’annuale Convegno

“Le vocazioni segno della speranza fondata sulla fede”
A tutti voi, amiche e amici qui convenuti per questo Convegno Nazionale 2013, il mio
saluto più affettuoso e personale, unito all’augurio per un Nuovo Anno che comincia,
perché sia veramente un tempo di grazia, di servizio vissuto in una esperienza di fede e di
speranza capace di generare vita e passione per Gesù, per la chiesa e per quanti
incontreremo nel nostro cammino
Il tema riassunto nello slogan di quest’anno è: Progetta con Dio… Abita il futuro!
Un Progetto è sempre concreto.
Parte dalle risorse che abbiamo a disposizione e ci proietta nel futuro. Ci mette davanti a
qualcosa che non vediamo ancora ma che, in qualche modo, già fa parte di ciascuno di
noi perché è dentro il nostro cuore ed i nostri desideri.
Se poi il nostro progetto viene steso a quattro mani con Dio, allora il risultato è assicurato!
Dio, infatti, si coinvolge nella nostra vita, ascolta i nostri desideri più profondi e ci dà Luce
per conoscere con verità il Suo desiderio su di noi, e questa è una esperienza che
ciascuno di noi qui presenti ha vissuto o sta vivendo (per i più giovani) in prima persona.
Progettare con Lui significa fidarsi della sua Parola… E allora i nostri orizzonti si allargano
e troviamo il coraggio di “partire”, di andare là dove non pensavamo mai di andare; il
coraggio di seguirlo.
Così come ha fatto Abramo che, fidandosi di Dio, lascia la “sua terra” per una Terra dove il
Signore sarà per sempre con lui e con il popolo che da Abramo nascerà: “Numeroso come
le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare”. (Genesi 22,16-18)
Nel suo messaggio per la 50a Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni 2013, Papa
Benedetto XVI* sembra quasi svelarci il segreto per progettare noi e aiutare gli altri a
costruire una vita davvero vissuta con pienezza e gioia interiore:
“Dare al Signore la precedenza, metterlo al primo posto rispetto a tutto quello che fa parte
della nostra vita… Entrare attraverso di Lui in comunione con il Padre nello Spirito Santo e,
di conseguenza, con i fratelli e le sorelle. È questa comunione di vita con Gesù il «luogo»
privilegiato dove sperimentare la speranza e dove la vita sarà libera e piena!”.
1. Progettare con Dio significa … avere un rapporto “affettuoso” con Lui!
E’ importante ricordare che la capacità di scelta affonda le sue radici anche in un rapporto
sereno e affettuoso con Dio: si tratta di sentire la sua presenza “vicina a noi”, al nostro
cammino quotidiano, e di vivere con essa una relazione profonda e permanente.
E’ scoprire e annunciare il Dio della tenerezza e non del giudizio, sperimentato come
sorgente di acqua cristallina, a cui attingere ogni giorno: nei momenti di gioia, di luce, di
pienezza, come pure in quelli tristi, sofferti e densi di oscurità.
In questo rapporto entrano in gioco tutte le nostre facoltà: mente, volontà, emozioni. Se
questa relazione è discontinua, langue o viene meno, è tutta la nostra persona che ne
risente e si blocca.
Ricordate: ognuno di noi ha una “vocazione-missione” da compiere nella vita; la vocazione
non è per noi stessi, per baloccarci con un ruolo che ci piace… È invio, è missione che si
traduce in un modo di essere, un compito da svolgere, un servizio da assumere, un
impegno totale a cui consegnare se stessi.
Questo rende ancor più necessario lavorare su se stessi, per rendersi idonei, affidabili,
responsabili per ciò che si è chiamati a vivere. La vita come vocazione è una risposta di
Amore all’Amore.
2. Progettare con Dio significa entrare in una logica di Intimità
- La prima e fondamentale legge della intimità è quella di imparare a “decentrarsi”: ciò
significa smetterla una buona volta di prenderci sempre troppo sul serio, di pensare solo a
noi stessi, alla nostra salute, al nostro corpo, alle nostre cose da fare senza vedere più
alcun spiraglio della realtà vitale che c’è attorno a noi. Si tratta in fondo di non continuare a
restare rigidamente legati al proprio schema di relazioni con gli altri, ma di saperlo adattare
con flessibilità alle situazioni come ci si propongono e alle persone per quello che sono e
non per quello che noi vorremmo esse fossero. E’ il coraggio di sciogliere la vela della
nostra barca senza lasciarla gonfiare dal vento delle nostalgie passate o dalla brezza
delle illusioni future.
- La seconda ed essenziale legge della Intimità è la gioia di “donare” tutto se stessi alla
persona amata, la voglia di andare finalmente oltre alla propria “privacy”, allo stretto
calcolo del “questo te lo do e questo me lo tengo io…” E’ un rivivere la bellissima
esperienza che ci raccontano gli Atti degli Apostoli, nel capitolo terzo, quando Pietro e
Giovanni incontrano uno storpio che chiede loro la carità alla Porta Bella del Tempio e gli
dicono: “Non abbiamo né oro né argento, ma quello che abbiamo te lo diamo” (cf Atti 3,6).
- Infine, la terza legge della Intimità è il coraggio di “mettere in gioco” la propria esistenza
non part-time, non selezionando segmenti di vita o particolari élites di persone, ma con
radicalità e totalità: è il rifiuto della moda assai pervasiva del “piccolo cabotaggio”:
allontanarsi il meno possibile dalla riva, per paura di rischiare l’avventura in alto mare!
Solo nella capacità di imparare a fare nostre queste tre piste di vita e di relazione,
potremmo essere come i “pescatori di perle” che si tuffano nella profondità dell’oceano e
resistono in apnea per portare alla superficie le perle più belle e preziose nascoste in
qualche anfratto corallino del fondo del mare.
3. Abita il futuro… per camminare con la Speranza nel cuore
È questa la seconda dimensione del tema del nostro convegno e di tutto il nostro anno
vocazionale che converge verso la 50a GMPV del 21 aprile p.v.
Vivere con la speranza nel cuore, e non solo con lo sguardo volto sempre all’indietro alla
ricerca nostalgica di un tempo che non c’è e che comunque difficilmente può essere
considerato migliore di quello che siamo chiamati a vivere.
Questo è il nostro “Kairòs”; questa è l’ora di Dio per noi…
La speranza è attesa di un bagliore di Luce e di positività che illumina il nostro futuro, ma
che al tempo stesso deve sostenere il nostro presente, segnato non di rado da
insoddisfazioni e insuccessi. Dove si fonda la nostra speranza?
Ci aiuta Papa Benedetto XVI* nel suo Messaggio:
“Guardando alla storia del popolo di Israele narrata nell’Antico Testamento, vediamo
emergere, anche nei momenti di maggiore difficoltà come quelli dell’esilio, un elemento
costante, richiamato in particolare dai profeti: la memoria delle promesse fatte da Dio ai
Patriarchi; memoria che chiede di imitare l’atteggiamento esemplare di ABRAMO, il quale,
ricorda l’Apostolo Paolo, «credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così
divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: così sarà la tua discendenza»
(Romani 4,18). Una verità consolante e illuminante che emerge da tutta la storia della
salvezza è allora la fedeltà di Dio all’alleanza [...] In ogni momento, soprattutto in quelli più difficili, è sempre la fedeltà del Signore a far vibrare i cuori degli uomini e delle donne e a confermarli nella speranza di giungere un giorno alla “Terra Promessa”. Qui sta il fondamento sicuro di ogni speranza: Dio non ci lascia mai soli ed è fedele alla parola data”
4. Beati coloro che fanno della propria vita un canto di Speranza
Sempre più ci sono persone disorientate nella loro scelta di vita: esse non sanno più a che
serve la loro esistenza e dove sia l’essenziale della loro vocazione. La vita non è più un
canto di festa, ma un continuo gemito di lamento e di dolore.
Tutti siamo chiamati a cercare Cristo come amore primo; egli espone la sua vita, la dona
sino in fondo, la consegna ai suoi per amore. Siamo chiamati ad essere, in Gesù, uomini e
donne di liberazione; siamo pellegrini di libertà, che allarga gli spazi del cuore.
Come afferma lo scrittore Antoine de Saint-Exupéry, nella vita si possono incontrare
mercanti di ogni tipo: anche il mercante che vende pillole contro la sete, per poter
risparmiare il tempo di bere! Che fare di quel tempo? Non dovremmo avere dubbi:
camminiamo a piedi, lentamente, per cercare una fontana, un pozzo da cui bere l’acqua
fresca.
Tutti insieme possiamo metterci in ascolto di Gesù, il Maestro, per imparare da Lui cosa
significhi avere un cuore povero, riconciliato, purificato e semplificato. Questo ci
permetterà di vivere, insieme, il canto della speranza e della meraviglia, dello stupore e
della festa.
Non stiamo cercando superuomini o superdonne. Cerchiamo persone capaci di esprimere
la loro profonda umanità e di abbandonarsi con fiducia al loro Signore.
[...] Cari giovani, in mezzo a tante proposte superficiali ed effimere, sappiate coltivare
l’attrazione verso i valori, le mete alte, le scelte radicali, per un servizio agli altri sulle orme
di Gesù. Non abbiate paura di seguire il Signore e di percorrere le vie esigenti e
coraggiose della carità e dell’impegno generoso! Così sarete felici di servire, sarete
testimoni di quella gioia che il mondo non può dare, sarete fiamme vive di un amore
infinito ed eterno, imparerete a «rendere ragione della speranza che è in voi» (1 Pietro
3,15)! (Benedetto XVI* – Messaggio per la 50a GMPV)
Tutto questo mi pare possa essere bene interpretato da un racconto semplice ma incisivo
di Teofane il Monaco: “Lasciate che vi racconti cosa avvenne l’ultimo giorno del mio ritiro.
Avevo detto al padre guardiano che non sapevo quando sarei potuto tornare, poiché molto probabilmente non ne avrei avuto il tempo. Egli, subito, replicò: “Il problema non é il TEMPO, il problema è la GRAVITA’ ”.Poi si allontanò un attimo, scese le scale, e quando tornò aveva con sè un piccolo tappeto. “Ecco, tieni – disse – è un tappeto magico. Sedendovi sopra riuscirai a sottrarti alla tua gravità e potrai andare dove vuoi. Non è questione di tempo”. Ora so che è davvero così, ma la gente ride quando glielo racconto. Ridete anche voi? Benissimo. E allora rimanete dove siete.”
Anch’io vorrei dire con voi, oggi: “I have a dream…”; porto in me un piccolo, grande sogno:
che questo nostro “convenire”, che il nostro “camminare insieme” ci aiuti a superare il
peso, la gravità del nostro io.
Così ciascuno di noi potrà muoversi con una nuova intensità interiore, riscoprendo sia la
bellezza del proprio cuore che la bellezza del Volto di Gesù, nella piena libertà di un cuore
chiamato a “progettare con Dio per far fiorire la vita nel proprio futuro”.
Grazie a Voi tutti per essere qui convenuti… Buon Convegno!

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