La seconda giovinezza della radio

gen 16th, 2013 | By | Category: Primo Piano

IL CENSIS REGISTRA LA CRESCITA. OCCASIONE  IMPERDIBILE PER L’INFORMAZIONE CATTOLICA

La radio raggiunge, in Italia, poco meno di 40 milioni di persone ogni giorno. È presente in tutte le classi d’età e, in modo particolare, nella popolazione attiva. Negli ultimi anni è cresciuta in modo costante la percentuale di coloro che ascoltano la radio in automobile. Il 64% sintonizza, infatti, la radio in macchina, il 41% usa l’apparecchio tradizionale. Con l’esplosione delle nuove tecnologie, il 7,7% della popolazione ascolta la radio tramite la tv con il digitale terrestre, il 3,7% dal cellulare, il 3,1% da internet e solo 1% dal podcast in MP3. Mentre i lettori dei giornali e dei libri diminuiscono e la tv resiste, subendo l’attacco della rete con le immagini ed i filmati di YouTube, la radio (dati Censis) aumenta gli ascolti del 3,8% nel 2012, raggiungendo l’83,9% di cittadini italiani. E, in tempo di crisi economica, è quella che contiene meglio le perdite pubblicitarie (-8,9%) tra i media: giornali e periodici (-16%), tv (-13,9) e cinema (-22,9%, dati Nielsen).

È il successo di un vecchio media – Marconi sperimentò la radio nel 1895 – passato attraverso un secolo di storia, segnato da profondi cambiamenti sociali, politici e culturali. Un media che continua a svolgere il suo ruolo di servizio nella società moderna con rinnovata vitalità. La si può ascoltare in diretta ovunque e grazie alle nuove tecnologie scaricare e rilanciare su web. Inoltre, vantaggio competitivo non indifferente, soffre di un minore controllo da parte della politica e dei “poteri forti”, proprio in virtù della sua capillare presenza sul territorio tra radio nazionali, network e radio locali che garantiscono un pluralismo di voci al servizio della comunità e della democrazia.

“È ‘il ritorno della voce’ di un popolo, di un territorio, di persone, in contrapposizione alla società globalizzata”. Un contesto, spiega il professor Francesco Casetti, esperto di strategie comunicative, nel quale la radio si trova a ricoprire un ruolo di primo piano per due motivi: “Il primo di natura tecnologica. La radio è un medium flessibile: costa meno della televisione, mostra una grande semplicità d’uso, non richiede esclusività perché può essere ascoltata anche se si fanno altre cose, oltre a essere ricevuta su apparecchi tradizionali, oggi la si può ricevere via computer, sugli i-pod, sui telefonini. Il secondo motivo è di ordine culturale. Innanzitutto si tratta di un mezzo pervasivo e non localizzato: la voce non è come l’immagine chiusa nello schermo: si diffonde, ci circonda, invade lo spazio”. Poi si tratta di un medium della relazione e non dell’imposizione. “L’immagine tende a sovrastarci, la voce invece sembra interrogarci e chiederci risposte”.

Infine si presenta come medium dell’interiorità e non dell’esteriorità. Facile intuire che mentre l’immagine implica uno spazio pubblico la voce implica l’intimità, sembra cioè parlare al cuore. “La radio è anche un medium della responsabilità e non della fuga: la voce è strettamente legata a chi parla mentre l’immagine appare prodotta meccanicamente e non richiama necessariamente il legame con l’autore”.

Il mondo cattolico, da sempre legato alla “diffusione della Parola”, ha capito da subito l’importanza della comunicazione radiofonica. Fu Pio XI ad inaugurare, il 12 febbraio 1931,la Radio Vaticanadopola Conciliazionecon l’Italia allo scopo di collegare il centro della Chiesa cattolica con le varie parti del mondo. Nel tempo sempre più diocesi nel mondo hanno affidato l’evangelizzazione alla radio. Oggi, nell’Anno della Fede di Benedetto XVI, proprio la radio è destinata a svolgere un ruolo primario perla Nuovaevangelizzazione, “un ambone” da cui incontrare il Popolo di Dio.La Chiesa  italiana grazie all’esperienza di Radio InBlu, una efficace “banca radiofonica” al servizio delle radio cattoliche, tra cui molte emittenti locali e comunitarie sul territorio, svolge un ruolo primario di servizio pubblico. Un compito intuito dai vescovi italiani già dalla fine degli anni ’70 del secolo scorso e sviluppato nel tempo, non senza qualche preoccupazione di ordine economico. Affidate inizialmente all’impegno del volontariato, non sempre le radio diocesane hanno saputo svolgere con successo il loro compito, ma l’impegno di molti giovani ha consegnato alla Chiesa italiana un patrimonio sul quale occorre credere e investire senza incertezze.

Alla vigilia di una nuova rivoluzione tecnologica che interesserà a breve la radio, con l’utilizzo di nuove frequenze digitali per la trasmissione, il DAB+, il digitale radiofonico, che affiancherà la tradizionale FM con l’arrivo sul mercato di nuovi apparecchi radio già disponibili per l’acquisto su web, serve l’impegno di affidare la gestione e l’organizzazione di questi strumenti, soprattutto in sede locale, a professionisti del settore che non mancano nel cammino di formazione proposto dalla Chiesa. Ma serve un altro sforzo, forse più importante. In tempi di globalizzazione e risparmio economico, nel rispetto dei diversi compiti istituzionali e ruoli ai vari livelli,la Chiesadeve saper gestire gli strumenti della comunicazione sociale con maggiore collegialità. Deve pensare ad una strategia comune, internazionale, nazionale e locale, che in varie forme e organizzazioni coordini e gestisca un patrimonio che non può più vivere isolato e frutto di impegno dei singoli. Un patrimonio rivolto alla comunità civile con la proposta informativa di valori fondamentali per la promozione umana, la coesione sociale e la democrazia del Paese.

 Luca Collodi – Responsabile canale italiano Radio Vaticana

Fonte Copercom

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