La partita delle elezioni si gioca sui social network

gen 16th, 2013 | By | Category: Primo Piano

DA MONTI A BERLUSCONI, DA BERSANI A GRILLO LA PARTITA SI GIOCA SUI SOCIAL NETWORK
Sarà il primo voto rete-condizionato?

Di sicuro gli studiosi ci sapranno dire, al termine della tornata elettorale che incombe sul Paese, quale sarà stato il ruolo giocato dalle nuove tecnologie e in particolare dai social network. Un indizio significativo è venuto già dalle “parlamentarie” del Pd che hanno visto persino trionfare, in alcuni casi, donne e uomini giovanissimi. Che non hanno nascosto di aver fatto la loro personalissima campagna tutta in Internet, magari rafforzandola con qualche incontro di sezione, associazione o quartiere. Quindi, non il contrario, come fanno o farebbero quelli delle generazioni che li hanno preceduti: prima il territorio reale e poi il territorio virtuale. Per i ventenni e trentenni (non nativi digitali ma sicuramente modernissimi navigatori) quella distinzione è oggettivamente superata nella prassi: non mondi separati, ma un continuum esistenziale, razionale ed emotivo.
Di sicuro, loro le urne le hanno riempite di preferenze, spesso scavalcando parlamentari di lungo corso e mammasantissima del partito. Il che offre certamente motivo di riflessione, anche in rapporto alla loro capacità di mobilitazione concreta attraverso la Rete. Infatti, schiacciare il tasto del “Mi piace” non può dare alcuna garanzia sul fronte della partecipazione concreta. Ovvero, alzarsi al mattino con l’impegno di recarsi in un luogo preciso dove depositare in un’urna la propria specifica preferenza.
Una prima conclusione che si può trarre è che forse questa campagna elettorale sarà la prima, in Italia, ad essere davvero segnata dai social network. Altro segnale importantissimo, in questa direzione, viene dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che della Rete ha fatto il “suo” spazio politico elettivo. Un territorio che ha preceduto le piazze colme di spettatori-militanti accorsi ad osannare il grande comico autopromossosi a leader politico a tutto tondo, sia pure lontano dalle aule parlamentari a causa di una pesante condanna penale passata in giudicato.
Ma per guardare solo ai fatti più recenti, bisogna ricordare la decisione di Mario Monti di annunciare la sua “salita in politica” con un tweet nella notte di Natale. E il lancio, rigorosamente on line, della sua Agenda per l’Italia. Ma non va sottovalutata neppure l’iniziativa di Silvio Berlusconi che, al suo esordio in Twitter, ha raccolto in poche ore oltre 70mila follower. Un boom di contatti che la dice lunga sulla volontà di giocarsi la partita sui social network, al pari dei media tradizionali, televisione generalista in primis.
La politica vecchia e nuova ha dunque scoperto la Rete, ovviamente con le sue gioie e suoi dolori. Un esempio per tutti: ha fatto più bene a Maurizio Crozza (nella foto) o a Pierluigi Bersani la riproposizione virale del video-tormentone “non siamo mica qui a pettinare le bambole”?
In conclusione, gli studiosi ci diranno come siamo cambiati, nella nostra veste di cittadini-elettori, a causa della Rete. E come essa avrà condizionato le nostre scelte. Nel frattempo, facciamo nostre le considerazioni del professor Giovanni Orsina, docente di storia contemporanea alla Luiss di Roma, intervistato nel corso di TgTg a Tv2000. Sottolineando la poderosa accelerazione imposta dalle nuove tecnologie alla comunicazione politica, il professore osserva come sia difficile, però, “far passare messaggi politicamente complessi. Da qui la scelta di affidarsi a personalità che semplificano e condensano, in un volto, un determinato messaggio politico”. E ancora: “I social network alimentano il sogno della democrazia diretta che può rivelarsi anche un incubo”. Da qui la necessità, senza demonizzare le nuove tecnologie, di correre il rischio della mediazione politica che sta a carico non solo di chi produce offerta politica, ma anche di chi alimenta la domanda politica. E fra questi soggetti capaci di discernimento e di esercizio di responsabilità dobbiamo esserci tutti noi che maneggiamo la comunicazione. Non è un affare che possiamo, a cuor leggero, delegare ad altri. Ci tocca.

Domenico Delle Foglie

“Usare il potere della rete per incrementare vocazioni” (Viviana Normando).

Fonte:copercom

Comments are closed.