Cyberbullismo, crudeltà all’infinito

gen 14th, 2013 | By | Category: Eventi


ADULTI CHIAMATI A UNA RIFLESSIONE PIÙ MATURA E A UN’ATTENZIONE PIÙ VIGILE

Che noi adulti si capisca con grande difficoltà quello che per i nostri figli è importante è un dato d’esperienza comune. Ciascuno di noi genitori fa ogni giorno errori di mancata sintonizzazione con la realtà del figlio o della figlia adolescente, sottovalutando quello che per loro è importante e sopravvalutando la loro capacità di risolvere i problemi. In genere ci autoassolviamo, dicendo che loro ingigantiscono le cose, fanno un problema di tutto: ma è troppo facile risolvere la questione affermando che le nuove generazioni sono “smidollate”, viziate, e non so che altro.
La verità è che noi adulti conosciamo pochissimo il loro mondo, che è un mondo “antropologicamente” diverso dal nostro. Spesso ci confrontiamo con un certo compiacimento sul fatto che loro sono bravissimi coi computer, i più competenti tra di noi dicono: “Beh sì, loro sono proprio ‘nativi digitali’”. E lì finisce. Perché, diciamo la verità, non è facile entrare nei loro meandri cibernetici. Prendiamo il mondo dei social network, un luogo in cui la maggior parte di noi adulti non ha il tempo e la voglia di entrare. È una specie di “Grande Fratello” dove tutti sono sotto l’occhio di tutti. E spesso i ragazzi si arrampicano sugli specchi per avere conferme, “amici”, per essere in qualche modo interessanti.
E in questo mondo ci scappa il bullo, un vecchio personaggio, una vecchia conoscenza, per la verità incontrato da sempre e da molti. Solo che una volta il suo spazio d’azione era limitato, i suoi sberleffi duravano il tempo di un incontro, vi assisteva solo qualcuno. Oggi, nella platea digitale, lo sberleffo rimane lì, in eterno, davanti a tutti. E poiché la fragile identità dell’adolescente cerca conferme, succede che qualcuno rimane schiacciato da questa gogna mediatica ingiustamente cattiva, annichilito, umiliato per sempre. È il tragico caso di Carolina, la ragazzina di 14 anni di Novara, che non ce l’ha fatta a sopportare.
Le più recenti ricerche europee ci dicono che il 20% degli adolescenti è stato almeno una volta stalker o vittima su Internet. Dovremmo davvero fermarci a riflettere: oggi, complice la crisi economica, tutti parlano solo di finanza e di conti e quando si discute di cultura si fa riferimento solo ai tesori del passato e a come sarebbe bello tirarci fuori soldi con il turismo. Soldi, soldi e ancora soldi: si parla solo di questo. Nessun politico, ad esempio, fin ora ha detto una parola su una diversa attenzione ai minori, a come trascorrono il loro tempo libero, a cosa si può fare per rendere, questo tempo, meno alienante.
Del resto, e qui è la Scienza che parla, Internet sta provocando o incoraggiando veri e propri disturbi mentali Al mitico Mit sono in corso approfondite ricerche sugli effetti ansiogeni, deprimenti, in alcuni casi psicotici, di un’immersione totale nei social: una fusione cyborg con le macchine che potrebbe indurre comportamenti aggressivi e di crescita della crudeltà. Le ricerche ci dicono che Internet non è solo un sistema di comunicazione, ma sta creando un ambiente mentale completamente nuovo, uno stato di natura digitale in cui la mente diventa un pannello di controllo che funziona a ritmo vorticoso. E non c’è neanche il tempo di pensare alle possibili conseguenze delle proprie azioni. Tutti ripetono che bisogna diffondere l’accesso ad Internet ed è certamente vero, ma come ci dice un’importante ricerca capitanata dalla London School, con la crescita di Internet cresce anche la diffusione dei rischi e lo dimostrano le realtà europee in cui l’uso della Rete è più diffuso.
Allora, reclamiamo più attenzione a quello che sta accadendo in Rete, nelle mille nuove forme di televisione, nei social. Impegniamoci tutti ad organizzare un’attenzione più forte e autorevole rispetto alla realtà dei nostri ragazzi, ai media che usano, alle cose che pensano. Sarà un modo, anche per noi, per riscoprire l’importanza delle cose che contano davvero.

Elisa Manna
Responsabile Settore politiche culturali Censis

Fonte:Copercom

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