Mettiamoci in compagnia dei pastori

dic 29th, 2012 | By | Category: Distretti e Club

Come ogni anno, la testimonianza della nascita del Bambino Gesù è stata rinnovata dal Serra Club di Matera in un’autentica convivialità agapica nel rito della tradizionale festa degli auguri. Il cappellano don Domenico Falcicchio in un’atmosfera sentitamente natalizia ha avuto modo di rivolgere agli amici serrani una piacevole e dotta dissertazione sul significato del mistero della incarnazione di Gesù.

“II Santo Natale è vicino, mettiamoci in compagnia dei pastori, persone semplici che sanno accogliere l’invito degli Angeli, senza porre resistenza ed entriamo nella grotta di
Betlemme con un cuore adorante, innamorato di questo Bambino. Quanto stupore di povertà, umiltà, amore infinito di questo Dio che si fa carne per noi sua creatura!”
Questo mi scrive per gli auguri di Natale una suora di clausura. E’ il mistero dell’Incarnazione che da 2000 anni “permette di vedere attuata la sintesi definitiva che la mente umana, partendo da sé, non avrebbe neppure potuto immaginare: l’Eterno entra nel tempo, il Tutto si nasconde nel frammento, Dio assume il volto dell’uomo” (Beato Giovanni PaloII).

L’evento storico della nascita del Cristo ci è stato trasmesso dai testi sacri. Giovarmi nel prologo del suo Vangelo e nella sua Prima Lettera così scrive:”E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre pieno di grazia e di verità” (Gv.1,14). Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato… ossia il Verbo della vita… fatta visibile, noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna… quello che abbiamo veduto e udito noi lo annunziamo anche a voi perché anche voi state in comunione con noi. La nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo… Queste cose vi scriviamo perché la nostra gioia sia perfetta.” (1 Gv.1,1-4)

S. Paolo nella Lettera ai Galati aggiunge: “Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a Figli.” (Gal,4,4)

In questi testi viene maggiormente sottolineato il realismo della venuta del Figlio dell’uomo nell’umanità, Cristo assume la natura, fragile e peccatrice dell’uomo per salvarla, redimerla, innalzarla alla dignità di Figli di Dio.
Dio piantò la sua tenda in mezzo agli uomini per consegnare a noi che l’accogliamo nella fede ecclesiale, i contenuti salvifici della nascita di suo Figlio.
All’inizio del nuovo millennio, nell’indizione del Giubileo del 2000, il Beato Giovanni Paolo II parlava dell’Incarnazione del Verbo di Dio “come il cuore pulsante del tempo, l’ora misteriosa in cui il Regno di Dio si è fatto vicino” (Novo Millennio ineunte n.5).
Gli fa eco nell’ “Anno della Fede” il Santo Padre Benedetto XVI che invita tutti noi a “tenere fìsso lo sguardo su Gesù Cristo, – colui che da orìgine alla fede e la porta a compimento (Eb,12,2) – : in lui trova compimento ogni travaglio ed anelito del cuore umano. La gioia dell’amore, la risposta al dramma della sofferenza e del dolore, la forza del perdono davanti all’offesa ricevuta e la vittoria della vita dinanzi al vuoto della morte, tutto trova compimento nel mistero della sua Incarnazione, del suo farsi uomo, del condividere con noi la debolezza umana per trasformarla con la potenza della sua Resurrezione.”(Porta Fidei,n.l3).

In maniera semplice e potente lo aveva ricordato agli uomini del nostro tempo il Concilio VaticanoII. Il mistero dell’Incarnazione getta luce in una società complessa nella quale Cristo Gesù, a prezzo della sua vita, è venuto nella carne per vivificarla e divinizzarla, condividendone “gioie e speranze, tristezze e angosce …soprattutto dei poveri e di coloro che soffrono” (GS. N.l e 22)

Nel fare memoria di questo mistero insondabile della bontà e misericordia di Dio per gli uomini, l’Incarnazione di Cristo diventa insieme modello, parametro e fonte delle capacità di incarnarsi nelle varie realtà che ogni cristiano e, in modo particolare, ogni serrano deve assumere su di sé per essere un vero testimone di Cristo. Chiediti: quali ricadute può avere il mistero dell’Incarnazione negli ambienti del vivere quotidiano e con singolare accentuazione, oggi, sulla famiglia, sul mondo della salute, del rapporto sociale, della cultura?

Incarnarsi in questi ambiti significa immergersi in essi da laici, colmi di senso di responsabilità; significa assumere le problematiche della società da cittadini cristiani.
Ricorda che l’incontro con Dio non ti fa evadere dalla storia, dagli impegni della tua quotidianità e
dalle responsabilità a cui sei stato chiamato. In nome e con la forza di Cristo, che ci ha insegnato in che cosa consiste l’incarnazione, è necessario immergersi a capofitto nelle realtà umane di appartenenza, per risanarle dall’interno nella qualità di sale e di lievito che evidenziano i sapori e
impediscono la corruzione; in qualità di luce di verità che impedisce alterazione dei valori e sofisticazioni delle realtà.
Incarnarsi nel mondo di oggi vuol dire essere solidali con chi è travolto dal dramma del lavoro e della disoccupazione, dal dramma della sofferenza e del dolore, dal dramma della povertà e della
disperazione. Vuol dire dunque farsi carico nell’oggi e nel domani, di un armonioso vivere civile in grado di garantire a tutti un dignitoso tenore di vita.
Voglio guardare a questo Natale non come ad un mito od occasione di pura evasione, ma come ad una fonte da cui attingere singolare capacità di radicamento nella storia di cui non temere di assumere le complessità.
Sostanzialmente è questo il senso del mio augurio di Buon Natale rivolto a ciascuno di voi e a tutte quelle situazioni e a quelle persone nelle quali è oggi particolarmente urgente e necessario incarnarsi in nome e con lo stile del Figlio di Dio che per noi e per la nostra salvezza è disceso dal ciclo e si è incarnato nel seno della Vergine Maria.

Lino Sabino

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