Riforma ed ecumenismo

dic 16th, 2012 | By | Category: Apertura

I serrani, accolti dal parroco don Andrea Benso, hanno preso parte alla concelebrazione eucaristica presieduta dallo stesso parroco e successivamente, dopo il saluto e la presentazione degli scopi e obiettivi del Serra da parte del Presidente Michele Giugliano, hanno ascoltato la   coinvolgente relazione di don Giovanni Pavin, ricca di interessanti citazioni e consi­derazioni.

Citando il Vangelo di Giovanni, e poi anche gli Atti degli apostoli, ha messo in risalto come  “Non è compatibile una fede in Dio che sia divisa” precisando  anche  che “ l’unità non  vuol  dire  uniformità”,  e  “  l’unione deve fondarsi sulla carità”.

Il Presidente Giugliano e don Pavin

Ripercorrendo  la storia dell’unità della fede  in Dio il relatore ha affermato che nella  chiesa antica il senso dell’unità era fortissimo: non tanto come uniformità  (non erano uguali Gerusalemme ed Antiochia – il concilio di Gerusalemme ne prende atto) ma come comunione nella fede in Cristo e nella carità

Dopo l’editto di Costantino (312), la chiesa  si diffonde vertiginosamente. Conquista rapidamente l’ambito della cultura greco-romana, e, almeno in oriente, sposa l’impero romano.

I primi Concili ecumenici di oriente (praticamente “gestiti” dall’imperatore) mirano a precisare la natura di Cristo e le relazioni in Dio, Padre, Figlio e Spirito  Santo.

In tutte  quelle discussioni teologiche il problema Verità diventa così importante da surclassare la carità stessa: chi non crede come me è mio nemico, e va condannato e combattuto.

Una prima grande scissione avviene con il Concilio di Calcedonia (481). Molte chiese rifiutano di accettare le decisioni del Concilio, a cominciare da Egitto e Siria, grandi province dell’impero che mal sopportavano il dominio di Bisanzio, e zone a loro collegate.

Intanto le chiese d’occidente concentrano la loro attenzione sui popoli barbari e la loro evangelizzazione, mentre l’oriente deve vedersela con l’Islam. E ciò contribuisce a che poco a poco  si perdano un pò di vista.

Quando nel 1054  avviene la scomunica reciproca tra Roma e  Costantinopoli, praticamente è un prendere atto che non stanno più camminando insieme. (le ragioni erano più storico-politiche che teologiche.). Quando nel XV secolo Costantinopoli (la “seconda Roma”) cade in mano dei turchi ottomani, comincia ad emergere Mosca, che si autodefinisce la “terza Roma”. Costantinopoli e Mosca sono i due patriarcati che presiedono (a volte in concorrenza tra loro) le tante chiese  cosiddette “ortodosse.”

In occidente, nel XVI secolo, si assiste alla Riforma (ma sarebbe meglio dire alle riforme) chiamata poi protestante. La volontà non era di fondare altre chiese (a parte, forse, l’Inghilterra di Enrico VIII, ma, appunto di riformare quella storica, che pure, ma a buoi ormai scappati dalla stalla, avvierà poi la sua grande riforma con il Concilio di Trento.

E per ben cinque secoli abbiamo vissuto in regime di concorrenza, quando non di scontro. (Anche qui, nelle sanguinose guerre di religione in Europa, c’entra molto la politica).

Nel sec. XVIII nasce in Inghilterra il Metodismo: una specie di “Riforma della Riforma” e in seguito il movimento battista (un po’ altra riforma della Riforma…)

A cavallo tra ‘800 e ‘900 nasce il movimento  pentecostale (che presto si estende anche al cattolicesimo – Rinnovamento nello Spirito). E siamo al secolo XX:   le sette e le cosiddette “chiese indipendenti”  si moltiplicano in modo ormai incalcolabile  (Solo in Italia, per lo più tra gli immigrati dal III mondo, si è ormai perso il conto.)

E’ tutto un grande ribollimento: tutti dicono “la mia strada verso Cristo è la più giusta”.

Il movimento ecumenico nasce a cavallo tra il XIX e il XX secolo, anzitutto tra le chiese protestanti. Poco a poco aderiscono molte chiese ortodosse. Roma, a parte qualche personaggio “illuminato”, lo snobba decisamente: la vera chiesa siamo noi, non hanno che da “ritornare all’ovile”.

Concilio Vaticano II

L’unione dei cristiani era uno degli scopi fondamentali, secondo Giovanni XXIII; imboccare con decisione la via dell’ecumenismo fu uno dei risultati principali.

La Chiesa cattolica ha operato in se stessa un deciso cambio di atteggiamento nei rapporti con le altre chiese: dalla chiusura all’apertura al dialogo e all’incontro. (La carità ha ripreso il soprav-vento…). Anche Roma “si mette in cammino”  verso l’unità, prendendo atto che questa non si identifica con l’uniformità.

Le indicazioni di Papa Giovanni XXIII sono decisive: mirare a ciò che unisce, che è molto più di ciò che divide;  il dialogo fraterno come via giusta (e unica) da percorrere.

Nella Lumen Gentium  La Chiesa non si definisce più come società  ma come Popolo di Dio “radunato nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” ; Popolo visto non dall’esterno, come struttura, ma dall’interno, come Mistero. E “popolo in cammino: raffigurato dal popolo ebraico in marcia per il deserto. L’appartenenza a questo Popolo di Dio  non è secca (dentro o fuori), ma come a cerchi concentrici: i cattolici “fedeli”, i catecumeni , i cristiani non cattolici. I non cristiani, soprattutto ebrei, musulmani… “ordinati al Popolo di Dio” , fino a quelli che non conoscono Dio: la Chiesa ha il compito di annunciare a tutti il Vangelo, popolo di Dio punto di riferimento per tutta l’umanità! Unitatis Redintegratio  è il decreto conciliare che definisce questo radicale “cambio di marcia” della Chiesa cattolica.

Ut unum sint:  (Giovanni Paolo II, 25 maggio 1995 -  40 anni dal Concilio). Fa il punto della situazione e rilancia.  Sottolineando decisamente alcuni punti: il concetto di “l’unica Chiesa di Cristo”:  che non equivale a “Chiesa cattolica”. La gerarchia delle verità…  “Comunione imperfetta…”  Valorizzazione reciproca dei doni dello Spirito.  (Per quanto riguarda gli aspetti più  caratteristici: i protestanti fanno perno sulle Scritture Sacre, gli ortodossi su una liturgia splendida l’attaccamento alla Tradizione, i cattolici hanno un punto di forza nella unità gerarchica e nella attività caritativa… )

Un passo shoccante fu la proposta di Giovanni Paolo II  di studiare, insieme a tutte le chiese, come realizzare meglio “il ministero (servizio) dell’unità”, compito specifico del Vescovo di Roma. (Ma non ebbe praticamente seguito).

Passi in avanti in questi anni sono stati fatti anche nella collaborazione interre­ligiosa.

Ultimamente si ha l’impressione che l’ecumenismo segni un po’ il passo: al fervore ottimista della prima generazione post-conciliare sta subentrando un atteggiamento forse più riflessivo e meno precipitoso. Ma certi passi sono ormai irreversibili.

Michele Giugliano -  Giancarlo Callegaro 

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