Liturgia creativa ?

dic 4th, 2012 | By | Category: Mondo Cattolico

Nello splendido Oratorio di San Filippo si è tenuto un incontro a cura del Club Genova 184 sul tema “Liturgia Creativa? La riforma liturgica e sue presunte applicazioni.”

      Sono intervenuti il relatore: Prof. Don Riccardo Pane, Cerimoniere del Cardinale Arcivescovo di Bologna e autore del libro “Liturgia Creativa?” – ESD – e il Presidente del Club Avv. Emilio Artiglieri, il quale, nel presentare il tema della conferenza,  ha espresso il desiderio del  “Serra”  di   partecipare attivamente a questo “Anno di Fede” voluto dal Santo Padre, dedicato a superare la “profonda crisi di fede,” che caratterizza la nostra epoca, e a favorire, come ha detto il Papa stesso, ”una nuova evangelizzazione per riscoprire la gioia nel credere e nel ritrovare l’entusiasmo nel comunicarela Fede.”  Al Papa, ha sottolineato,  sta molto a cuore la “trasmissione alle generazioni future della fede di sempre.” Tra le forme di questa trasmissione vi è la “celebrazione della fede nella Liturgia.”

Benedetto XVI ha sempre dimostrato  un profondo interesse per la questione liturgica, sia come studioso e  Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, sia come Papa.  Basti pensare alla sua  Opera Omnia “Teologia della Liturgia” e al “Motu Proprio Summorum Pontificum” del 2007 con cui si riconosce piena dignità a quella che viene definita la forma straordinaria del Rito Romano, ovvero a quella vigente prima della Riforma post-conciliare. Nella lettera di accompagnamento a questo Motu Proprio, il Papa lamenta che, nel periodo successivo alla riforma liturgica, un certo modo  “libero di celebrare veniva addirittura inteso come un’autorizzazione o perfino come un obbligo alla creatività, la quale portò spesso a deformazioni della Liturgia al limite del sopportabile.” Nelle udienze del Mercoledì di questi ultimi mesi, il Papa  ha ribadito che “il criterio fondamentale perla Liturgia è il suo orientamento a Dio.”

Artiglieri ha sottolineato come la questione liturgica sia strettamente legata anche alla questione della  “crisi delle vocazioni,” o per meglio dire  “la crisi di risposte alla vocazione sacerdotale,” argomento che interessa particolarmente i serrani, il cui compito è sostenere le vocazioni consacrate. Ha quindi dato la parola a Don Riccardo Pane, Sacerdote molto impegnato nella pratica della Liturgia, sia come professore, sia come cerimoniere.  .

Il relatore ha introdotto l’argomento precisando che qualsiasi rito liturgico che si compie qui sulla terra non è perfetto, ma  cerca solo di tendere  verso il mistero di Dio: ogni rito può cogliere un frammento di quella che è la liturgia celeste. Negli ultimi decenni, dopo il Concilio, si è assistito alla tendenza di trasformare la liturgia da teocentrica ad antropocentrica. Ha portato come esempio i canti liturgici. Oggi, in molte chiese italiane si ascoltano canti “leggeri” a tematica religiosa, in quanto più cantabili e  partecipati dai fedeli. I testi parlano sempre più di noi e sempre meno di Dio. La liturgia, invece, dagli albori, ci parla prima di tutto di quello che Dio ha fatto e fa per noi uomini attraverso il Figlio Redentore e ha un orientamento assolutamente  teocentrico.

Si è verificata una vera rivoluzione che si sta diffondendo  nella liturgia in tutti i suoi vari  aspetti. Si pensi ai matrimoni e  ai funerali, dove si scelgono spesso canti adattati alla sensibilità  e al gusto personali. La liturgia finisce così per soddisfare le emozioni dei fedeli, piuttosto che tendere al cielo e si rischia di fare “arianesimo liturgico.”

Il relatore ha richiamato l’attenzione sulla “Sacrosanctum Concilium,” che specifica: “Nella liturgia terrena noi partecipiamo per anticipazione alla liturgia celeste che viene celebrata nella  santa città di Gerusalemme, verso la quale tendiamo come pellegrini, dove il Cristo siede alla destra di Dio quale ministro del santuario e del vero tabernacolo;  insieme con tutte le schiere delle milizie celesti cantiamo al Signore l’inno di gloria; ricordando con venerazione i santi, speriamo di aver parte con essi; aspettiamo come Salvatore il Signore nostro Gesù Cristo, fino a quando egli comparirà, egli che è la  nostra vita, e noi saremo manifestati con lui nella gloria (SC 8).”

Si compiono  continui abusi  nella “sacra liturgia,”  che  non corrispondono alle reali intenzioni dei padri conciliari, ma sono solo “effetti collaterali non voluti.” Si può parlare di  “liturgia creativa” gestita dalla sensibilità del celebrante e  adattata all’assemblea dei fedeli, che non rientra nello spirito del Concilio. La liturgia è  “celebrazione del mistero e partecipazione al mistero.”

Il Signore, ha detto, si è fatto uomo e attraverso i Sacramenti ha già compiuto un movimento verso di noi per riportarci a Dio. Questo duplice movimento della redenzione rischia di perdersi perché si tende a non fare più lo sforzo di entrare nel mistero di Dio, con riflessi negativi anche sulla nostra fede. I principi che governano la liturgia e quelli che governano la fede si integrano. Ritoccando il testo liturgico si crea un’alterazione sul piano del deposito della fede. E’ necessario allora  mantenere alto il grado di sensibilità per la sacra liturgia, che ci è stata data come un dono prezioso da custodire  e che ci permette “di entrare in punta di piedi dentro a una dimensione che non ci appartiene per natura, ma solo per Grazia, cioè la dimensione della liturgia celeste.” “Rendiamo grazie al Signore che ci ha offerto  di essere uniti a un mistero più grande che ci precede.”

Sempre con riferimento ai canti, Don Pane ha sottolineato che  la Chiesa  riconosce il canto gregoriano come canto proprio della liturgia romana e lo mantiene centrale “come punto di riferimento e modello, perché detta i principi che governano la musica sacra.” Il Concilio non ha comunque escluso dalle celebrazioni liturgiche altri generi musicali, come la polifonia, l’innografia e certi tipi di canto popolare, purché  si ispirino a questi principi. Il gregoriano è un canto spirituale che eleva lo spirito verso una dimensione celestiale, valorizza e favorisce la comprensione della Parola di Dio. Purtroppo, oggi si sta perdendo la tradizione gregoriana  e i canti, come del resto accade (solo in occidente) alle icone, che nella teologia orientale si avvicinano molto alla  sacralità perché racchiudono una presenza quasi reale, diventano elementi da collezione e decorativi. Nelle chiese anglosassoni invece si è mantenuta la tradizione della musica sacra, che ha un suo valore dal punto di vista pastorale e musicale.

“La sacra liturgia  – ha ribadito – è azione di Cristo e noi vi partecipiamo come membri  del  Corpo di Cristo. La liturgia è preghiera della Chiesa e quando siamo presenti alla celebrazione liturgica, preghiamo da membri che non esistono da soli, ma in mezzo agli altri.”

La globalizzazione, diffusasi particolarmente in questi anni, ha influito anche sulla liturgia. Nelle celebrazioni liturgiche occidentali si sono accolte forme rituali appartenenti ad altre tradizioni culturali, non sempre cristiane, che contrastano con i principi della dottrina e rappresentano veri e propri abusi che vanno a minare le nostre radici.

Come ha detto Benedetto XVI: “la bellezza intrinseca della liturgia ha come soggetto proprio il Cristo risorto e glorificato nello Spirito Santo, che includela Chiesanel suo agire.”

Al termine della conferenza, nella Chiesa di San Filippo, Don Pane ha celebratola S. Messacon la recita in latino delle parti fisse e il Coro dei Pueri Cantores della Cappella Musicale del Duomo di San Lorenzo, diretti dal Maestro Gianfranco Giolfo, ha conferito solennità alla celebrazione, integrandosi perfettamente con la liturgia.

Lidia Pistarino

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