Forum del Progetto culturale

nov 28th, 2012 | By | Category: Primo Piano

“Vivere ed orientare la globalizzazione dell’umanità in termini di relazionalità, di comunione e di condivisione”. Questo l’invito lanciato dal Papa nella “Caritas in veritate” e raccolto dall’XI Forum del Progetto culturale, in programma il 30 novembre e 1° dicembre a Roma, sul tema “Processi di mondializzazione, opportunità per i cattolici italiani” per iniziativa del Servizio nazionale per il Progetto culturale della Cei. I lavori saranno aperti dall’introduzione del card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cui seguiranno gli interventi di Carlo Secchi, docente di politica economica europea all’Università commerciale Luigi Bocconi e già rettore dello stesso ateneo, e di Francesco D’Agostino, docente di filosofia del diritto e di teoria generale del diritto all’Università di Roma Tor Vergata. Si proseguirà, il 1° dicembre, con il dibattito concluso dall’intervento del card. Camillo Ruini, presidente del Comitato per il Progetto culturale della Cei. Maria Michela Nicolais, per il Sir, ha rivolto alcune domande al prof. D’Agostino.

Al Forum si parlerà di mondializzazione come “opportunità” per i cattolici. In che senso?
“Si può concepire la mondializzazione come opportunità per i cattolici in un senso debole o in un senso forte. In un senso debole, è ragionevole che i cattolici siano parte viva delle dinamiche culturale del mondo di oggi, e che non si tengano fuori da quei dibattiti che ormai caratterizzano tutti i Paesi del mondo su temi come mondializzazione, globalizzazione, villaggio globale…In un senso forte, i cattolici, e in generale i cristiani, non devono dimenticare la loro vocazione missionaria. Per ‘missionarietà’, intendo il mandato operativo che Gesù ha affidato agli uomini, e che a seconda delle varie epoche storiche è stato interpretato in senso forte o in senso debole, recepito con molta timidezza o all’opposto testimoniato fino al martirio. Cogliere la mondializzazione come opportunità in senso forte significa, per i cattolici, coglierla come un’opportunità missionaria: dove missionarietà non significa proselitismo, ma indica un ambito che oltre ad una dimensione strettamente pastorale possiede la valenza, in senso lato, di un dovere di tutti i cristiani”.

Cosa significa, per un laico cristiano, vivere in un mondo globalizzato?
“Io credo che il modo laicale per fare ‘missionarietà’ oggi sia quello di portare a tutto il mondo le virtù che più caratterizzano i cristiani: le virtù teologali. Giustizia, prudenza, fortezza e temperanza – le quattro virtù cardinali – sono virtù umane, e non è raro che appartengano anche a chi non ha fede. Il vero problema è quello delle virtù teologali, che costituiscono il motore specifico dell’agire dei cristiani nel mondo, dando origine ad un vero e proprio stile di vita. È per questo che l’offerta cristiana di fede, speranza e carità non ha una piatta finalità di proselitismo, né individuale né collettivo: in quanto cattolica, è un’offerta orientata a rendere credibile e a garantire la piena umanizzazione del mondo in cui viviamo, come mondo globale”.

Qual è il messaggio universale delle tre virtù teologali?
“La fede è offerta dai cattolici al mondo come proposta di abbandono definitivo di ogni idolatria, di ogni superstizione: il mondo non è dominato fa forze misteriose, occulte, malvagie, mitologiche, ma ha un’unica origine e si offre all’uomo per essere conosciuto in maniera rigorosa e aperta. La fede, dunque, rispetta la scienza come strumento di conoscenza del creato, ma nello stesso tempo dice che nessun tipo di conoscenza scientifica può pretendere di esaurirne la ricchezza: ciò che fa del creato un mondo di valori va al di là della scienza e impegna le forze dell’uomo ad andare oltre sé stessi per aprirsi alla dimensione della trascendenza. La speranza cristiana è il vero antidoto alla disperazione, e ci dice che vale la pena lavorare nel mondo e operare per orientarlo al bene. Il cristiano è ottimista, sa che il mondo è nel segno del bene e non del male: la disperazione è la peggiore tentazione diabolica, al quale il cristiano non deve cedere pensando che il mondo sia destinato alla distruzione ad opera di una violenza insensata. La carità cristiana, infine, ci insegna che la globalizzazione esige la costruzione di un mondo comune e fraterno, fatto di solidarietà e prossimità”.

Il Cardinale Camillo Ruini

Uno dei fenomeni che caratterizzano, spesso in termini drammatici e di emergenza, la mondializzazione è l’immigrazione: può continuare ad essere – come dimostrano ad esempio le “carrette del mare” che continuano ad approdare sulle nostre coste – un problema solo italiano?
“L’immigrazione è sicuramente un fenomeno globale, perché il processo di mondializzazione è irreversibile: in una società aperta, infatti, il movimento diventa la norma, e non solo il movimento delle merci, ma anche quello delle idee e della forza lavoro, che porta inevitabilmente le culture ad intrecciarsi l’una con l’altra. Sono d’accordo con il card. Scola, quando parla di ‘meticciato di culture’, che esige la capacità di abbandonare ogni superiorità, narcisismo e disprezzo vero chi è diverso da noi. L’universalità del messaggio cristiano ci chiede rimuovere la categoria di straniero per sostituirla con quella di fratello”.

Forum del Progetto culturale
“Delineare il contributo progettuale della cultura cattolica italiana, in tutte le sue espressioni e in feconda dialettica con i fenomeni emergenti, che non possono essere confinati nel solo orizzonte nazionale”. È questo l’obiettivo del Forum, attraverso il quale viene ribadito il concetto fondamentale del Progetto culturale: “Costruire reti per affrontare, in modo elastico e costruttivo, il nuovo, per cui la chiara consapevolezza dei grandi temi e dei grandi scenari permette di riconoscere e sviluppare le risorse necessarie a viverli con efficacia creativa”.
La prima edizione del Forum del Progetto culturale risale a quindici anni fa (24-25 ottobre 1997). Da allora si sono susseguite dieci edizioni dedicate, tra gli altri, ai temi dell’Europa, del futuro dell’uomo, del cattolicesimo italiano nel Paese, delle scienze, dell’educazione. Questi, in ordine cronologico, i temi degli appuntamenti nazionali: “Fede, libertà, intelligenza” (1997); “L’Europa sfida e problema per i cattolici” (1998); “Mutamenti culturali, fede cristiana, crescita della libertà” (2000); “Il futuro dell’uomo. Un progetto di vita buona: corpo, affetti, lavoro” (2001); “Di generazione in generazione. La difficile costruzione del futuro” (2003); “A quarant’anni dal Concilio. Ripensare il Vaticano II, di fronte alle attuali sfide culturali e storiche” (2004), “Cattolicesimo italiano e futuro del Paese” (2005), “La ragione, le scienze e il futuro delle civiltà” (2007), “L’emergenza educativa: persona, intelligenza, libertà, amore” (2009), “Nei 150 anni dell’Unità d’Italia. Tradizione e progetto” (2010).
Nei quindici anni che lo separano dalla prima edizione, il Forum del progetto culturale è andato rivelandosi un significativo luogo di elaborazione e di confronto fra autorevoli personalità del mondo culturale ed ecclesiale italiano. Dopo aver dedicato i più recenti appuntamenti all’emergenza educativa e al futuro del Paese, nei 150 anni della sua unità politica, l’orizzonte della riflessione si allarga ora ai nuovi scenari globali, che pongono i credenti davanti a un impegno inedito e creativo, molto vasto e complesso

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