Anno della Fede: se la fede è un dono o una ricerca. L’intervento di don Ennio

nov 25th, 2012 | By | Category: Primo Piano

Accogliamo nelle pagine de Il Serrano on Line il testo di Lino Sabino, Vice Presidente Comunicazioni e Stampa del Serra Club di Matera, ritenendolo un contributo serrano in occasione dell’anno della fede, con la testimonianza da lui raccontata di don Ennio Tardioli, Cancelliere della Curia Arcivescovile di Matera-Irsina, sul tema “Fede: dono o ricerca?”. Argomento protagonista anche del Concorso Scolastico Nazionale 2012-2013.

La fede e la ragione – scrive Lino Sabino – sono come due ali, con le quali lo spirito umano si innalza verso la contemplazione della verità”. E’ il tema che quest’anno svolgono i ragazzi delle scuole del territorio in cui opera il Serra Club di Matera e che partecipano al concorso scolastico diocesano abbinato alla seconda edizione del “Premio Letterario Mons. Francesco Saverio Conese”.

Nell’aula magna del Liceo Scientifico “Dante Alighieri” si è svolta la prima giornata del percorso formativo propedeutico che è stata condotta da un giovane, qualificato sacerdote, don Ennio Tardioli. L’incontro con gli alunni referenti, tutor nella propria classe, è mirato a mettere tutti i ragazzi che partecipano al concorso in condizione di affrontare e svolgere la non facile tematica concorsuale. Nella giornata di lavoro don Ennio ha trattato il tema: “Fede: dono o ricerca?”. Proprio il punto di domanda è stato il cardine della conversazione e delle riflessioni avute con i ragazzi ed il sacerdote per questo ha addirittura ampliato il numero delle domande per portare i ragazzi ad una maggiore consapevolezza sulla contrapposizione della fede alla ragione, atteso che la stessa non può conoscere tutta la realtà e che la fede non può avere timore dell’intelligenza e della ragione. Fede e ragione sono entrambe virtù che provengono da Dio come doni elargiti a tutti con il sacramento del battesimo. Don Ennio si è poi intrattenuto, in un dibattito con un’adolescente in crisi sul suo Credo. Il sacerdote ha citato i dubbi affrontati da Sant’Agostino prima di approdare alla fede. Con la ragione ci si pongono tante domande, anche quelle che riguardano noi stessi. Poi il senso della fede e la fiducia in Dio dà la forza che consente di superare ogni ostacolo.

Alla fine del laboratorio sono stati posti ai ragazzi degli interrogativi con l’invito ad indicare le parole od i concetti che nella conversazione li hanno maggiormente interessati. Sorprendente, ma geniale, è stata la risposta di un ragazzo: “Fede: dono e ricerca”. Il semplice cambio di una vocale ha eliminato il punto di domanda”.

 

Di seguito si riporta l’intervento, nella sintesi curata da Lino Sabino, di Don Ennio.

 

“Carissimi – don Ennio Tardioli, Cancelliere della Curia Arcivescovile di Matera-Irsina -Voglio dire già grazie a tutti i giovani per la presenza, per voi cercherò di essere quanto più coinvolgente e semplice possibile. Quando la professoressa Lucrezia Carlucci mi ha invitato a tenere questo incontro con voi ho accettato subito, perché mi piace stare con i giovani. Mi sono lasciato provocare con grande curiosità da una domanda che anch’io mi sono posto quando avevo la vostra età e che ancora oggi è importante per me: “la fede è dono o ricerca?”. Ho messo il punto interrogativo per iniziare insieme una riflessione che sia coinvolgente e porti ad una maggiore consapevolezza su questo argomento non facile.

 

La fede e la ragione sono come due ali.

 

Parto dal proemio dell’enciclica di Giovanni Paolo II Fides et Ratio che dice: “La fede e la ragione sono come due ali, con le quali lo spirito umano si innalza verso la contemplazione della verità”.

Ci poniamo una domanda: che cos’è la ragione secondo voi? La ragione è un’attività umana che si manifesta attraverso la riflessione, il giudicare e l’argomentare. Quindi è lo strumento con cui l’uomo conosce la verità delle cose. La ragione ci sprona ad andare a fondo nella conoscenza della realtà senza accontentarsi di risposte parziali proprio come fa un bambino. In questo senso sembra che la ragione escluda la fede e ammetta solo ciò che si può dimostrare e spiegare.

 

Per escludere è necessario conoscere ciò che si vuole escludere.

La ragione può conoscere sempre e proprio tutta la realtà? Certamente no, perché nonostante le scoperte scientifiche ci sarà sempre qualcosa che sfugge alla comprensione umana.

Appena ci soffermiamo sulla realtà che ci circonda, per chi è curioso come lo siete voi, nasce sempre un interrogativo, una domanda a cui bisogna dare una risposta plausibile.

San Tommaso, teologo e filosofo del XIII secolo ha parlato di armonia tra fede e ragione. Ha detto che ragione e fede provengono da Dio e perciò non possono contraddirsi tra loro. Ecco il senso della metafora della ragione e della fede come ali per conoscere la verità che, per chi crede, è una persona: Gesù Cristo; e per chi non crede è un dato certo da cui non si può prescindere.

 

La fede da che parte sta?

Che cosa vi viene in mente quando pronunciate la parola fede?

La fede non ha paura dell’intelligenza e della ragione e non è neppure fanatismo. La fede non è oppio che addormenta il cervello, ma è dinamismo, intraprendenza e porta ad un cambiamento di vita orientato al bene proprio e degli altri.

Fede significa aderire e avere fiducia, è conoscenza, libera scelta; ma prima di tutto è dono di Dio.

Quindi la fede non parte da noi, è una iniziativa di Dio, è un dono che Dio fa a tutti con il Sacramento del Battesimo.

La ragione illumina la fede liberandola dai limiti e dalle fragilità derivanti dal peccato.  San’Agostino, dopo aver trovato Dio, giunse a dire: “Signore, il mio cuore è inquieto finché non riposa in te”. Finché non ha trovato Dio, Agostino non si sentiva appagato. Egli voleva qualcosa di più dalla sua vita, proprio come te che mi stai ascoltando.

Ma Agostino ci insegna anche tutta la fatica del credere, perché la fede è una ricerca continua.

 

Il dubbio.

Ma quanti dubbi ha dovuto affrontare Agostino prima di approdare alla fede, quanti momenti oscuri ha attraversato, fino a quando ha scoperto il dono della fede. Nelle Confessioni Agostino ad un certo punto dice: “Signore, io ti cercavo fuori di me e invece tu eri dentro di me”. Lo stesso vale per ciascuno di noi. Dio si manifesta nel creato, nella natura, ma lo trovi soprattutto dentro di te. Le creature sono solo un riflesso che rimanda all’esistenza di Dio e alla sua presenza.

Tanti sono gli ideali, i progetti, i sogni umani che vi portate dentro di voi. Con la ragione ci poniamo tante domande, anche quelle che riguardano noi stessi: che senso ha la mia vita? Come fare per essere felice? Interrogativi pressanti che mettono in moto la ragione e la ricerca personale, ma quando incontriamo gli ostacoli può capitare che ci scoraggiamo e ci areniamo. Ecco qui il senso della fede e della fiducia in Dio che ti da la forza e ti permette di andare avanti superando gli ostacoli che incontri.

 

Come facciamo a dare risposta a tutte queste domande?

Facendo silenzio.  Ma il silenzio fa paura. Sapete cosa mi capitava alla vostra età? Quando stavo in casa ed ero solo avevo paura di fare silenzio, quindi accendevo lo stereo e guardavo la televisione, non riuscivo a stare in silenzio. Poi ho capito il motivo: avevo paura di riflettere e di stare solo con me stesso. Al credente dico che è nel silenzio del tuo cuore, della tua coscienza che sei a tu per tu con Dio e permetti al Signore di parlare. E a chi fa fatica nel credere sappi che il silenzio serve per strutturarti come persona intelligente e capace. Il desiderio di autonomia e la presunzione di sapere già tutto perché sono già grande, ci creano come una impalcatura che ci impedisce di guardare al di là di noi stessi. Lo stesso dicasi per la fede e il rapporto con Dio che iniziano pian piano a venir meno attraverso il dubbio che accompagna tutta la nostra vita e non è solo una prerogativa della vostra età.

Il dubbio tormenta spesso la mia fede. E’ un dono, la fede, ma è anche una conquista che si può perdere ogni giorno e ogni giorno si può riconquistare.

La fede ha bisogno della ragione. Quando eravamo piccoli ci fidavamo ciecamente dei nostri genitori, ora ci fidiamo lo stesso, ma vogliamo capire. Lo stesso accade al fedele: è come un bambino che, crescendo, attraverso i dubbi si forma un’ idea più matura di Dio.

 

Dio si è manifestato?

Sì, si è manifestato in Gesù il quale ha parlato e agito in suo nome e con la sua stessa autorità. E oggi Dio continua a parlare? Certamente, lo fa attraverso la Chiesa e le persone che la compongono. Lo fa attraverso ciascuno di noi se nella nostra vita quotidiana facciamo il nostro dovere e non ci stanchiamo di cercare Dio e di fare il bene.

John Henry Newmann, pastore anglicano, teologo e uomo di grande cultura, convertitosi al cristianesimo e divenuto Cardinale, diceva che alla base di qualsiasi ricerca deve esserci l’apertura alla verità.

 

Allora la fede è dono o ricerca?

E’ sia dono di Dio che ricerca dell’uomo, sono due aspetti che si intrecciano, sono due facce della stessa medaglia.

 

Come avviene questa ricerca?

Aprendoci all’ascolto di Dio che continua a manifestarsi e a parlarci, abbandonando le nostre sicurezze e certezze umane che ci fanno riporre la fiducia esclusivamente in noi stessi e crescendo nell’umiltà di chi sa riconoscere ed è consapevole delle proprie qualità, ma capire anche di essere

fatti per Dio e per essere felici. Se la fede è dono che Dio ha fatto a tutti bisogna corrispondervi e in

questa ricerca solo se siamo coinvolti possiamo cambiare vita in virtù della risposta che diamo. Mi spiego: se nel corso della ricerca trovo Dio non posso più essere lo stesso di prima, devo vivere in modo nuovo quella stessa vita pesante, monotona o bella.

 

La fede non è solo una decisione etica.

Oggi, a causa della secolarizzazione, la fede ha perso la capacità di trasformarci.

La fede, dice Benedetto XVI nell’enciclica Deus Caritas Est, non è una decisione etica o una grande idea, ma l’incontro con una persona che dà alla vita un nuovo orizzonte in cui l’amore è la risposta a Dio che ci viene incontro con il suo amore. Dice ancora Benedetto XVI che Dio non vuole togliere niente a nessuno, ma vuole darci tutto ciò di cui abbiamo bisogno, prima fra tutto la felicità.

A noi giovani soprattutto può capitate di sentirci scoraggiati, amareggiati, sfiduciati, delusi. In questi momenti non si deve gettare la spugna e chiudersi in se stessi, ma aprirsi e lasciarsi aiutare dai nostri compagni di viaggio: genitori, educatori in cui rientrano a pieno titolo i professori e i sacerdoti.

Non so a chi ti rivolgi nei momenti di sconforto della tua vita, ma sarebbe bello aprirsi con il Padre spirituale, il Confessore per chiedere consiglio. Sono figure che dobbiamo riscoprire per vivere meglio e più serenamente la nostra vita.

 

Perché è difficile credere?

Perché siamo figli dell’Illuminismo che, assolutizzando la Ragione, ha minato le basi di una cultura in cui tutto deve avere il giusto peso, anche la fede.

Oggi sento parlare di distinzione tra uomo di fede e uomo laico, quasi come se fossero due persone in contrapposizione. Il senso comune ci fa pensare che il laico è colui che fa prevalere la ragione sulla fede. Ma ad una riflessione più aperta e attenta come la vostra, laico è colui che lascia

illuminare la sua ragione dalla fede nella distinzione e nell’autonomia delle due componenti.

 

Perché vale la pena credere?

Ci dice San Pietro nella Prima Lettera che dobbiamo rendere ragione della nostra fede. A dire che la fede non è solo sentimento.

Nella fede vengono messi in gioco il cuore, l’intelligenza e la libertà, perché è un atto personale da cui si determina l’impostazione che diamo alla nostra vita.

La fede è sempre un rapporto, una relazione con un’altra persona. Questa relazione ha bisogno di parole e di gesti per potersi esprimere. Le parole si trovano nel Credo o Simbolo apostolico. Crediamo in Dio Padre, in Gesù suo Figlio che ce lo ha rivelato, nello Spirito Santo, nella Chiesa e nella vita eterna.

La fede inoltre non è solo un fatto personale e privato, è anche un fatto pubblico nel senso che bisogna viverlo insieme, in una comunità: nella Chiesa, perché l’unione fa la forza.

Ma la fede si vive soprattutto con gioia perché, come abbiamo detto, Dio ci vuole persone felici, contente.

 

Come fare per vivere nella gioia?

Accogliendo il dono di Dio e alimentandolo nella Chiesa.

Fede significa conoscere, capire per poter aderire e agire. Solo se conosci puoi scegliere con cognizione di causa e non per sentito dire o solo per ideologia. Pascal matematico, fisico, filosofo e teologo francese del XV secolo diceva che la fede è saggia e folle. Saggia, perché vi sono buone ragioni per credere come la gioia, l’ottimismo, la serenità, la fiducia, la padronanza di sé, la capacità di discernere, la tenacia, il coraggio; e folle, perché le buone ragioni non sempre sono sufficienti. Per questo si deve scommettere. E Dio scommette su ciascuno di noi nonostante la nostra umanità fragile. Non c’è
nulla da perdere credendo in Dio.

E’ importante dire subito che Dio si lascia trovare da tutti e sempre, anche se a volte dobbiamo penare un po’ o fare esperienze che poco o nulla hanno a che fare con la fede. Dio si lascia trovare se lo cerchiamo con onestà intellettuale, cioè senza preconcetti e pregiudizi.

Il messaggio di Gesù è incamminarsi lungo la via da lui tracciata. Questo ci fa capire che la fede viene dall’ascolto della Parola di Dio, la quale ci fa conoscere il suo pensiero che diventa adesione del cuore e azione concreta di vita.

 

Che cosa è la libertà?

Alcuni sono soliti affermare che la fede è una gabbia che imprigiona e fa perdere la libertà.

Ma che cos’è la libertà? E’ la possibilità di fare quello che voglio? No, è vivere la vita sapendosi relazionare con se stessi e con il mondo esterno. Chi lascia entrare nella propria vita Gesù e crede in lui non perde la propria libertà, anzi la vive in pienezza.

 

Che cosa ha da fare e da dire un sacerdote in una scuola?

Non cercare di imporre la fede, ma certamente mantenere desta la sensibilità e l’amore per la verità invitando la ragione a ricercare il vero, il bene, Dio e sollecitarla a scorgere, tra le tante luci che illuminano la nostra vita, la luce di Dio che aiuta a trovare la strada verso il futuro e verso la felicità”.

 

Riportiamo anche le domande riferiteci da Lino Sabino affinchè non solo questi ragazzi possano rispondere ma anche molti altri ed alimentare un costruttivo dibattito per l’Annus Fidei.

 

Domande.

“Ora vi pongo – ha detto Don Ennio – alcune domande che possono accompagnarvi non solo nella preparazione al concorso che fate, ma nella vostra vita:

 

- Secondo te che cos’è la ragione?

- La ragione può conoscere sempre e proprio tutta la realtà?

- Che cosa ti viene in mente quando si parla di fede?

- Ti poni domande sul senso della vita e come fai a darvi una risposta soddisfacente e appagante?

- Dio si è manifestato in Gesù Cristo oltre 2000 anni fa. Secondo te Dio oggi continua a parlare? Se sì come?

- Allora la fede è dono o ricerca? E se è ricerca come avviene, e se avviene, nella tua vita?

- Perché oggi è difficile credere?

- Come fai a vivere nella gioia?

- La fede coinvolge tutto se stessi compresa la propria libertà. Che cos’è per te la libertà?

- Secondo te che cosa ha da dire e da fare un sacerdote in una scuola?

 

Ora vi chiedo con semplicità e senza paura o vergogna di indicare quelle parole o quei concetti che vi hanno maggiormente colpito per creare uno slogan che ricorda il nostro incontro”.

 

 

 

 

 

 

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