Essere “coloro che si vogliono bene”

nov 18th, 2012 | By | Category: Primo Piano

Il  pensiero dei serrani livornesi verso le vocazioni sacerdotali vivrà un momento di massima  sensibilità nella settimana dal 19 al 25 Novembre, che la nostra Diocesi ha voluto dedicare al Seminario.

Avvenimento che desta in noi riflessioni di particolare intensità.

Parlando di vocazioni, il Santo Padre ha detto : “ Ogni vocazione nasce dall’iniziativa di Dio, che ne fa dono e salvezza, regalando pace e amore in chi è chiamato a servirlo “.

La nostra città ha visto recentemente concretizzarsi questa iniziativa del Cielo, in un tempo livornese di rinascita delle vocazioni, realizzata con la vitalizzazione del Seminario guidato da Mons.Razzauti.

E’ stato un segno insperato, il rinascere di un ambiente della fede e della speranza, che  ha ripreso vita dopo un periodo di silenzioso abbandono. Ci è d’obbligo ricordare.. che tutto ciò è frutto della volontà del nostro Vescovo, del suo entusiasmo e delle sue illuminazioni.

In questo momento e in questa situazione, sarà ancora più importante che i laici operino, insieme a rinnovate preghiere, affinchè il loro atteggiamento verso la vita cristiana e verso i seminaristi, manifesti accresciute  quella tensione morale e  quella sensibilità, che li faccia capaci di essere loro  fratelli in ogni circostanza e in ogni situazione.

Sarà altresì necessario che i laici riescano sempre a mostrare un esempio diverso da ciò che il mondo propone, caratterizzato dalla  ricerca della santità ordinaria cui tutti aspiriamo, con assoluta chiarezza di intenti.

Sarà infine necessario che sappiano offrire questo esempio, con la costante consapevolezza  di chi siamo.

Se dobbiamo essere testimonianza, dobbiamo conoscere, ricordare, trasmettere.

E’ imperativo  ricordare sempre più la nostra identità e la nostra vocazione alla vicinanza col fratello. Gli antichi Romani non sapevano bene come chiamare i primi cristiani, ma per indicarli li definivano “coloro che si vogliono bene”. Uno schietto e insolito riconoscimento, da parte di reggitori duri qual’erano i Romani, una attestazione ammirata da parte di un popolo pagano.

Di altre cose, oltre il ricordo, è nostro dovere conservare intatta, anzi accresciuta, la formidabile valenza.

Su tutte primeggia il ricordo dell’alba della cristianità. Duemila anni fa, in una terra di pastori,  undici uomini furono inviati da soli in direzioni diverse, con l’unico ausilio dello Spirito Santo, in un mondo sconosciuto e spesso ostile… Undici….Chi, oltre ai pochi credenti, avrebbe creduto che i cristiani sarebbero diventati ciò che sono. Il primigenio Mare di Galilea è divenuto un oceano.

E ogni volta che l’Osservatore Romano spinge la sua voce fino ai confini del mondo, porta con sè lo stesso messaggio, la stessa  frase, che spicca sempre sotto il titolo :  ”Non praevalebunt”. Non prevarranno. E’ la citazione del passo del Vangelo, riferito alle forze del male, ma è e deve essere il nostro viatico per ogni nostro pensiero, per ogni azione che ci riguardi. E’ l’imperitura fiducia che nutriamo nel braccio di  Dio.

Quante volte, forse troppe, sentiamo dire ” ci sono pochi seminaristi, ci sono pochi sacerdoti. Ma dobbiamo sapere, dobbiamo conoscere, che questo non è vero in assoluto.

Si scorge certamente, nel nostro Occidente, una presenza sacerdotale che vorremmo più nutrita, più numerosa. Ma sulla Terra, in Paesi lontani e fecondi, i cristiani stanno aumentando. Nei secoli, il lievito della chiamata ha visto crescere  nuovi pani in posti differenti. E’ così  ancora adesso.

Uomini di rinnovata energia portano  soccorso ai bisognosi del mondo, recando loro la parola di Dio, nuovi porporati vengono chiamati dal Pontefice a compiti di alte responsabilità, nuovi voti femminili si levano al Cielo da ripopolati luoghi di clausura.

Abbiamo il dovere di ricordare e trasmettere anche questo.

Quindi, fiducia, ricordo e fierezza, traguardando ogni cosa nell’immutabile sentire della pietà cristiana, che deve sempre informare ogni azione della nostra vita.

E’ questo atteggiamento, questa speranza, questa forza, che dobbiamo costantemente ricreare, fortificare e mantenere, per trasmetterle intere ai nostri fratelli, ai nostri sacerdoti, ma soprattutto, ai nostri seminaristi, la splendente speranza futura.

Per loro preghiamo, a loro guardiamo, in una vicinanza fraterna capace di far loro superare il deserto dei momenti difficili.

Marco Creatini

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