Ravasi, maestro di comunicazione globale

nov 13th, 2012 | By | Category: Primo Piano

La Lateranense ha conferito al Cardinale il dottorato honoris causa in Teologia.

È capitato di leggere il suo “Mattutino” su Avvenire, di ascoltare una sua lectio divina in televisione durante le “Frontiere dello spirito” o di “entrare” nel “Cortile dei Gentile” condividendo interrogativi e risposte. Capita sempre più spesso di leggere i suoi tweet ormai celebri tra il popolo della Rete. Gianfranco Ravasi (nella foto) è tutto questo, ma non solo. È un biblista acuto e originale. È un cardinale attento e innamorato di Gesù. È un uomo aperto al mondo e alle molteplici culture della contemporaneità. Per tutto questo la Pontificia Università Lateranense lo ha voluto fortemente tra i suoi dottori conferendogli, venerdì 9 novembre, il dottorato honoris causa in Sacra Teologia. E lo ha fatto nel giorno più importante per un ateneo: la giornata di inaugurazione dell’anno accademico.

«Questo solenne Dies academicus – ha spiegato nella prolusione il Rettore dell’Ateneo, il vescovo Enrico dal Covolo – rappresenta l’inizio ideale di un anno orientato ad approfondire i temi della comunicazione della fede, che si chiuderà il 4 dicembre 2013, con un convegno internazionale per celebrare i cinquant’anni del Decreto conciliare Inter Mirifica sugli strumenti della comunicazione sociale. È questo un cammino – ha aggiunto il presule – nato per condividere istanze, progetti e obiettivi di un anno che Benedetto XVI ha voluto dedicare proprio alla fede, una fede che non può alimentarsi se non è accompagnata dalla testimonianza personale di chi crede».

Proprio l’impegno di instancabile «comunicatore della fede» è stato al centro della laudatio di Ravasi proferita da Nicola Ciola, decano della Facoltà di Teologia della Lateranense: «Preoccupazione costante del cardinale Ravasi è stata, ed è – ha sottolineato Ciola –, quella della comunicazione. Egli si è trovato, infatti, a “bucare lo schermo”, vale a dire a far passare il messaggio biblico-evangelico dalla sfera degli addetti ai lavori a quella della grande “audience” di lettori o ascoltatori di vario genere».

Il Presidente del Pontificio consiglio della cultura, nella sua lectio magistralis, ha insistito sul «necessario intreccio tra educazione e comunicazione» invitando a superare l’approccio dicotomico elaborato da Umberto Eco (apocalittici contro integrati) nei confronti dei mezzi di comunicazione: «L’affermazione della cultura digitale – ha chiarito il porporato – sfavorisce certamente l’approccio apocalittico ma bisogna anche essere sensibili e criticamente sorvegliati così da non diventare integrati totali». Un percorso che secondo Ravasi implica una vera e propria svolta antropologica: «Il segno più rilevante del mutamento è nel fatto che ora la comunicazione non è più un medium simile a una protesi che aumenta la funzionalità dei nostri sensi permettendoci di vedere o di sentire più lontano, ma è divenuto un “ambiente” totale, globale, collettivo, un’atmosfera che non si può non respirare, neanche da parte di chi si illude snobisticamente di sottrarvisi».

Ravasi ha, poi, individuato alcune insidie scaturite da una comunicazione che ha definito «fredda e solitaria» e «che esplode in forme di esasperazione e di perversione. Si ha, da un lato – ha chiarito –, l’intimità svenduta della “chat line” o, per stare nell’ambito televisivo, quella di programmi del genere Il grande fratello; si ha la violazione della coscienza soggettiva, dell’interiorità, della sfera personale. D’altro lato, si ottiene come risultato una più forte solitudine, un’incomprensione di fondo, una serie di equivoci, una fragilità nella propria identità, una perdita di dignità».

E come panacea a questo “frastuono comunicativo”, Ravasi sceglie l’«ascolto vero che suppone anche una componente che ai nostri giorni è sempre più rara, fino a risultare persino controcorrente. Così, dopo aver trattato tanto di parole, di informazione, di comunicazione, faremmo entrare in scena l’antipodo, cioè il silenzio. La parola autentica e incisiva, in verità – ha concluso il cardinale –, nasce dal silenzio, ossia dalla riflessione e dall’interiorità, e per il fedele dalla preghiera e dalla meditazione».

 Massimiliano Padula

Direttore Ufficio comunicazione e stampa Università Lateranense

 

Fonte: Copercom

 

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